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«Cerco l’assassino, vorrei almeno trovare il corpo»- Corriere.it

Cerco lassassino vorrei almeno trovare il corpo Corriereit
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Una brutta mattina del novembre 2006 Anna partì per Perugia. Era scomparsa la sorella, la piccola di casa, l’amata, semplice, timida Sonia. «Sentivo che l’avevano uccisa, perché lei non si sarebbe mai allontanata senza dire nulla, non era proprio il tipo». All’epoca Anna lavorava per un’agenzia investigativa e così iniziò subito a indagare sulla misteriosa sparizione. «Ho girato molto, ho bussato mille porte, ho sentito centinaia di persone, sono stata intere notti sotto il suo appartamento sperando di trovare qualcosa». Cercava un appiglio, una pista da seguire. Niente da fare.

«Non sono più tornata»

Sono passati quindici anni, di Sonia non si è saputo più nulla e Anna, ferma e tenace, è ancora lì, a Perugia: «Sì, non sono più tornata. Ho cambiato vita, amici, lavoro (oggi è operatrice socio sanitaria, ndr). Ma nei pensieri ho sempre mia sorella: voglio trovare almeno il corpo e voglio portarla a casa. Poi vedrò cosa fare di me». La storia struggente di un amore infinito. Quando scomparve, Sonia Marra aveva 25 anni, sei meno di Anna, ed era l’ultima di quattro fratelli. Salentina di Specchia, si era trasferita a Perugia per studiare Medicina. Il 16 novembre del 2006, come ogni giorno, telefonò a mamma Lucia in Puglia e tutto sembrava normale. La sera stessa la madre la richiamò al cellulare ma lo trovò stranamente spento. Da quel momento, della studentessa universitaria che tutti raccontano riservata e rispettosa, si sono perse le tracce.



Sonia Marra

«Omicidio premeditato»

I giudici non hanno dubbi sul delitto: «Omicidio premeditato, frutto di una mente criminale raffinata che aveva programmato luogo e modalità del crimine», scrive la Corte d’assise. «Concordo — dice Anna, assistita in questi anni dall’avvocato Alessandro Vesi, diventato per lei un amico —. L’uomo nero ha premeditato tutto, nascondendo così bene il corpo che non siamo riusciti a trovarlo. A questo punto c’è un delitto impunito e c’è quindi un assassino dalla mente fine in libertà. Bisogna trovarlo».

La testimone oculare

Lo chiama uomo nero perché l’unica testimone oculare, una ragazzina di undici anni, raccontò di aver visto la sera della scomparsa un uomo vestito di nero entrare e uscire dall’appartamento di Sonia. «Il mondo di mia sorella era piccolissimo, frequentava poche persone, l’università, la scuola. Possibile che non siano riusciti a trovare nulla? Dove l’hanno cercato il corpo? A me non l’hanno detto». Non scorderà mai l’ultima telefonata: «Mi aveva detto che usciva con questo Umberto. Lui l’avevo incontrato, mi fece capire che non c’era stato un rapporto completo con lei».

Il test di gravidanza

Fra gli indizi messi sul tavolo dall’accusa l’inattendibilità del racconto di Bindella rispetto a Sonia, «finalizzato a sminuire il legame», scrive il procuratore. «È stato solo il tentativo di prendere le distanze da un caso per lui foriero di complicazioni», hanno replicato i giudici. Ci sono di mezzo due test di gravidanza, dei quali lui stesso parlò assicurando che erano risultati negativi ma che per l’accusa potrebbero invece suggerire il movente: era forse incinta? «Non ho mai nascosto la verità su Sonia — ha detto Bindella, oggi carabiniere —. Per me questa vicenda è stata un vero martirio, ho sofferto troppo e per troppo tempo».

«Il tempo consuma la vita»

Per il suo avvocato, Silvia Egidi, «ora bisogna cercare l’assassino perché lui certamente non è stato». Può contare su Anna e sulla sua commovente tenacia: «Non mollerò mai, farò fare le ricerche che non sono state mai fatte. Voglio lui e voglio trovare Sonia per portarla a casa. Anche se il tempo consuma la vita».

28 marzo 2021 (modifica il 28 marzo 2021 | 07:18)

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