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“No alla dad, riaprire scuole”

No alla dad riaprire scuole
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di Silvia Mancinelli


Genitori, insegnanti e bambini si sono dati appuntamento questa mattina in piazza Colombo, a Sanremo, per manifestare contro la chiusura delle scuole. I piccoli studenti portano cartelli colorati con i quali chiedono di tornare sui banchi, perché “la dad non è abbastanza”.


“Non è possibile che ci siano centri commerciali aperti e scuole chiuse – dice all’Adnkronos Chiara, una mamma – e non è questione di portarli in classe per non prendere una babysitter, è permettere ai bambini e ai ragazzi di vivere esperienze fondamentali, non abbandonandoli. Le scuole hanno adottato protocolli molto seri e bisognerebbe investire in questo senza guardare solo alla curva dei contagi”.

“La scuola non sia utilizzata come mezzo per epurare da una pandemia che in realtà la tocca solo marginalmente. Sono un insegnante della scuola dell’infanzia – aggiunge Giuliano Borro – e mi rendo conto di quanto i bambini della mia classe stiano perdendo numerose opportunità di gioco, di fare esperienza, di crescere. Per loro tutto sommato la scuola anche in epoca Covid è un momento di normalità che le istituzioni però non appoggiano. Abbiamo avuto un anno in cui le cose sono state fatte in maniera parziale: se si intervenisse con un piano vaccinale serio, probabilmente la situazione andrebbe a migliorare, anche perché i contagi all’interno delle scuole sono relativamente pochi e i bimbi che abbiamo avuto positivi non hanno contagiato alcun compagno”.

“I ragazzi sono venuti fino ad ora in presenza al 50% con una didattica alternata, e questo già un minimo è riuscito a mantenere un contatto. E però difficile per loro adeguarsi a questa didattica a distanza che li tiene seduti davanti a un computer dalle 7,50 alle 13,50 – aggiunge Anna Maddalena, insegnante dell’istituto alberghiero di Arma di Taggia – Per una emergenza circoscritta può essere una soluzione ma se dovesse prolungarsi nel tempo, ritengo che sia giusto creare una possibilità perché si trovi la maniera di continuare a studiare seriamente non rinunciando alla relazione umana. Per come la farei io, la scuola, ridurrei il numero degli alunni all’interno delle classi, aumenterei il numero dei professori e gli spazi e le strutture che servono per questo tipo di situazione”.





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