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Juventus, possesso palla o ripartenze? Dilemma Pirlo verso la Lazio

Juventus possesso palla o ripartenze Dilemma Pirlo verso la Lazio
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Lungo il percorso di ricerca di un gioco più europeo, i bianconeri hanno vissuto vittorie chiave della stagione puntando invece sulla propria compattezza e poi aggredendo gli spazi creati. Una strada per soffrire meno le tante assenze, in attesa che passi il momentaccio

Abbandonare il possesso palla a oltranza, preferendo ripartire e colpire in campo aperto, era stato l’ultimo miglio del periodo magico della Juventus di inizio 2021. Giocando così aveva vinto con la Roma (possesso palla al 48.4%, baricentro a 37,6 metri, vantaggio territoriale del 28%) e regolato l’Inter nei 180 minuti di coppa Italia. Che poi è stata la svolta dell’Inter, che ha cambiato passo quando ha lasciato da parte i propositi di dominio “quantitativo” del gioco per scegliere la strada dell’incisività più vicina alle proprie caratteristiche, creandosi spazi davanti da aggredire con una fame, e una forza d’urto, ormai diventata ferocia.

Perso il bandolo

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Chiamato dopo la parentesi Sarri per continuare, in maniera diversa, la strada dell’affermazione per la Juventus di un gioco europeo per puntare alla Champions, quello di Pirlo non era stato un cambio strutturale del sistema quanto la dimostrazione di avere nelle corde anche variazioni sul tema così nette e determinanti, con capacità di adattarsi all’avversario con le mosse giuste per togliere ossigeno ai punti di forza di chi c’era di fronte. Se non che il tentativo di tornare a voler fare gioco contro Napoli e Porto ha finito per far perdere il bandolo della matassa, esaurendosi in un lungo possesso palla sterile, che partendo da lontano finisce per perdersi per strada, sicuramente ben prima di arrivare all’area avversaria, senza giocatori chiave per l’impostazione come (con ruoli diversi) Bonucci, Cuadrado, Arthur e Morata.

Lungo il percorso

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Con lo Spezia, la Juve ha girato la partita (tra i tanti fattori) anche quando si è messa a giocare da provinciale, aprendosi spazi davanti in cui far galoppare Chiesa, Kulusevski, Ronaldo, da cui erano nate le occasioni migliori prima ancora degli ingressi di Morata e Bernardeschi. Questo approccio contro una neopromossa non può naturalmente essere l’approdo finale del sistema Pirlo. Ma al di là del progetto più ampio, non sono solo le valutazioni su chi c’è di fronte ma anche su chi ha a disposizione a invitare Pirlo su questa strada, in attesa che passi il momentaccio.

Con la Lazio

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È il richiamo del dna, quello di una grandezza costruita negli ultimi anni attorno alla compattezza e alla solidità. Che, tra qualche vuoto di sceneggiatura, è una certezza anche della Juve di Pirlo, miglior difesa in Serie A nonostante tutto. E una strada utile tanto più ora che l’attende un’avversaria come la Lazio che va a nozze, con le sue fughe in campo aperto, contro le squadre di grande possesso palla, uno dei motivi per cui la Juve l’ha sofferta tanto negli ultimi due anni. Non per caso all’andata Pirlo aveva in mano la partita in una giornata con gli indicatori più spiccati della stagione di baricentro basso (47,1 metri), basso possesso palla (45,7%) e rinuncia al vantaggio territoriale (38%). Poi è arrivato Caicedo.



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