Lamore gay e vero e sincero non e un peccato

“L’amore gay è vero e sincero, non è un peccato”


Niente benedizione degli ulivi nella Domenica delle Palme per protestare contro il no del Vaticano alla benedizione delle unioni gay e soprattutto “per suscitare una riflessione” su un documento che “ha provocato tanto dolore tra le persone Lgbt della comunità cattolica e anche in me”. Don Giulio Mignani, in Liguria, amministra una decina di parrocchie e domenica, a Bonassola, al termine della celebrazione, dopo avere dato voce e corpo alla sua protesta ha ricevuto l’applauso dei fedeli. “Sto ricevendo tante chiamate di approvazione – racconta all’Adnkronos don Giulio. La chiamata di una signora di Roma che vive con una compagna mi ha poi fatto commuovere. C’è chi mi ha detto di essere orgoglioso di avere un parroco come me anche se ovviamente so che c’è anche chi è in disaccordo”.


Don Giulio, come racconta, ha provato dolore dopo avere letto il documento dell’ex Sant’Uffizio con l’approvazione del Papa con il no alla benedizione delle unioni gay: “Mi è sembrato giusto schierarmi accanto alle persone omosessuali. Per abbracciare la loro sofferenza che è anche la mia. Per Gesù vengono prima le persone ma quando ho sentito quelle parole così dure ho pensato si dovesse fare qualcosa”. Il gesto di don Giulio vuole essere anche un monito alla Chiesa: “Lo ho fatto per amore alla Chiesa perché non sono le persone omosessuali a rimetterci perché loro sono benedette da Dio. Chi ci rimette è la Chiesa. Come non accorgersene”.

La protesta nei confronti del documento Vaticano che dice no alla benedizione delle coppie gay si è registrata soprattutto fuori Italia, particolarmente in Austria e in Germania. “La verità è che la gerarchia si auto produce a immagine e somiglianza. Ogni tanto qualcuno va fuori dalle maglie ma – annota il sacerdote ligure – è raro”. Don Mignani pensa anche all’avvallo del Papa al documento: “Alla fine viene qualche dubbio sul suo pensiero. Allora anche lui pensa queste cose così pesanti. Io sono per il bene delle persone perché documenti di questo tipo provocano dolore in tante persone, un prezzo troppo alto”. Da qui la protesta del parroco.

Don Giulio spiega che la mancata benedizione delle Palme era maturata in prima battuta per l’emergenza pandemica per evitare assembramenti ma poi, come ha detto ai fedeli in chiesa, “sono estremamente contento che questa mia decisione di non benedire le palme e gli ulivi avvenga a pochi giorni dalla pubblicazione del documento della Congregazione per la Dottrina della Fede nel quale viene ribadito il divieto anche solo di benedire le unioni di persone dello stesso sesso. Divieto che viene accompagnato dall’affermazione che si può benedire il “peccatore” (cioè la singola persona omosessuale) ma non il “peccato” (cioè non la famiglia che quella persona ha eventualmente formato).

“Una forma di protesta attraverso la quale manifestare il mio ritenere assurdo tale divieto ribadito dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Nella chiesa – osserva – si benedice di tutto (non solo le palme ma a volte, purtroppo, sono state benedette anche le armi) però… non si può benedire l’amore vero e sincero di due persone perché omosessuali. Ma, ancora più grave, è il fatto che si continui a chiamare ’peccato’ questo loro amore”.




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