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entro giugno 60 milioni di dosi- Corriere.it

entro giugno 60 milioni di dosi Corriereit
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Sui vaccini bisogna accelerare il più possibile e subito. Perché c’è il rischio concreto che la situazione dei contagi peggiori velocemente, a causa delle varianti. E che gran parte del Paese, se non tutto, precipiti verso la zona rossa. In queste ore a Palazzo Chigi c’è molta preoccupazione. Il monitoraggio sui dati sanitari è costante, specie quelli sui ricoveri in terapia intensiva che sono tornati sopra la soglia di massima attenzione. Per accelerare subito la campagna vaccinale sono in arrivo le due decisioni che consentiranno di andare avanti a tappe forzate con AstraZeneca, in regime di monodose di fatto.

AstraZeneca, richiami lunghi e nuovo limite d’età

La prima decisione è la possibilità di ritardare il richiamo anche oltre rispetto alle dodici settimane previste oggi. Una scelta che consentirà di allargare il numero delle persone che avranno la prima dose, e che quindi saranno protette dal virus anche se con uno scudo meno robusto rispetto a quello garantito dalla doppia dose. In parallelo arriverà la possibilità di utilizzare AstraZeneca non più fino a 65 anni ma fino a settantanove. Una strada consentita in realtà già dall’ultimo parere dell’Aifa, l’Agenzia italiano del farmaco. Ma che sarà validata a breve o direttamente dal ministero della Salute oppure da un aggiornamento del parere dell’Aifa.


Il nodo delle forniture

La possibilità di accelerare il ritmo delle somministrazioni dipende in prima battuta dalle forniture di vaccini. Nell’immediato il presidente del consiglio Mario Draghi si aspetta che entro marzo arrivino tutte le dosi previste. Da qui alla fine del mese attendiamo 7 milioni. Ma se ci dovessero essere brutte sorprese Palazzo Chigi è pronto a fare tutto il necessario. Anche prendendo decisioni in linea con lo stop all’export verso l’Australia per AstraZeneca.

Il cronoprogramma fino a giugno

L’accelerazione prevede un cronoprogramma preciso. L’obiettivo è arrivare a fine giugno ad avere somministrato 60 milioni di dosi. Sembra impossibile visto che oggi, a due mesi dall’inizio della campagna, siamo a poco più di 5 milioni. Nemmeno il 10% dell’obiettivo. Ma se non ci saranno tagli o ritardi sulle consegne e se tutto filerà liscio dal punto di vista organizzativo, raggiungere quella cifra è possibile. A fine giugno dovremmo avere poco meno di 15 milioni di persone vaccinate con doppia dose: medici, infermieri, over 80, e altre fasce di anziani che riceveranno Pfizer e Moderna, che prevede il richiamo dopo 21 giorni. E poco più di 30 milioni di persone che riceveranno o il monodose Janssen (di Johnson & Johnson) che dovrebbe essere autorizzato la prossima settimana per poi arrivare ad aprile, oppure la prima dose di AstraZeneca.

Vicini alla soglia dell’immunità di gregge (ma con una dose)

In tutto sarebbero 45 milioni di italiani protetti in modo completo o parziale. Un dato vicino a quei 42 milioni di vaccinati, però con protezione completa, che rappresenta l’obiettivo dell’immunità di gregge. Sempre considerando che al momento non si possono vaccinare le persone al di sotto dei 16 anni, perché in questa fascia d’età la sperimentazione è appena cominciata.

Le consegne da aprile

A partire da aprile in poi la disponibilità di vaccini non dovrebbe essere più un problema, come invece è stato in questi primi mesi. Le case farmaceutiche hanno potenziato i loro impianti per rafforzare le consegne. E dovrebbero recuperare i ritardi accumulati finora. Nel secondo trimestre di quest’anno è prevista la consegna di 55 milioni di dosi. Quasi quattro volte quelle del primo trimestre, per altro in buona parte concentrate nelle ultime settimane, quelle che abbiamo ancora davanti. In linea di principio non è possibile escludere tagli e ritardi, visto che finora ci sono stati.

Il margine di sicurezza e le scorte

Ma tra i 60 milioni di somministrazioni previste e i 70 milioni di dosi che dovrebbero esserci consegnate in tutto entro la fine di giugno, c’è una differenza di circa 10 milioni di dosi. Un margine che ci dovrebbe consentire di raggiungere l’obiettivo; anche nel caso di qualche problema (non grave) sulle forniture. Le scorte che dovranno essere garantite per interventi mirati in caso d’emergenza non dovrebbero superare il 10% delle dosi in magazzino. Un valore comunque più basso rispetto al 30% che fino a qualche settimana fa si tendeva a conservare per garantire i richiami.

Janssen ai medici

Oltre alle forniture c’è poi il problema della somministrazione vera e propria. Confermata l’intenzione di puntare soprattutto sui grandi centri vaccinali, almeno uno al di sopra dei 50 mila abitanti. Con una rete parallela di militari e Protezione civile per interventi mirati nei centri più difficili da raggiungere. Per la somministrazione capillare saranno poi decisivi i medici di famiglia. E qui c’è una novità importante. Proprio a loro sarà consegnato in via prioritaria il nuovo vaccino Janssen. Monodose, e quindi senza rischio di spreco, facile da conservare in un normale frigo. Insomma, da ambulatorio.

7 marzo 2021 (modifica il 7 marzo 2021 | 07:02)

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