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“No al partito unico della sinistra”. Fratoianni si smarca da Bersani

Governo Fratoianni Leu difficile sostenere un esecutivo Draghi
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Ben venga lavorare alla costruzione di un’alleanza plurale, ma no ad un soggetto unico, “non credo sia la strada giusta da perseguire e, a naso, direi che non è neanche lo strumento più efficace sul piano elettorale”. Il deputato di Leu Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, intervistato da Affaritaliani.it, sgombra così il campo dai dubbi.

Fratoianni, Letta si pone l’obiettivo di un centrosinistra largo. Perché dovrebbe riuscire dove Zingaretti ha fallito?

Credo che Letta ponga una questione condivisibile e cioè lavorare alla costruzione di un’alleanza per sconfiggere la destra. E farlo non solo a partire dalla somma algebrica delle varie forze, ma anche sulla base della definizione di una piattaforma. Che, poi, è forse quello che è mancato di più in questi mesi che abbiamo alle spalle. L’ alleanza giallorossa è stata una necessità, la risposta alla richiesta di pieni poteri di Salvini dell’agosto 2019, ma non è riuscita fino in fondo a costruire una sua identità. Attenzione, però.

A cosa?

Ci sono delle scusanti, a cominciare dalla pandemia e dalla situazione emergenziale che ne è seguita. La necessità di dare forma e prospettiva ad un’alleanza, però, resta da compiere. Per questo dico: bene Letta. Noi abbiamo sempre sostenuto che la costruzione di un’alleanza fosse l’obiettivo necessario, ma nello stesso tempo che costruirla fosse un lavoro. Ed è un lavoro tutto da fare. Mi auguro, quindi, che tale processo abbia un esito positivo. Dipenderà dal Pd, ma non solo dal Partito democratico e dallo sforzo di Enrico Letta.

Bersani esclude un suo ingresso (o ritorno) in casa dem, rigetta una “fusione di vertice”. Spinge invece per un progetto nuovo. Condivide?

Fino a un certo punto. Non mi è chiara del tutto la natura di questo progetto. Perché se il tema è creare una piattaforma di valori, ma anche un profilo (con la capacità di coinvolgere, per esempio, pure esperienze importanti di civismo che faticano a trovare uno spazio, non solo di rappresentanza), sono d’accordo.

Cosa non la convince, invece?

Quello che mi convince meno, e che mi pare di leggere nella proposta di una costituente, è l’ipotesi che il percorso debba portare ad un unico soggetto politico. Io non credo che sia la strada giusta. A naso, direi che non è neanche lo strumento più utile per rendere efficace sul piano elettorale la costruzione di questa coalizione.

L’alternativa qual è?

Serve una coalizione plurale, forze diverse – ciascuna con la propria identità – che siano in grado di costruire una solida alleanza. Ovviamente, di tutto si può discutere. Comunque, non mi pare che il Pd, anche alla luce delle cose dette da Letta, sia un partito che si prepari a sciogliersi. Per quanto mi riguarda, resto dell’idea che serva un soggetto della sinistra e dell’ambientalismo, autonomo e indipendente, che sia determinato a lavorare alla costruzione di un’alleanza.

Con chi?

Penso a un’alleanza di cui faccia parte il Pd, ma anche il M5s. Ovviamente va costruita. Per tale ragione a tutti gli interlocutori di questo campo dico una cosa sola.

Quale?

E’ semplice: il merito, le proposte e i contenuti sono il terreno che non solo rende possibile un’alleanza, ma la rende anche attraente e credibile.

Se Articolo uno invece dovesse entrare nel Pd, Sinistra italiana che cosa farà?

Sinistra italiana fa quello che ha sempre fatto, è un partito che sta crescendo sul piano della partecipazione e pure i sondaggi ci dicono che la tendenza è positiva. Continueremo a lavorare alla costruzione di una coalizione in modo aperto e senza pretese di autosufficienza. Dalla battaglia per la sospensione dei brevetti a quella dell’imposta patrimoniale sulle grandi ricchezze, dalla sanità alla scuola pubblica, passando per le questioni ecologiche, tutti questi temi indicano che c’è la possibilità di costruire una piattaforma riconoscibile per quello che propone e fa. Una sinistra che metta al centro giustizia sociale e ambientale può e deve lavorare.

E Leu, invece, che fine fa?

E’ stata una lista elettorale, ma non è mai diventato un partito, per errori commessi da ciascuno di noi.  Ma quella prospettiva non è oggi oggetto della discussione.

Letta ha dato un’impronta netta al partito e, tirando fuori il tema dello Ius soli, ha marcato le distanze da Salvini. E’ solo un modo per ridefinire l’identità del Pd o crede ci sia qualche chance di approvarlo con il governo Draghi?

Nell’ottica della costruzione di una coalizione, penso sia positivo rimarcare ciò che ci divide dal campo della destra. Una coalizione vince se è in grado di offrire un’alternativa. Detto ciò, se mi chiede una previsione, rispondo che questo Parlamento, questo governo e la sua maggioranza parlamentare non mi sembrano un contesto favorevole all’approvazione dello Ius soli. Qualora io fossi felicemente smentito dai fatti e si arrivasse alla discussione e alla possibilità di approvare una legge di civiltà come questa, dove starei è facile immaginarlo. Il mio voto e il mio impegno sarebbero dalla parte di chi lavora per approvarla.

Le chiedo un’altra previsione. Proiettandoci in avanti, Conte e Letta sono destinati a scontrarsi per una eventuale leadership del centrosinistra?

Non mi pare scontato. Se si costruirà un’alleanza arriverà anche il momento in cui quest’alleanza dovrà darsi delle modalità per definire la propria leadership. Ma ciò dipenderà anche dalla legge elettorale che avremo.

La legge elettorale, appunto. Al segretario del Pd non dispiacerebbe un ritorno al Mattarellum. Lei non sarà d’accordo, giusto?

Io continuo a pensare, come ho sempre fatto, che ci sia bisogno di una riforma in senso proporzionale, di una riforma che affronti anche il tema di come restituire ai cittadini qualche possibilità di incidere nella scelta degli eletti. Secondo me, tra l’altro, il proporzionale costituisce almeno una parte della cura di alcune malattie del nostro sistema politico. Le leggi maggioritarie, invece, hanno il difetto di spingere il dibattito politico verso l’estremizzazione delle posizioni e, quindi, inevitabilmente gli slogan prevalgono sul confronto di merito. Ma, comunque, ci confronteremo anche su questo.





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