presa la banda che organizzo il rapimento dei bresciani Zanotti

presa la banda che organizzò il rapimento dei bresciani Zanotti e Sandrini- Corriere.it

In origine dovevano essere due sequestri simulati, tanto che uno degli ostaggi, Alessandro Sandrini, indagato di simulazione di reato e truffa; poi per sono diventati sequestri veri, perch le vittime sono state effettivamente prese in consegna da due gruppi seguaci di Al Qaeda, presenti tra Turchia e Siria. E cos c’ pure l’accusa di terrorismo ed eversione a carico dei due albanesi e un italiano arrestati stamani dai carabinieri del Ros, su ordine della Procura di Roma.

Gli albanesi in carcere

Il giudice dell’indagine preliminare ha mandato in carcere gli albanesi Fredi Frrokaj e Olsi Mitraj, di 42 e 41 anni, e il bresciano Alberto Zanini, 54 anni, perch considerato gli autori – in concorso con altri complici, alcuni dei quali tuttora ignoti – dei rapimenti di Sergio Zanotti e Alessandro Sandrini, entrambi scomparsi in Turchia, il primo a maggio e il secondo a ottobre del 2016, poi segregati in Siria e tornati liberi tra aprile e maggio del 2019. Tre anni e pi di prigionia nonostante all’inizio ci fosse, secondo l’accusa, l’accordo tra rapiti e rapitori per guadagnare e spartirsi i soldi di eventuali riscatti.

L’ex fidanzata di Sandrini: Mi promise 100mila euro per tenere il gioco

Almeno nel caso di Sandrini, il trentacinquenne partito da solo per un’improbabile vacanza ad Adana, nel sud della Turchia, del quale la ex fidanzata ha raccontato agli inquirenti: Prima di partire mi aveva garantito che appena rientrato in Italia centomila euro sarebbero stati miei se gli avessi mantenuto il gioco con la sua famiglia, i giornali e le forze dell’ordine. Sulla base di altre testimonianze gli inquirenti hanno ricostruito che il giovane (al momento del sequestro non aveva ancora compiuto 31 anni) confidava di fare molti soldi con il finto rapimento. Poi si convertito all’Islam.

Le modalit anomale

Le modalit del suo prelevamento sono molto simili a quelle con cui era sparito dalla circolazione l’imprenditore – sempre bresciano: tutte le trame sono riconducibili alla citt lombarda, dove risiedono anche gli indagati stranieri – Sergio Zanotti, oggi sessantunenne, partito per Antiochia con l’intenzione di trovare e commercializzare dinari iracheni ormai fuori corso, dell’era di Saddam Hussein. Modalit simili e considerate anomale dagli investigatori del Ros dei carabinieri e dello Sco della polizia, coordinati dal sostituto procuratore romano Sergio Colaiocco: dalla comune origine geografica delle vittime al modo in cui sono stati prelevati, senza agguati e narcotizzati subito dopo essere finiti in mano ai banditi. C’ anche un terzo tentato sequestro che sarebbe stato pianificato dalla stessa banda italo-albanese in raccordo con i complici in Turchia, di un altro imprenditore di Rezzato (sempre in provincia di Brescia), che per al momento della partenza non si presentato all’aeroporto; fallito quel tentativo, la banda ha poi ripiegato su Sandrini, che agli inquirenti avrebbe taciuto il presunto accordo con i rapitori parlando di un viaggio con scopi esclusivamente turistici, in un periodo buio della mia vita.

Indagati anche un italiano e quattro stranieri

Il ruolo centrale nell’organizzazione dei due sequestri (pi quello fallito) viene attribuito a Fredi Frrokaj, che non solo ha avuto contatti le vittime prima del rapimento, ma a sequestri avvenuti e in corso si occupato di dare o far avere soldi (alcune migliaia di euro, per ci che l’indagine ha potuto ricostruire) alla figlia di Zanotti e all’ex fidanzata di Sandrini. L’obiettivo di questo “mantenimento” occulto di familiari o persone legate agli ostaggi era di alleggerire la loro apprensione, in modo che non fosse troppo intenso e invasivo l’impegno delle autorit di polizia e diplomatiche. Nonostante ci, l’attivit dell’intelligence italiana riusc a far liberare i sequestrati, nonostante il caso di Zanotti avesse destato da subito molti sospetti. A tenerlo segregato, dopo il rapimento in Turchia, sarebbe stato il gruppo jihadista siriano Jund Al Aqsa, che l’ha liberato senza aver raggiunto apparenti obiettivi politici, quindi possibile che sia stato pagato un riscatto. Sandrini invece finito nelle mani del Turkestan Islamic Part, di ispirazione qaedista, che avrebbe ottenuto (oltre a un ipotetico bottino) un riconoscimento da parte del regime siriano in funzione anti-Isis. Oltre ai tre arrestati e a Sandrini, nell’inchiesta sono indagate altre sei persone: un altro italiano residente in Germania, un albanese, due siriani, un egiziano e un marocchino che avrebbero partecipato alla preparazione e poi alla gestione dei viaggi tramutatisi in sequestri di persona. Pianificati e organizzati in alcuni bar di Brescia.

30 marzo 2021 (modifica il 30 marzo 2021 | 09:35)

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