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«È un premio per il loro impegno»- Corriere.it

E un premio per il loro impegno Corriereit
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Vede, noi dirigenti di solito conosciamo per primi gli studenti pi scalmanati, quelli che gli insegnanti ci mandano. ovvio che chi ha uno svantaggio o chi ha bisogno di un aiuto particolare ha sempre l’attenzione massima di tutti noi, com’ normale che sia. Ma gli altri? Quelli che non conosciamo mai perch non danno problemi e studiano con ottimi risultati? Secondo me giusto che anche loro sentano la nostra attenzione. E allora mi sono detto: perch no? E dopo gli scrutini ho scritto ai pi bravi, 3-4 per classe. Massimo Vigan il preside dell’Istituto Primo Levi di Seregno (Monza e Brianza). Ha deciso che s, i ragazzi migliori della scuola meritavano i suoi complimenti e cos ha scritto a tutti e tutte una email. Gentilissima studentessa – dice l’attacco rivolto a una ragazzina del terzo anno – voglio esprimere, anche a nome del Consiglio di classe, apprezzamento per i notevoli risultati da lei conseguiti in questa prima parte dell’anno scolastico…. Poi l’incoraggiamento per il futuro: Il suo impegno durante quest’anno e negli anni precedenti pone delle sicure basi per il proseguimento degli studi e un soddisfacente futuro professionale. E infine i saluti, dopo aver espresso la certezza che il secondo periodo di valutazione confermer o addirittura incrementer i suoi risultati scolastici.

Poche righe ma tanta, tantissima gratificazione, esattamente quel che voleva l’autore. Io penso che l’attenzione nei confronti delle persone sia un motore potentissimo, dice lui, a volte pu essere capace di generare risorse e accendere attitudini. Nelle scuole non molto comune riconoscere il merito, un po’ dato per scontato che tu debba dare il meglio. E invece io credo che sia fondamentale essere attenti alle persone anche quando pu sembrare che non ne abbiano bisogno. importante pi che mai in questo anno disgraziato di didattica a distanza.

Il Primo Levi ha 700 studenti ed una scuola divisa fra Liceo delle Scienze Applicate e vari Istituti Tecnici. Massimo Vigan, 61 anni, dirigente da settembre del 2020, dopo una vita passata a insegnare storia e lettere. I miei docenti mi parlano della sofferenza dei ragazzi per la mancanza della scuola dice. Quest’anno rispetto all’anno scorso ho fatto molte pi segnalazioni ai servizi sociali per abbandono scolastico: studenti che non si collegavano e non avevano nessuno che si accertava che facessero scuola. Noi in questi casi sentiamo prima i genitori, cerchiamo di recuperarli. Con alcuni siamo riusciti, con altri no. Le scuole superiori stanno pagando un prezzo molto caro ma fra tutti penso che i pi penalizzati siano i quattordicenni: hanno avuto una terza media finita male per la pandemia e adesso sono in prima a cominciare malissimo un nuovo ciclo che invece dovrebbe essere entusiasmante perch l’avvio di un percorso formativo e di socialit molto importante. Viverlo in questa situazione per loro un dramma. Sono ancora piccoli, pagano le conseguenze peggiori.

A Massimo Vigan la parola dirigente sta stretta. Perch rimanda a qualcosa di manageriale o, peggio ancora, burocratico. Per non e non pu essere cos, valuta lui, noi non siamo in una realt burocratica. Abbiamo a che fare con ragazzi che hanno bisogno di tutto tranne che di burocrazia, specie in questo tempo cos duro per tutti. L’anno scorso io stesso che ero ancora insegnante ho fatto lezioni a distanza. Parlavo a una cosa, anche se dentro quella cosa c’erano 25 quadratini con le facce degli studenti. Parlare del pessimismo cosmico leopardiano a un oggetto non lo stesso che farlo davanti agli occhi dei ragazzi in classe. L’empatia non comunicare attraverso lo schermo di un computer, fatta di fisicit, di contatti ravvicinati, di sguardi che si incrociano, di problemi adolescenziali o scolastici discussi davanti a una scrivania… Com’ successo, per esempio, con quel gruppetto di studenti che avevano offeso pesantemente un loro compagno sui social. Una buona scuola ha le antenne alzate per captare tutto ci che o assomiglia al bullismo. Serve il coinvolgimento delle famiglie, dei docenti, la ricerca della possibile soluzione. Quella volta del gruppetto si decise un percorso di consapevolezza da fare assieme ai ragazzi perch capissero quale fosse il disvalore di quel che avevano fatto. Io ero ancora professore. Dopo un tot di ore passate a parlare con loro – ricorda il preside – uno dei ragazzi si alz e mi disse: prof, sa qual la differenza fra prima e adesso? Che adesso prima di scrivere qualunque cosa sui social conto fino a 5 e penso a quello che scrivo. Lezione imparata. E lui, l’ex prof Vigan, da allora dice sempre ai ragazzi: quando scrivete qualcosa sui social contate fino a 5 e pensate a quel che scrivete. Si impara dalla vita. Proprio come ha fatto il preside quand’era un ragazzo ancora incerto sulla strada da prendere.

All’universit mi sono iscritto a Medicina ripensa. Non era un mio desiderio ma tutti si aspettavano che facessi il medico e io non mi sono opposto. stato un disastro e tra l’altro ho avuto la certezza che sarei stato un pessimo medico. Lo studio dell’anatomia stata una tragedia. Ci ho provato per quattro anni e sono stati quattro anni di sofferenza. Ricordo che andavo a studiare alla biblioteca americana a Milano e un giorno ho incontrato una vecchia compagna di scuola che mi ha chiesto: ma tu vuoi davvero fare il medico? No, le ho risposto io. E lei: allora vai a casa e dillo a tua madre. Cos ho fatto, finalmente. L’ho piantata l, mi sono iscritto a storia e sono rinato. Quell’esperienza ha convinto Massimo Vigan a seguire dopo la laurea in Storia anche un master in consulenza dell’orientamento, per cercare di aiutare i ragazzi a capire qual la loro strada dice, perch capiscano i loro talenti, le loro inclinazioni.

La storia del suo tormento alla facolt di Medicina torna in mente ogni volta che qualche studente gli dice: vorrei cambiare corso perch non la mia strada, ma cos butto via un anno. Lui risponde sempre che no, non hai buttato via un anno, hai speso un anno per capire meglio in che direzione vuoi andare. Quando il virus avr finito di tormentarci tutti, studenti e non, il preside cercher di realizzare un progetto che ha in mente da due anni e che la pandemia ha bloccato perch richiede presenza fisica. Per l’anno numero 700 dalla morte di Dante, Massimo Vigan aveva immaginato i suoi studenti sdraiati nel campo di calcio a realizzare con i loro corpi un verso dantesco. Non succeder in questo 2021, a quanto pare. Ma prima o poi i ragazzi del Primo Levi comporranno quel verso, potente e liberatorio, E quindi uscimmo a riveder le stelle.

28 marzo 2021 (modifica il 28 marzo 2021 | 21:03)

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