Doping Epo la confessione di De Bonis Lo sponsor Adesso

Doping Epo, la «confessione» di De Bonis. Lo sponsor: «Adesso gli faremo causa»

Il giorno successivo all’annuncio da parte dell’Unione ciclistica internazionale (Uci) della sua positività all’Epo, il ciclista Matteo De Bonis ha incontrato la società Vini Zabù nella sua sede sul San Baronto, a Pistoia. E, fanno sapere dal team, avrebbe confessato il «fatto contestato» in un’atmosfera di «piena collaborazione», decidendo inoltre di non chiedere le controanalisi alle quali ha diritto.

Nel primo pomeriggio, accompagnato dal padre, il corridore 25enne di Gaeta ha parlato per qualche ora con la dirigenza, alla presenza del suo legale e di quelli della squadra, rendendo noti nel dettaglio i contatti e le modalità di assunzione dei prodotti incriminati. Ha messo nero su bianco le persone e le strutture coinvolte che, secondo quanto riferito dalla stessa Vini Zabù, sono del tutto estranee alla società.

Da una prima ricostruzione emersa durante la riunione, sembra che l’assunzione dell’Epo sia avvenuta nei giorni precedenti alla partenza per il ritiro con i compagni, iniziato il 19 febbraio, 72 ore dopo i controlli ai quali è risultato positivo. «Matteo De Bonis — si legge in una nota della società — si è dimostrato disponibile a collaborare fornendo la propria versione dei fatti e prendendosi la completa e personale responsabilità per quanto accaduto».

Adesso la dichiarazione sarà spedita all’Unione ciclistica internazionale, alla quale spetterà prendere i provvedimenti nei confronti dell’atleta — per il momento sospeso dall’attività — e anche della Vini Zabù, che trovandosi di fronte al secondo caso di doping (il primo risale all’ottobre dello scorso anno) in meno di dodici mesi rischia una maxi-squalifica, che potrebbe estrometterla dal Giro d’Italia in partenza l’8 maggio, per il quale aveva ricevuto una wild card.

Dal San Baronto, però, ribadiscono la totale estraneità nell’accaduto e sperano che la stretta collaborazione con l’Uci sul caso De Bonis, con tanto di nomi e cognomi delle figure interessate, possa portare a una «punizione» tutto sommato accettabile. In parallelo, poi, andrà avanti il lavoro del Nas di Firenze.

Sul registro degli indagati sono finiti il direttore sportivo Luca Scinto, di Fucecchio, e il general manager, romano, Angelo Citracca, mentre per altre ventidue persone non indagate ma comunque legate alla Vini Zabù sono scattate le perquisizioni. Sul conto dei primi due, ricorda il team, si era già indagato nei giorni successivi alla positività all’ostarina (un anabolizzante proibito) di Matteo Spreafico emersa nei controlli del 15 e 16 ottobre durante il Giro d’Italia. Infine, nel 2013, tra le fila dei pistoiesi si erano verificati altri due casi di doping.

Sulla vicenda è intervenuto lo sponsor Valentino Sciotti, presidente di Fantini Wines che ingloba il marchio Zabù. «Ci siamo presi 24 ore per capire cosa fosse realmente accaduto ma, non avendo avuto smentite di sorta — spiega — il nostro legale ha avuto mandato di perseguire l’atleta Matteo De Bonis nelle sedi giudiziarie» per avere conto di «azioni che danneggiano la nostra immagine e quella dello sport in generale per trarre un mero vantaggio personale». «Siamo confidenti — ribadisce Sciotti — che l’Uci farà i dovuti accertamenti e che si determinerà l’estraneità del team».

Nella stessa direzione si è mossa la società ciclistica di Pistoia, che comunica di aver «già conferito mandato ai propri legali per la tutela dell’immagine e della reputazione della squadra». L’unico a non aver preso la parola ieri è stato proprio il giovane ciclista, che non ha voluto rilasciare dichiarazioni né tramite il padre né tramite il suo avvocato.

1 aprile 2021 | 09:04

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