Altafini mi ha detto ora devi fare 4 gol anche

«Altafini mi ha detto, ora devi fare 4 gol anche alla Juve»- Corriere.it

Il poker all’Inter nel derby («Avevo già segnato quattro gol nella prima stagione con il Milan, al Bari, il giorno in cui è morto mio nonno Riccardo: mi ha guidato da lassù»), come Josè Altafini il 27 marzo 1960 (Milan-Inter 5-3). Il risveglio di Valentina Giacinti, 27 anni, bomber del gineceo di Ganz, prima rossonera a sfondare le 50 reti in Serie A (53), è stato dolce: «Altafini mi ha mandato un messaggio emozionante: brava Vale, sono felice che tu abbia eguagliato il mio record però ora ne devi fare quattro alla Juve».

La Juve capolista a più 6 sul Milan a 5 giornate dalla fine.

«Eh loro sono più compatte, hanno più esperienza internazionale e nelle gare che contano: è il vecchio blocco del Brescia passato alla Juve e in Nazionale. Ma le parole di Altafini mi motivano a lavorare di più e migliorarmi».

«Beh intanto il campionato non è aritmeticamente chiuso. Dobbiamo blindare il secondo posto dalla minaccia del Sassuolo: in Europa io ci voglio andare».

Contro l’Inter ha addirittura esagerato.

«Sono andata in campo concentrata su me stessa: volevo rispondere a certe critiche. Il primo gol di testa: non esattamente la mia specialità. Poi il rigore. Dopo il terzo ho tolto la maglia e sono rimasta in reggiseno: reazione spontanea e rabbiosa, ma che liberazione. Veronica Boquete si avvicina e mi fa: guai a te se ti becchi una seconda ammonizione! Alla quarta rete mi sono detta: è la mia giornata».

Ci spiega il senso di Valentina Giacinti per il gol?

«Nasco attaccante, fare gol è un istinto innato. Da bambina la mia gioia più grande era centrare il vaso in salotto: i miei mi sgridavano ma io ero felicissima».

Il miglior 9 del Milan dopo Pippo Inzaghi, dicono.

«Il mio bomber ideale è Van Basten; l’idolo da ragazzina, nonostante da bergamasca tifassi Atalanta, era Vieri. Oggi dicono che somiglio un po’ a Morata, un po’ a Immobile, un po’ a Inzaghi. Pippo non lo conosco però mi piacerebbe incontrarlo».

«Gli chiederei perché esultava in quel modo, sempre rabbioso ma con il sorriso sulle labbra. E poi come faceva a galleggiare sulla linea del fuorigioco: chi guardava? Che punti di riferimento aveva?».

Lei che punti di riferimento ha, Valentina?

«Mio papà, che a 5 anni mi portò a San Siro per un Milan-Juve. E la nonna Valeria, 82 anni e in attesa del richiamo del vaccino contro il Covid: ogni domenica a Borgo di Terzo, dove vive, cucina la polenta e si piazza davanti a Sky. Se ho perso, poi, prova a consolarmi: Vale, su, vincerai la prossima volta… E io: nonna, il calcio non funziona così, abbiamo perso tre punti, macché prossima volta!».

La Federcalcio a voi ragazze ha promesso il professionismo dal 2022: lei come se lo immagina?

«A me di certo non cambierà la vita: io vivo già da professionista in un club che mi tratta come tale. Spero che cambierà la realtà delle piccole squadre: per crescere come campionato e attirare in Italia i migliori talenti stranieri bisogna alzare il livello, tutte insieme. La svolta sarà mentale: ci sentiremo più valorizzate, più in parità con i maschi».

Quanto è importante che la Nazionale si sia qualificata per Euro 2022?

«Tanto. Il Mondiale ci ha fatto scoprire, in Inghilterra dovremo essere competitive contro le migliori Nazionali d’Europa. Sarà un passaggio fondamentale per lo sviluppo di tutto il movimento».

Il calcio donne ha profanato San Siro con il Milan-Juve del 5 ottobre 2020: peccato a porte chiuse, in piena pandemia.

«Un’emozione enorme, anche a spalti vuoti: come ho toccato l’erba del Meazza, mi sono tremate le gambe».

Il Milan di Ganz riuscirà a colmare il gap con la Juve?

«Con Boquete e Hasegawa a centrocampo abbiamo grande qualità. E poi c’è Fifi Jane di Soweto, una bomba di energia: un suo abbraccio ti cambia la giornata».

29 marzo 2021 (modifica il 29 marzo 2021 | 23:11)

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