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«Non sono un computer, amo Dante»- Corriere.it

Non sono un computer amo Dante Corriereit
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Matteo ha gi iniziato a sognare e ad analizzare. Perch per lui sogno e analisi in questo momento sono la stessa cosa. Ma non pensate a Freud, il padre della psicanalisi non c’entra stavolta. Il sogno per Matteo Bernini, 32 anni, vincere la finale del campionato del mondo di dama inglese. L’analisi quella della damiera, con le sue mosse infinite e misteriose e le caselle bianche e nere metafora dell’incertezza e forse anche un po’ della vita. Sfider il sudafricano Lubabalo Kondlo, l’attuale detentore del titolo mondiale — racconta — bravissimo e sar un’impresa. Ci incontreremo a settembre a Tulsa, in Oklahoma, e sar il giorno pi lungo della mia vita. Ma io sono pronto, ho buone sensazioni, mi sto allenando al meglio. E poi sono nato in una citt di grandi maestri.

La citt dei damisti

La citt dei damisti perfetti Livorno. Qui nato Gianfranco Borghetti, oggi vigile urbano in pensione che insieme ad altri appassionati ha messo su una scuola con i fiocchi. E soprattutto il porto toscano ha dato i natali al figlio Michele, quattro volte campione del mondo, 13 volte campione italiano, 54 trofei a squadre vinti. Michele un genio e insieme a suo padre e a Franco Manetti sono stati i miei maestri — annuisce Matteo — e adesso voglio ringraziarli regalando anche a loro il mio sogno, il mondiale appunto. Bernini, un diploma di perito elettronico all’Istituto tecnico industriale, un lavoro da postino in una societ privata ma oggi disoccupato, un talento naturale. Ha scoperto la dama quasi per caso giocando su Internet e poi, grazie a mio padre, ha iniziato a frequentare il nostro circolo e ad apprendere i segreti della disciplina — racconta il suo maestro Michele Borghetti —. Mi ha sorpreso la sua capacit di apprendere e la sua memoria e capacit di analisi. un fuoriclasse.

L’amore per Dante

Matteo si schermisce. Ho tanta memoria, vero, e sono portato a questo gioco ma devo migliorarmi ancora — dice —. Anche perch la dama una continua scoperta. Le mosse sono infinite, servono adattamento, scaltrezza, capacit di prevedere le mosse dell’avversario. Qualcuno pensa che un giocatore sia come un computer, un mostro nella matematica. Non vero. A scuola la matematica non mi piaceva. Semmai amavo l’italiano e soprattutto Dante. Che c’entra la Divina Commedia con la dama? una delizia, serve anche a rilassarsi. E poi per noi livornesi una goduria leggere e rileggere il 33esimo canto quando Dante se la prende con Pisa e la chiama vituperio delle genti, scherza Matteo, innamorato cotto della sua citt e anche di Pisa, ovviamente. Mi sono iscritto a un corso di teatro — racconta — ed anche questo importante per stare bene di testa e allenarsi al meglio in vista del mondiale, anzi due. Due? E s perch a luglio in Texas parteciper alla selezione per la dama inglese a mossa sorteggiata, ovvero con le prime due mosse del bianco e del nero sorteggiate dall’arbitro — risponde —. La finale di settembre invece del mondiale a mossa libera, cio bianco e nero muovono immediatamente. Sono due campionati diversi, sarebbe magnifico vincerli tutti e due.

Il sogno del professionismo

Qual il grande sogno di Matteo? Spero che la dama diventi un gioco da professionisti, come gli scacchi. Ma mi accontento di trovare finalmente un lavoro fisso. Sto facendo concorsi per un impiego da amministrativo. Studio un bel po’ di diritto al giorno e altre materie. E poi mi immergo sulla damiera. Quanto? Un paio di ore al giorno, poi aumenter quando la gara sar pi vicina. E l’amore? Per ora sono single, ma alla ricerca — risponde — E spero presto di incontrare la mia dama.

6 marzo 2021 (modifica il 6 marzo 2021 | 10:05)

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