Mancini vede Lippi puo agganciarlo a quota 25 gare utili

Mancini vede Lippi: può agganciarlo a quota 25 gare utili ma oggi serve vincere

In Lituania campo sintetico, stanchezza e tanti dubbi di formazione, ma il c.t. azzurro guarda lontano: “Spero di riconoscermi in Marcello fra due anni: avremmo fatto anche noi qualcosa di importante”

Raggiungere uno che il Mondiale lo ha vinto, camminando (anche) verso un Mondiale: con tutti i distinguo del caso, Roberto Mancini potrà prenderlo come un buon auspicio se stasera, alla terza partita in sette giorni, tutto andrà bene in Lituania. Che poi “andar bene”, in questo caso, sarebbe anche un pareggio, ma a lui non può bastare: la classifica del girone di qualificazione pretende altro. Per qualunque c.t. azzurro ciò che ha fatto Marcello Lippi su quella panchina è stato, e sarà, una pietra di paragone. Uno specchio che rimanda un’immagine di successo: anche il Mancio sta cercando di lucidare la sua, e ci sta riuscendo piuttosto bene. Almeno da 24 partite consecutive, e sono state molte di più le vittorie (19) dei pareggi (5). Dunque manca un passo per raggiungere Lippi, che arrivò a quota 25 fra il 2004 e 2006, vetta toccata in una notte di luglio a Berlino. Amichevoli a parte, il suo fu un cammino solo mondiale, compresa la fase finale: quello di Mancini è stato più “misto”, e la strada con destinazione Qatar è stata appena imboccata. Non ha senso pesare le due serie, dunque neanche il numero di vittorie (15 per Lippi). Non ha senso cercare un confronto assoluto fra epoche diverse, per valutare i due record che il Mancio ha già battuto: i 67 punti dopo 29 partite da c.t. (contro i 61 di Lippi) o il 69% come percentuale delle vittorie rispetto alle panchine (20 su 29), superiore al 66% di Pozzo e al 64% di Sacchi. Medie calcolate però su 95 e su 53 gare disputate, molte di più: di strada ce n’è ancora molta da fare.

Vincere con pazienza

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Mancini se lo dice da solo, ma dice pure che un senso sicuramente c’è nello scorgere anche Lippi all’orizzonte del suo progetto: “Se siamo vicini a uno che ha vinto il Mondiale, vuol dire che stiamo facendo un buon lavoro. Io e Lippi abbiamo giocato entrambi nella Sampdoria, che è sempre una bella cosa, ora cerco di seguirlo nel far nascere una squadra molto forte lavorandoci nel tempo. Spero di riconoscermi in lui fra due anni: vorrebbe dire che abbiamo fatto anche noi qualcosa di importante”. Un gradino alla volta, e per salire quello di stasera a Vilnius sarà importante mettere bene il piede, per non inciampare: “Siamo qui per vincere, ma la Lituania si chiuderà, non ci darà spazi per farci giocare. Squadra fisica, difende bene, cerca il contropiede: dovremo rispettare il loro calcio avendo pazienza, senza forzare mai le giocate”.

La trappola sintetico

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E schivando i due trabocchetti che Mancini non si nasconde: il campo e la stanchezza. Il prato dello stadio LFF di Vlinius è ad alto tasso di sinteticità, lo strato di pallini di gomma — con rimbalzi anomali conseguenti — è stato subito ben visibile agli azzurri ieri pomeriggio, appena assaggiato il terreno: “È un’insidia, ma abbiamo due allenamenti per abituarci”. Il c.t. mai come stavolta tirerà le somme solo in extremis, stamattina, dopo aver verificato le condizioni fisiche di tutti nell’unica seduta al completo. Anche ieri, recupero senza partitella per tanti: Acerbi, Bonucci, Chiesa, Belotti, Sensi, Barella, Spinazzola e Insigne. Possibile debutto per Toloi, da terzino destro (in alternativa a Di Lorenzo) o da centrale: “Ci siamo conosciuti meglio, ora dobbiamo vederlo”. Pellegrini ancora mezzala: “Da esterno alto no, perlomeno all’inizio”. Un’altra chance per Chiesa: “Per noi è molto importante: incute paura e ha sempre una doppia marcatura”. Probabile riposo, come per Bonucci, anche per Insigne: “Ha giocato due gare intere e molto faticose”. Il vero dubbio è il centravanti: “Devo vedere come stanno Immobile e Belotti”. E l’ipotesi Bernardeschi “falso nove” “è un’idea sempre attuale: vediamo se dall’inizio o a partita in corso”.


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