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La Svizzera al voto per vietare il burqa nei luoghi pubblici

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Il referendum è sostenuto dalla destra mentre Governo e Parlamento sono per soluzioni meno drastiche. Una consultazione nel 2009 vietò la costruzione di nuovi minareti

di Lino Terlizzi

Un manifesto, a Buochs in Svizzera, che sostiene il sì, quindi favorevole a vietare il burqa nei luoghi pubblici

Il referendum è sostenuto dalla destra mentre Governo e Parlamento sono per soluzioni meno drastiche. Una consultazione nel 2009 vietò la costruzione di nuovi minareti

3′ di lettura

LUGANO – Sì al divieto di dissimulare il proprio viso? È il quesito a cui devono rispondere gli elettori svizzeri in questo fine settimana. Si vota contro tutte le forme di dissimulazione, ma di fatto i cittadini elvetici diranno sì o no soprattutto alla possibilità di indossare in luoghi pubblici il burqa e il niqab. Nel mondo islamico, il primo è il velo che copre interamente il volto delle donne (con solo una rete all’altezza degli occhi per vedere), il secondo è il velo che copre il volto femminile lasciando gli occhi scoperti. Questi tipi di veli come si sa vengono indossati, o fatti indossare, solo in parti dell’Islam, in quelle più tradizionaliste e ancor più in quelle integraliste.

Il referendum contro il velo voluto dalla destra

L’iniziativa su cui si vota è sostenuta dalla destra conservatrice elvetica, in gran parte raccolta attorno al partito Udc. Ma i consensi a livello di elettorato sono trasversali, tanto che alcuni sondaggi indicano un testa a testa. Secondo un recente sondaggio dell’istituto gfs.bern, i sì avrebbero perso terreno nelle ultime settimane, ma sarebbero ancora attorno al 49%, contro un circa 47% di no. Il Governo e la maggioranza del Parlamento sono per il no e sostengono un controprogetto, nel quale si propone l’obbligo di mostrare sì il viso alle autorità, ma solo nei casi necessari a verificare l’identità. Una triste ironia della sorte ha voluto che l’iniziativa, per via dei tempi tecnici, arrivi alle urne ora, durante questa seconda ondata di coronavirus, con le mascherine sanitarie ampiamente prescritte e portate. Ma i promotori ricordano che le misure antivirus sono temporanee e che quindi non incidono per nulla sull’iniziativa. Questa iniziativa, aggiungono, prevede già eccezioni per motivi di salute, di sicurezza, di condizioni climatiche (ad esempio per gli sport invernali), di usanze locali (come i carnevali).

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Il Governo propone misure meno drastiche

Il Governo e il Parlamento ritengono eccessiva l’iniziativa, considerando il numero esiguo di casi di burqa o niqab in Svizzera, e aggiungono altri due punti: occorre lavorare per la tutela delle donne, ma per altre vie; la competenza in materia di dissimulazione è soprattutto dei Cantoni. In Svizzera attualmente il divieto di burqa e niqab vige solo in due Cantoni: Ticino e San Gallo. In altri quindici Cantoni c’è solo il divieto di coprirsi il viso in manifestazioni ed eventi sportivi. In altri nove non ci sono norme specifiche.

Le azioni contro gli islamici

Se passasse questa iniziativa, ci sarebbero una modifica della Costituzione federale e un divieto per burqa e niqab a livello nazionale. Si tratterebbe di una nuova norma per tutta la Svizzera ma anche di un messaggio a livello internazionale. Nel 2009 le stesse forze che sostengono ora il divieto a burqa e niqab portarono gli elettori elvetici al voto contro la costruzione di nuovi minareti nella Confederazione. L’iniziativa passò con il sostegno del 57% dei votanti e di ventidue Cantoni su ventisei. Rimasero quindi i quattro minareti esistenti, ma il no a nuove costruzioni ebbe successo e fece discutere non solo in Svizzera ma in molti Paesi.

Altri due quesiti su privacy e commercio

Altri due quesiti saranno sottoposti agli elettori svizzeri in questa tornata di votazioni, con il sì su entrambi di Governo e Parlamento. Uno riguarda la nuova legge federale sui servizi di identificazione elettronica, con gli oppositori che affermano che con il nuovo documento, peraltro non obbligatorio, anche banche e assicurazioni si ritroverebbero a gestire dati sensibili dei cittadini; i sondaggi indicano una prevalenza dei no. Un altro riguarda il nuovo accordo commerciale tra Svizzera e Indonesia, con gli oppositori che affermano che la promessa indonesiana sulla sostenibilità ambientale non potrà esser mantenuta, in particolare per l’olio di palma; i sondaggi danno una prevalenza dei sì all’accordo. La verifica domenica pomeriggio. Nel frattempo, a far discutere sono soprattutto burqa e niqab.



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