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Dall’Atalanta all’Atalanta. Conte uomo solo al comando dell’Inter

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A luglio il tecnico arrivò alla sfida con l’ex squadra in bilico dopo troppi sfoghi. Ora la proprietà è lontana e in difficoltà, la dirigenza a casa col Covid. Ma la squadra vola

L’immagine è quella di un mondo Inter ribaltato come una clessidra. Con l’Atalanta a fare da boa. Sette mesi fa Antonio Conte pareva lontano dall’Inter dopo avere attaccato dirigenza e proprietà al termine della sfida con Gasp, che aveva comunque issato i nerazzurri ad un secondo posto che mancava da 9 anni. Ora Conte e i suoi ragazzi sono il granito in una società che avverte qualche scricchiolio nel manico e si ritrova con i due amministratori delegati, il direttore sportivo e il suo vice a casa col Covid. Alla Pinetina non c’è praticamente nessuno, a parte il vicepresidente Zanetti e il capo della comunicazione Pedinotti. Anche perché il numero uno Steven Zhang è in Cina da tempo. Eppure la squadra vola a ritmi scudetto.

Rischio jeans sfilacciato

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Chiarito che Marotta, Antonello, Ausilio e Baccin torneranno ad Appiano appena negativizzati e sono in contatto continuo con Conte e la squadra; ribadito che Steven Zhang da Nanchino le sta provando tutte per dare continuità al progetto Suning, in questo momento la grande certezza dell’Inter è Conte Antonio. Il Premier che non teme voti di sfiducia. Nella difficile situazione della proprietà, con urgente bisogno di 200 milioni per problemi di cassa e per saldare anche gli stipendi, con un altro tecnico l’umorale mondo nerazzurro avrebbe rischiato di sfilacciarsi come un vecchio jeans. Invece le difficoltà hanno sublimato la coesione del gruppo squadra. Che lunedì riceve l’Atalanta forte del primo vero allungo della stagione.

Rottura a un passo

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E proprio contro i bergamaschi, il 31 luglio scorso (peraltro nel giorno del 51esimo compleanno) era arrivato il picco della tensione tra Conte e dirigenza. Il primo sfogo pesante del tecnico risaliva in verità al 20 luglio, dopo il pareggio in casa della Roma con annesso addio al sogno scudetto: ”Un calendario folle, stilato per metterci in difficoltà. Perché se devono tirare uno schiaffo, lo tirano all’Inter. Quando hanno fatto il calendario forse noi non c’eravamo. C’è chi gioca dopo cinque giorni. Io qualche domanda me la faccio ma il problema è che all’Inter forse me la faccio solo io”. Parole taglienti, che sembravano indirizzate a chi gestisce la parte sportiva, in primis l’ad Marotta. Nulla però a confronto di quello che Conte ruggisce dopo la vittoria di Bergamo: “Se si è deboli è difficile difendere me e la squadra. Annata dura, farò le mie valutazioni. Uno il parafulmine lo fa una volta, due sarebbe da scemi. Pensate che mi è stato mandato un video di Spalletti del 2017 (anche se è in realtà del 2018, ndr.) che denunciava cose gravi sul mondo Inter. Ecco, siamo ancora a quel punto. Il mercato? Solo io so cosa ho fatto per far arrivare Lukaku, fidatevi di quello che dico”. Per chiudere con quella frecciata al vertice (“Il presidente è in Cina…” ) che faceva presagire la grande rottura. Invece in agosto sono arrivati la corsa fino alla finale di Europa League e il famoso faccia a faccia di Villa Bellini. E Conte oggi è un uomo solo al comando che sta volando verso uno scudetto inseguito dall’anno di grazia del Triplete. E la clessidra non sa più da che parte girarsi.



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