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Inter-Atalanta da 122 gol: filosofie diverse e attacchi devastanti

Inter Atalanta da 122 gol filosofie diverse e attacchi devastanti
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Per i nerazzurri 62 centri in Serie A, 60 per la Dea: in copertina Lautaro-Lukaku e Muriel-Zapata, ma Hakimi e Gosens “pesano” quanto due bomber

Attacchi fortissimi, tanti modi di arrivare in porta: Inter-Atalanta di domani sera non sarà solo il confronto tra le squadre che segnano di più in campionato (62 e 60 gol), ma anche quello tra filosofie diverse e comunque spettacolari. Da una parte c’è chi – in termini statistici e di gioco – si appoggia soprattutto alla super coppia Lautaro-Lukaku. Dall’altra un gruppo che nel tempo ha costruito un gioco collaudato, spesso esaltante, basato su una coralità che conta su singoli forti, pronti a mettersi a disposizione in ruoli e compiti differenti. E questo, da sempre, è il segreto di Gasperini.

Un ruolo determinante

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In casa Inter è inevitabile partire da Lautaro e Lukaku, le stelle più luminose nel cammino verso lo scudetto: 13 centri per il Toro, sono 18 per BigRom. Alle loro spalle non c’è Sanchez (cinque), ma un Hakimi sempre più determinante e che, come “peso”, è paragonabile a Maicon nelle stagioni di Mancini e Mourinho (sei gol finora per l’ex Real Madrid). A Bergamo chi segna parla lo spagnolo della Colombia grazie a Muriel (15) e Zapata (9) con Ilicic che ultimamente sembra rincorrere non solo nelle statistiche (cinque reti in 17 presenze in campionato), ma anche nelle gerarchie (lo sloveno è in ballottaggio per una maglia da titolare). Non è il terzo marcatore della Dea, perché c’è un Gosens mai così forte e che la butta dentro quanto Duvan: il tedesco, attualmente tra i top nel ruolo in Europa per rendimento, sarebbe l’ideale per il 3-5-2 di Conte, sulla zolla di un Perisic comunque totalmente ritrovato, bravissimo a completarsi aggiungendo una buona fase difensiva al proprio bagaglio. Il croato se la vedrà con Mæhle (altra rivelazione azzeccata dal trio Sartori-Zamagna-Cangini), Hakimi con Gosens: duelli che ci faranno divertire. D’altronde, nella carriera dei due signori in panchina, gli esterni hanno sempre rappresentato una grande fetta del successo.

Che Inter, Dea in linea

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In un gruppo che segna e diverte, impossibile che non ci sia un filo conduttore quasi indissolubile tra i reparti. Per questo Pessina, tatticamente, è ormai un insostituibile. Per questo i chilometri di Brozovic, che di media ne percorre 11,87 a partita (nessuno come lui in Italia), sono ossigeno per la creatività del nuovo Eriksen e le incursioni di Barella. Senza dimenticare la difesa. O meglio, una fase difensiva che all’avversario ha concesso la miseria di due gol nelle ultime sette (quello rocambolesco di Milinkovic-Savic contro la Lazio e il destro al volo di Hernani a Parma). E se c’è bisogno, c’è la manona di Handanovic. Numeri da record, confermati dal paragone con la scorsa stagione quando alla fine vinse ancora la Juventus: alla 25a giornata i nerazzurri ne subirono 23, due in meno di quest’anno, segnandone però 11 in meno. La differenza tra uno scudetto sfumato e uno che potrebbe arrivare si spiega qui.

Peccato per gli 80.000

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L’Atalanta è sostanzialmente in linea: 60 reti realizzate e 32 incassate contro le 67 e le 33 del 2019-2020. Ai tempi era quarta con 48 punti, a -9 dall’Inter terza. Adesso è terza con la Juve a quota 49. La Champions League, l’obiettivo stagionale, è assolutamente alla portata. L’appuntamento è per domani, quando di fronte ci saranno le squadre più in forma: un’Inter che punta ad “ammazzare” il campionato e una Dea che potrebbe riaprirlo e che sogna un colpaccio da Champions. Spiace solo per l’assenza del pubblico: un match come questo avrebbe meritato gli 80.000 delle serate più belle…



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