Donne professioniste entro il 2022 laccelerazione verso la parita nello

Donne professioniste entro il 2022, l’accelerazione verso la parità nello sport- Corriere.it

Rifrma, sostantivo femminile che deriva dal verbo riformare. Recita la Treccani: Modificazione sostanziale, ma attuata con metodo non violento, di uno stato di cose, un’istituzione, un ordinamento, ecc., rispondente a varie necessit ma soprattutto a esigenze di rinnovamento e di adeguamento ai tempi. In aggiunta: riforma un sostantivo femminile. Ci basta. Perch calza a pennello per commentare una notizia di questi giorni. Riforma anche la riforma dello sport. Al femminile. E non parte da un bla bla bla qualunque di differenze di genere, ma da una legge. Appunto, una riforma. La fonte la Gazzetta Ufficiale. Ed una riforma, anzi meglio un provvedimento (in attuazione dell’articolo 5 della legge 8 agosto 2019, n. 86) che riforma le disposizioni in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici, nonch di lavoro sportivo. Di fatto d il via al professionismo e alle tutele sul lavoro delle donne nello sport. Le novit riguardano l’ambito del lavoro e della previdenza, sostanziali per tutti i lavoratori, e anche le Associazioni dilettantistiche sportive (ASD) e le SSD.

Il gap

Norma Gimondi (Tommaso Pelagalli / BettiniPhoto)

La notizia che deve fare sgranare gli occhi proprio il via al professionismo negli sport femminili che potr essere deliberato dalle Federazioni sportive nazionali entro il 2 marzo 2022 (non pi il 1 giugno 2021), per poi diventare definitivo entro il 31 dicembre 2022. Si tratta di una accelerata fondamentale nella corsa all’uguaglianza di genere nel settore sportivo. Abbiamo chiesto a Norma Gimondi, da poco vicepresidente della Federciclismo, cosa ne pensa di questa riforma: Si tratta di un passo importante a sostegno del movimento sportivo femminile e mi fa enormemente piacere non solo per la donna sportiva, l’atleta professionista, ma anche per il movimento intero. Per l’organizzazione dello sport e del professionismo, un gap, quello del settore femminile, che l’emergenza Covid-19 sembra ricucire. Proprio cos, sembra che in qualche modo si inizi ad accelerare per ridurre una anacronistica arretratezza del mondo dello sport rispetto alla societ civile, dove sono stati gi fatti passi importanti in tale senso. Va solo bene.

Riequilibrio dei ruoli

Professionismo nello sport femminile: arriva anche un’azione concreta, i fondi. Il Dlgs appena approdato in Gazzetta Ufficiale – commenta ancora Norma Gimondi — istituisce il Fondo per il professionismo negli sport femminili. Leggo che prevede una dotazione complessiva di 10,7 milioni (per il 2020 si tratta di 2,9 milioni, per il 2021 di 3,9 milioni cos come per il 2022). Abbiamo 60 giorni dalla data in vigore (primo gennaio 2022) del decreto pubblicato il 18 marzo 2021, per accedere al fondo. Lo studieremo con gli organi competenti e nel Consiglio federale per capire come e se possibile deliberare il passaggio al professionismo sportivo di gare (campionati) femminili. Abbiamo tempo fino al 31 dicembre 2022. Potrebbe essere uno strumento tempestivo e corretto per fare crescere anche l’organizzazione tecnica del nostro settore femminile. Si parla anche di riequilibrare aree e ruoli per promuovere le donne nella rappresentanza del mondo sportivo. Lei fra le prime donne alla vice-presidenza della Federciclismo… Prima di me in FCI c’ stata Daniela Isetti — risponde Gimondi —. Non sono una che pensa troppo alle differenze di genere sul lavoro, mi sempre parsa una perdita di tempo: l’importante ci che fai e come lo fai. Con passione, seriet e determinazione. Ma questo un aspetto caratteriale, non morale. Intendo dire che contano pi le azioni, l’impegno e il buon esempio, delle parole o delle battaglie. Solo che a volte, me ne rendo conto, anche certe battaglie servono. Tuttavia, evidente il riscontro del cambiamento di atteggiamento e di posizione da parte di un mondo che sempre stato soprattutto frequentato dagli uomini, maschile dunque e non per questo a tutti i costi maschilista. Lo ritengo uno sviluppo, una crescita naturale, in ritardo rispetto ai tempi dello sport direi internazionale, ma un progresso reale.

