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“Settore sta morendo per mancanza di aiuti”

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“C’è bisogno di un nuovo patto sociale ove Governo, imprese e sindacati lavorino assieme per la ripresa economica. Il comparto del turismo e del commercio, e quello alberghiero in particolare, stanno vivendo il dramma di una morte annunciata con piccole e medie imprese del settore che, giornalmente, chiudono definitivamente i battenti. Leggiamo ogni giorno che molte realtà del commercio al dettaglio scompaiono, basta fare una passeggiata per le vie dei centri storici delle nostre città e contare quanti negozi sfitti sono presenti: questo è l’effetto della mancanza di turismo. Dove si collocheranno i 3,9 milioni di lavoratori del turismo, una volta persa l’occupazione?” Il Comitato Spontaneo Albergatori Romani dopo aver scritto al Governo Conte e successivamente a quello di Draghi, torna a far sentire la sua voce con una nuova richiesta, stavolta rivolta anche a tutte le rappresentanze sindacali, affinché le stesse si facciano portavoce di aiuti specifici per il settore turistico.


“Aiuti sempre promessi però mai erogati – lamentano gli albergatori romani -, ma assolutamente necessari per la sopravvivenza delle nostre realtà, e fondamentali per la salvaguardia e il mantenimento di milioni di posti di lavoro. Richiediamo quindi la vostra collaborazione al fine di ottenere: nuovi aiuti per le imprese e, in particolare, per quelle in locazione che dopo un anno di inattività e incassi a zero non possono essere abbandonate e costrette alla chiusura; serve quindi un rinnovo del credito di imposta sulle locazioni ed un suo incremento all’80% almeno fino a fine 2021”.

“In virtù del fatto che il 70% degli alberghi sono in locazione, oggi serve più che mai – sottolineano gli albergatori romani – che il Governo diventi arbitro nella partita ‘Proprietari e Affittuari’ per dare nuove regole del gioco ai contratti commerciali, portando i proprietari, con una legge apposita, a riconoscere lo stato di crisi e a ridurre così temporaneamente i canoni del 50% fino a dicembre 2022, sulla base delle nuove logiche di mercato e non fare il Ponzio Pilato di turno rimandando le decisioni in merito alla magistratura, che dovrebbe con sentenze rivoluzionarie aprire la via a un nuovo percorso che lo Stato non ha avuto il coraggio di tracciare”.

“Quando si presenta una nuova necessità, qualsiasi governo si deve attivare nel superare immobilismi e rispondere con efficacia trovando soluzioni idonee, che evitino di perdere posti di lavoro e di spendere risorse nell’assistenzialismo che non potrà comunque essere infinito. La crisi economica – osserva il Comitato Albergatori Romani – perdurerà anche dopo la fine di quella pandemica e gli aiuti sulle locazioni tramite i crediti di imposta non potranno essere erogati a lungo, servono, quindi, nuove norme che accompagnino le imprese in locazione durante il difficile periodo post pandemia che ci attende. Gli alberghi chiudono, le attività commerciali chiudono, chi ci salverà dalla desertificazione imprenditoriale?”

Gli imprenditori romani chiedono inoltre “defiscalizzazione temporale, sia per il mantenimento dei posti di lavoro che per le nuove assunzioni, con il pagamento puntuale degli ammortizzatori sociali. Si è parlato tanto di ‘riconversione delle aziende’ in tempo di pandemia, gli alberghi non hanno possibilità di riconvertirsi, radicati come sono sul territorio e, quindi, necessitano di un aiuto concreto e tangibile che possa dapprima farli resistere e poi ripartire”.

E poi: “nuovi finanziamenti garantiti dallo Stato con una percentuale a fondo perduto, a fronte del mantenimento e incremento dei posti di lavoro: il debito pubblico, assieme a quello privato, è diventato impagabile, poiché eccessivo e non possiamo pensare di lasciare alle prossime generazioni un fardello così pesante. Ci vuole un nuovo ‘Piano Marshall’, come quello che ha permesso all’Italia di ripartire dopo la Seconda guerra mondiale con la partecipazione e contributo di tutte le parti sociali. Siamo certi che accoglierete positivamente la nostra chiamata”, concludono gli albergatori nella lettera inviata a Fisascat Cisl Roma, Filcam Cgil Roma, UilTucs Roma, Flaica Roma.





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