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Centrocampo Juve, da Vidal-Pogba-Pirlo a oggi: come ci si è arrivati

Centrocampo Juve da Vidal Pogba Pirlo a oggi come ci si e
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Dalla mediana da sogno della finale di Berlino alla coppia Pjanic-Khedira che ha portato a Cardiff, tutti i passaggi dell’involuzione in mezzo al campo tra risorse investite, scelte che non hanno reso e richieste che hanno schiacciato un reparto

È anche il confronto col passato a condannare il centrocampo della Juventus sotto il peso della nostalgia per la mediana che fu, e che fu fino ai massimi livelli: la finale di Champions League. Negli occhi di tutti c’è quel reparto di All Star visto a Berlino con Vidal, Pogba, Pirlo e Marchisio. Due anni dopo però i bianconeri ci sono tornati anche con un volto diverso, quello con Pjanic e Khedira (e Marchisio pronto all’occorrenza) colonne centrali di un impianto di gioco capace di sostenere quattro uomini davanti a loro e proteggere i quattro alle loro spalle. Fino alle porte del sogno. Sembra passata una vita, non sono neanche quattro anni fa.

SENZA PUNTI FERMI

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Reparti fissi, certezze di formazione che non cambiavano mai se non per turnover, mentre quest’anno a centrocampo la Juve ha schierato 12 assetti differenti, quello più usato (Arthur-Bentancur-McKennie) si è visto 5 volte su 40 partite: segno di tante cose, dagli infortuni agli stati di forma, ma indubbiamente anche di una formazione tipo che lì in mezzo non si è mai trovata. Val la pena ripercorrere passaggio per passaggio, tra errori di mercato e giocatori che hanno deluso, ma anche diversi assetti tattici, com’è passata in pochi anni la Juve da uno dei reparti più forti d’Europa al centrocampo di adesso.

IL CRESCENDO

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L’estate dopo la finale di Cardiff in realtà ha visto crescere il tasso tecnico in mezzo al campo della Juve, con l’arrivo di Matuidi (30 milioni) e Bentancur (9,5), salutando sul mercato Lemina (20 milioni). Spostando dunque l’asticella ancora più in alto, e aumentando il dislivello con il panorama attuale, compresa la stagione successiva in cui la risposta all’addio di Marchisio era stata l’arrivo di Emre Can a parametro zero. L’inizio di una strada poi perseguita al primo anno di Sarri con Ramsey e Rabiot, con la sola uscita di Can nel mercato invernale (25 milioni). L’inizio di una necessità di sfoltire proseguita poi nell’ultima stagione anche per ringiovanire con l’addio a zero di Matuidi e Khedira.

IL PARADOSSO

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Nell’anno in cui dopo tanti arrivi a parametro zero nel reparto si è tornati a spendere con l’arrivo di McKennie (inizialmente in prestito) e i 72 milioni più bonus per Arthur, ad onor del vero anche come strada maestra per valorizzare un’uscita, quella di Pjanic a 60 milioni più bonus. Non l’unico paradosso di una sequenza di sessioni in cui – senza entrare nel merito del saldo tra entrate e uscite in termini di valori tecnici – si sono inseriti più elementi di quanti se ne siano tolti. Ma alla quantità non è corrisposta la qualità, non la qualità immediata, privilegiando la prospettiva sulla maturità. E lavorare per addizione invece che per integrazione ha mostrato la corda quando per motivi progettuali si sono salutati i veterani.

ATTORNO AL CENTROCAMPO

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Non è dunque solo una questione di numero di giocatori arrivati o di entità di risorse investite o di bontà delle singole scelte individuali. Non sfugga, e non sfugge, anche il cambio di contesto in cui al centrocampo si chiede di esprimersi, reparto cuscinetto e camera di compensazione in mezzo a tutto quello che gli succede attorno. Il centrocampo da sogno di Berlino faceva da contraltare a una squadra che davanti aveva Morata e Tevez, attaccanti di valore ma uomini complessivamente da 28 gol insieme in Serie A e 12 in Champions. Khedira-Pjanic reggevano una squadra in cui è vero che davanti c’erano Dybala e Higuain ma ai lati anche giocatori di sacrificio e corsa come Mandzukic e Cuadrado, se non terzini offensivi come Dani Alves e Alex Sandro.

IL PESO SULLA MEDIANA

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Già l’arrivo di Douglas Costa nel 2018 di fianco a Higuain e Dybala ha richiesto l’aggiunta di un giocatore con le caratteristiche di Matuidi accanto a Khedira e Pjanic. L’arrivo di Ronaldo e la necessità di farlo convivere con Dybala e Mandzukic prima, e Dybala e Higuain poi, ha compresso ulteriormente il centrocampo consigliando la maggior freschezza di Bentancur di fianco a Matuidi e Pjanic. Fino all’assetto di oggi in cui, con Morata e Ronaldo davanti, Kulusevski e Chiesa in appoggio, Alex Sandro e Cuadrado a spingere sulle fasce, chiedere a chi sta in mezzo di dare l’equilibrio presenta difficoltà evidenti, viste anche le caratteristiche di un centrocampo senza mediani veramente difensivi. Questione di qualità, certo, ma anche del compito sempre più complesso a cui via via sono stati chiamati giocatori oltretutto con personalità ancora da affermare.



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