negare la benedizione genera dolore Corriereit

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«Davvero non me l’aspettavo tutto questo clamore. Sono solo un prete di provincia che ha detto quello che pensava, ovvero che le persone vengono prima della legge e che le persone omosessuali sono già benedette da Dio, prima che dalla Chiesa». È bollente il telefono di don Giulio Mignani, 50 anni parroco di Bonassola, borgo marinaro del Levante Ligure. Ieri, domenica delle Palme, durante l’omelia ha detto che se la Chiesa non dà il permesso di benedire le coppie formate da persone dello stesso sesso, allora non ha senso benedire palme e ramoscelli d’olivo», prendendo posizione contro il documento emanato dalla Congregazione della Fede il 15 marzo scorso, nel quale si vietava ai sacerdoti di benedire le unioni gay.
In attesa della telefonata del vescovo («siamo nella settimana santa, ha molto da fare ma sicuramente ci parleremo») don Giulio, 50 anni, prete da venti («sono entrato in seminario da adulto, prima facevo il bancario») sta ricevendo decine di messaggi da amici e parrocchiani che lo ringraziano e che si dicono orgogliosi di avere un parroco così. Anche se non mancano, su Facebook, appelli al vescovo di La Spezia da parte di qualche esponente politico locale di destra perché si richiami all’ordine il prete “ribelle”.

Ma come è nata la sua dichiarazione della Domenica delle Palme?
Diciamo subito che la decisione di non fare la benedizione di olivi e palme l’avevo già presa per evitare l’assembramento. L’anno scorso, in pieno lockdown, non c’era stata neppure la celebrazione. Poi, riflettendo proprio sul valore della benedizione ho voluto aggiungere anche questa motivazione. La Chiesa ha benedetto di tutto, persino le armi e adesso diciamo no all’amore?

Reazioni?
Dopo l’omelia è scattato l’applauso. Non me l’aspettavo. Certo, non applaudivano tutti tutti…

Non si può piacere a tutti
Inevitabile, ma l’importante è aprirsi al dialogo.

Lei, don Giulio non è nuovo a queste posizioni
Io sono un prete da fughe in avanti e sogno una Chiesa da fughe in avanti, profetica, che accoglie, che osa, non che respinge e che si arrocca. Sui temi delle unioni Lgbt mi ero già espresso ed ero stato richiamato dal vescovo.

Ci racconti
Cinque anni fa due ragazzi della zona si unirono civilmente e io volli andare alla loro cerimonia civile per ribadire la mia posizione in fatto di diritti civili: ho un ruolo pubblico e volevo dire “sto con loro”. A loro non interessava la benedizione perché non sono credenti. Poi mi sono espresso anche sul fine vita e, anche su quello, fui richiamato dal vescovo.

Che cosa le ha detto il vescovo?
Mi ha invitato a riflettere. Ma io è tutta la vita che lo faccio e più rifletto, più sono convinto.

Perché?
Perché io sono diventato prete per dedicare la mia vita all’insegnamento di Gesù e Gesù metteva le persone prima della legge, non aveva paura ad avere comportamenti che per i benpensanti dell’epoca erano scandalosi.

Gesù frequentava i peccatori
Gli omosessuali non sono peccatori. Ecco il punto. Assurdo continuare a definire peccato un amore sincero e puro.

Lei ha detto che il documento dell’ex Sant’Uffizio non fa il bene della Chiesa
Sì perché è un documento che genera dolore. I gay credenti non possono che sentirsi traditi dalla loro Chiesa, ed è come se ti tradisse tua madre.

La Chiesa è grande, non la pensano tutti allo stesso modo
Certo, però un documento come questo parla a livello mondiale. Credo si sia voluto rispondere e stoppare posizioni già espresse nella Chiesa tedesca e austriaca: lì da tempo discutono delle unioni gay a livello di conferenza episcopale. Trecento preti austriaci hanno appena firmato una lettera e ora ci sono le dichiarazioni, fortissime, del vescovo di Anversa in Belgio che addirittura si è scusato per questo documento “divisivo e incomprensibile”. Anche il vescovo di Chicago si è schierato».

E in Italia? Chi è venuto allo scoperto dentro la nostra Chiesa?
Ho letto una bella intervista del teologo Alberto Maggi. E so che molti sacerdoti la pensano come me.

Forse dovrebbero esporsi di più.
Sono fiducioso, le rivoluzioni partono dal basso. Non bisogna avere paura delle proprie posizioni. La Chiesa è una comunità. Ma a volte ho l’impressione che si faccia di tutto per allontanare le persone anziché avvicinarle. In passato la Chiesa si è espressa contro il voto alle donne contro il suffragio universale. Poi, anni dopo, riconosce l’errore e fa un passo in avanti. Facciamolo ora questo passo.
Sembrava quasi che il Papa l’avesse fatto.
Il papa disse «Chi sono io per giudicare?» Ma non è abbastanza, sembra una frase lasciata a metà. Capisco che il papa deve mediare. Io sono un prete di provincia, per me è più facile. Ma l’uomo viene prima dei dogmi. E il costo umano della posizione presa dalla Congregazione della Fede è altissimo.

Che cosa dovrebbe dire la Chiesa?
Che l’amore omosessuale è un amore bello e benedetto da Dio.

Ci sono coppie che gay che hanno chiesto la sua benedizione?
Per adesso no. Ho battezzato due gemelline figlie di due mamme, ma è un altra cosa. Ci mancherebbe anche che neghiamo il battesimo… Ho ricevuto molti messaggi di ringraziamento da parte persone omosessuali e di incoraggiamento a procedere in questa direzione.

Adesso potrebbero chiamarla, sarebbe pronto a benedirli?
Ci sto riflettendo.

Esita perché questo documento vincola anche lei?
Esatto: è lacerante (qui don Giulio si commuove e si scusa). Ma io sento profondamente che negando questa benedizione non faccio il bene della Chiesa

E il vescovo?
Ci parleremo. Anche stavolta




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