Lucia Pirolo la dottoressa che fa i vaccini a domicilio

Lucia Pirolo, la dottoressa che fa i vaccini a domicilio con la vecchia Giardiniera del padre- Corriere.it

Indossa il camice bianco alle otto del mattino. Se ne libera alle dieci di sera, quando le resta a malapena il tempo di cenare e andare a letto. Questa è la giornata tipo del medico di base Lucia Pirolo. Che da domenica scorsa ha iniziato a vaccinare a Belluno i suoi pazienti a domicilio. Anziani che per motivi di salute non possono uscire dalle loro abitazioni.

La vecchia Cinquecento

Se ne va in giro per la città e nei paesini della provincia a bordo di una vecchia cinquecento familiare, Giardiniera, con una croce rossa sui fianchi. Lo sguardo è sempre proiettato sull’orologio. «Con una fiala posso vaccinare dieci persone e il tempo a disposizione è di sei ore. Ogni minuto perso deve essere recuperato». Da sola non potrebbe farcela. «Se riesco a lavorare così tanto lo devo a mio padre che mi aiuta a vaccinare, mia madre che mi prepara da mangiare e mio marito che pazientemente mi aspetta per la cena. Alle dieci». Quando la chiamiamo al telefono sono quasi le otto di sera. «Sì, ho smesso da poco. Per oggi ho finito di vaccinare ma non di lavorare». È al volante della sua auto, sta rientrando a casa dove l’attende un altro compito: rispondere alle email e telefonare ai suoi pazienti. «Per certi versi è un momento piacevole perché comunico loro la buona notizia».


Le lacrime

La buona notizia è il vaccino. «Quando mi vedono con la fiala si commuovono. Si tratta di anziani che non prendono una boccata d’aria da molti mesi per paura di essere contagiati. Con il vaccino possono ritornare a fare una passeggiata per strada, rivedere i nipoti ed essere più tranquilli con i figli. Una signora aveva 37 e mezzo di febbre. Le ho detto che avremmo dovuto rinviare la vaccinazione. C’è rimasta molto male, era disperata, mi ha supplicato di farglielo lo stesso». L’attesa è vissuta dagli anziani come il tempo in cui si avvicina una speranza. «Un’altro mio paziente ha avuto un ictus, ha una neoplasia in stato avanzato, è da settimane che parlavamo del vaccino. Così quando mi sono presentata con la fiala si è commosso».

Il problema nazionale

L’azienda sanitaria di Belluno (Ulss 1 Dolomiti) ha programmato la vaccinazione a domicilio per numerosi «non ambulabili». E ha coinvolto i medici di base. Forse sottovalutato o non adeguatamente affrontato, il problema dei «non ambulabili» non è bellunese ma ha dimensione nazionale. In molte zone italiane è ancora alto il numero degli anziani immobili a casa senza vaccino. In una città come Bologna, che a sentire i responsabili sanitari locali è tra quelle con il più alto numero di vaccinati, ci sono circa 4 mila anziani con invalidità, chiusi nelle proprie abitazioni, in attesa. Molti sono i casi di over 85 che da febbraio aspettano una chiamata. E non sanno quando verrà.


Con il padre

La lista

Nel suo elenco Pirolo ha persone di età compresa tra 70 e 79 anni. La dottoressa è figlia di un noto medico di base, di nome Giulio, in pensione da luglio. «A Belluno le Asl ci hanno chiesto una mano. E io ho dato la mia disponibilità. Come hanno fatto altri dottori». Per vaccinare a domicilio occorre avere e dare tempo. «Mi serve una mattinata o un pomeriggio solo per quello. Devo spostarmi da una casa all’altra, il calcolo dei minuti è imprescindibile. Mi sono organizzata: domenica mattina faccio una zona del territorio, il pomeriggio un’altra, poi mi muovo anche il sabato o il venerdì pomeriggio». In tre giorni ha già vaccinato venti pazienti. «Perché giro con una vecchia cinquecento? Mio padre ha la passione. E gli anziani quando mi vedono girare con quest’auto sorridono. Diventano nostalgici. Affiora il loro passato». Domani Pirola ricomincia. Altri anziani l’aspettano. «È bello vedere i loro occhi. Ma resta un periodo difficile». Poi precisa: «È stato un periodo difficile. Io ricordo ogni singola chiamata per il Covid, ogni singolo istante, ogni decisione che ho preso».

31 marzo 2021 (modifica il 31 marzo 2021 | 21:56)

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