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Trentino, gli orsi raddoppieranno entro il 2026. La Provincia: «Ora siamo preoccupati»- Corriere.it

Trentino gli orsi raddoppieranno entro il 2026 La Provincia Ora
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I numeri da cui partire sono questi. In Trentino (anzi: in circa 1.500 chilometri quadrati del Trentino, un terzo dell’estensione complessiva della Provincia) vivono cento orsi bruni. È la popolazione che dalla Slovenia venne insediata qui a partire dal 1997 (inizialmente con dieci esemplari che si sono riprodotti da allora) grazie al progetto «Life Ursus» che prevedeva il ripopolamento delle valli alpine, da cui la specie era scomparsa. Adesso il tasso di crescita annuo degli orsi è attorno al 12% . Questo vuol dire che entro il 2026 sono destinati a raddoppiare. Considerando che, come conferma anche uno studio dell’Ispra, una percentuale di esemplari può manifestare segni di pericolosità o problematicità (e in Trentino se ne aspettano tra l’1% e il 3% ), «già dalla primavera in corso — dice “molto preoccupata” Giulia Zanotelli, assessore all’Agricoltura, foreste, caccia e pesca della giunta Fugatti— potrebbero ripetersi casi» come quelli che hanno incendiato le cronache nella scorsa estate con le razzie e gli attacchi all’uomo di M57 e M49 (anzi quest’ultimo «Papillon» per gli animalisti, protagonista di diverse evasioni dal centro faunistico del Casteller, a Trento).

Il carabiniere gettato a terra mentre passeggiava ad Andalo

Cinque le aggressioni all’uomo negli ultimi sette anni e due nel solo 202o. Ricordiamole, leggendo i numeri da un fitto dossier della stessa Provincia, cominciando — per stare alla passata estate— da quella del padre e del figlio che a fine giugno si sono trovati faccia a faccia con un orso che li ha puntati in un sentiero in Val di Non. E poi il carabiniere gettato a terra mentre passeggiava attorno a un laghetto ad Andalo e salvato soltanto dalle grida di alcuni passanti che hanno fatto scappare M57, catturato e portato al Casteller, area di circa un ettaro istituita nel 2008 con la consulenza dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, del Bioparco di Roma e del Ministero dell’Ambiente.

Le segnalazioni d’allarme

Il dossier della Provincia parla anche delle «segnalazione d’allarme» (600 nel 2019 e 900 nel 2018), una voce generica che oltre agli avvicinamenti a paesi e case contempla assalti e razzie in stalle, ovili, pollai, arnie. Gli orsi entrano nei recinti, li sfondano, mangiano galline, con una zampata spezzano le ossa delle pecore, sbranano asini. Provocando danni rimborsati dalla Provincia, nel 2019, con 152.689 euro, cifra assai cresciuta rispetto ai 94.977 del 2018. Va detto che è assai possibile che il grosso di queste chiamate d’allarme abbia visto protagonisti sempre gli stessi, e probabilmente pochi, esemplari. Tra questi sempre loro, con ogni probabilità: il plurifuggiasco, e pluririacciuffato, M49, e M57 «arrestato» la notte successiva all’attacco al carabiniere. Sono due dei tre soli reclusi al Casteller, l’altra è Dj3, femmina pure lei considerata problematica e in stato di detenzione da alcuni anni dopo essersi resa protagonista di diverse razzie.

«I tre orsi al centro faunistico non saranno mai abbattuti»

«Per questi tre orsi — chiarisce Zanotelli che parla a Corriere.it in videoconferenza assieme a Giovanni Giovannini, capo del Servizio Forestale del Trentino e dirigente del servizio Faunistico, e Raffaele De Col, capo della Protezione civile della Provincia e del dipartimento Foreste— non è alcun modo previsto l’abbattimento». Che però non può essere «escluso in futuro — sostiene l’assessore — per quegli esemplari pericolosi (parliamo di quelli in libertà, ndr) che potrebbero rendersi protagonisti di nuove intrusioni, un fatto che statisticamente è sempre più possibile visto l’andamento della crescita e della possibilità di imbattersi in animali problematici». Definizione, questa, che viene — è bene chiarirlo — da linee guida fornite dall’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e da organi internazionali analoghi che dettagliano i casi in cui possono essere soppressi i plantigradi pericolosi.
Alle proteste degli animalisti che chiedono il rilascio immediato di Papillon e degli altri due orsi — di recente c’è stato anche uno sciopero della fame — l’assessore risponde così: «Assurdo. E se una volta liberi uccidessero?». Insomma: per i tre orsi resta la condanna del «fine pena mai» a meno che — è «l’apertura» del Trentino — altri parchi ed enti, sia in Italia e sia in Europa, non chiedano di ospitarli con modalità di sorveglianza più larghe. Ma domande in questo senso alla Provincia, disponibile a qualsiasi ipotesi di trasferimento e collaborazione, non sono arrivate.

Una popolazione senza propensione ad allontanarsi

I cento orsi della popolazione sono piuttosto stanziali. Per motivi ancora oggetto di studio, non hanno mai mostrato una propensione ad allontanarsi dalle valli comprese tra quella di Non e dei Laghi dove vennero inseriti inizialmente e dove si sono riprodotti. Perciò da queste parti i «faccia a faccia» con l’uomo saranno destinati — puntualizzano più volte dalla videoconferenza — a ripetersi, se non a moltiplicarsi.
In primis, la preoccupazione della Provincia è quella di salvaguardare l’incolumità di chi vive in Trentino, siano essi residenti, villeggianti, pastori e agricoltori. L’investimento nella sicurezza è stato, e lo è tuttora, cospicuo, circa mezzo milione di euro dal 2019. Intanto l’amministrazione, «prima in Italia e tra i primi in Europa» sta promuovendo la progressiva diffusione di speciali bidoni spazzatura anti-orso (attualmente circa 250) che evitano lo spargersi di odori che attirano i plantigradi. Inoltre la «Provincia ha messo a disposizione alcuni strumenti in comodato d’uso gratuito — prosegue Zanotelli — o ne favorisce la dotazione delle aziende con finanziamenti in conto capitale.

Addestrati 77 cani da guardia

Accanto all’installazione di recinti fissi e reti mobili, per i quali il personale del Corpo forestale fornisce un supporto tecnico e compie controlli sistematici, si è rivelato efficace l’inserimento di cani da guardiania (77 sono quelli addestrati espressamente per questo compito e il cui acquisto è sovvenzionato al 90 %) nelle greggi o nelle mandrie di bovini ed equini. «Per garantire la sicurezza dei pastori, in quota abbiamo infine realizzato strutture in legno ad hoc» dicono dalla videoconferenza. Senza contare l’informazione, con gli oltre 300 di cartelli che avvisano — lungo i sentieri — della presenza degli orsi e forniscono «consigli utili» in caso d’incontro. Il Corpo Forestale prevede anche una «squadra emergenza orsi» pronto a intervenire notte e giorno, e che nel 2019 è stata attivata 44 volte,

«Questi orsi non sono peluche»

«Il punto centrale della questione — è la riflessione conclusiva dell’assessore — è che se gli orsi sono tornati in Italia è merito del Trentino che li ha ospitati tollerandoli e senza che questa convivenza sia stata compromessa da sistematici episodi di bracconaggio e avvelenamenti. Altro però è chiarire che un plantigrado brado, carnivoro, che può raggiungere anche i duecento chili di peso, non è un peluche. E la sua presenza in un territorio antropizzato come il Trentino deve essere regolata da un equilibrio di regole chiare e condivise».

28 marzo 2021 (modifica il 28 marzo 2021 | 15:21)

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