Stessi stipendi

Osserva ancora Norma Gimondi: Che la vicepresidenza sia affidata ad un uomo o ad una donna, e lo dico in questo ordine senza problemi perch per me davvero uguale, poco conta. Conta che si lavori bene e in modo concreto perch lo sport femminile e maschile sia tutelato, organizzato e rispondente ai valori che gli sono tipici. E sono valori fondamentali della nostra societ. C’ molto da fare e lo dobbiamo fare senza perdere tempo, utilizzando tutte le professionalit femminili o maschili che abbiamo a disposizione per una crescita complessiva del movimento. Non poco. Disparit di genere sono molto evidenti in diversi ambiti professionistici. Nel ciclismo, ci sono squadre internazionali del circuito maggiore — la serie A per capirci — che stanno facendo scuola, potremmo dire “Cassazione”. Come la Trek di Vincenzo Nibali che fra i primi team internazionali ad avere equiparato gli stipendi minimi fra squadra femminile e maschile.

La campionessa Longo Borghini

Un passo importante come ha sottolineato Elisa Longo Borghini, atleta top internazionale con 6 titoli nazionali nelle gambe e sulle spalle, in un’intervista rilasciata a Raisport nella rubrica Radiocorsa: Personalmente dal mio ambiente sportivo non potrei chiedere di pi — dice la campionessa attesa anche nelle grandi classiche del Nord — abbiamo la parit salariale, siamo trattate esattamente come i nostri colleghi uomini e sono in un ambiente sereno dove si pu lavorare in tranquillit. Ovviamente ti viene chiesto di portare risultati. Ma pi facile quando c’ una base che ti sostiene. La parit salariale a cui alludo la garanzia del minimo uguale fra uomini e donne, un passo molto importante per noi. Il tema della indifferenza di genere non riguarda solo lo sport professionistico ma anche quello dilettantistico e persino quello del benessere. La trasformazione di sempre pi norme trasversale e va dai diritti, alla tutela, dal lavoro allo sviluppo degli spazi sociali. La strada quella dell’azione.

Lo sport come benessere

Sull’argomento interviene anche Luisa Rizzitelli, presidente dell’Associazione nazionale atlete (Assist), che ha commentato cos la genesi del nuovo mondo dello sport: Il mondo sportivo femminile in Italia potr finalmente correre su due strade. Una quella di vivere l’agonismo, il professionismo, la voglia e la gioia di diventare campionesse e di fare lo sport per lavoro senza avere ancora ostacoli che sanno di Medioevo e di una cultura retriva che non vuole davvero passare la mano alla modernit. E credo che si metter finalmente un punto a questa figuraccia anche internazionale. La seconda strada quella per tutte le cittadine, per le donne che devono avere accesso alla pratica sportiva anche quando questa vuol dire solo benessere, pace con il proprio corpo, e vivere anche in maniera un po’ spirituale la propria attivit fisica. Questo molto importante per le donne e, secondo me, sono ancora troppo poche quelle che possono avvalersi di una esperienza umana meravigliosa come questa. Anche perch le donne hanno ancora quasi tutto il lavoro di cura sulle spalle. Quindi credo che un riequilibrio di lavoro nelle famiglie e una nuova cultura anche degli spazi attrezzati delle citt, che possano essere pi accoglienti e sicuri, per le donne che vogliono praticare sport dal running a qualsiasi attivit sportiva svolta per stare bene, debba essere l’altra parte che dobbiamo sviluppare. Ed il duplice futuro delle donne nello sport. Un futuro bellissimo che ci meritiamo da tanto tempo.

29 marzo 2021 (modifica il 29 marzo 2021 | 09:28)

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