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Usa, a marzo creati 916.000 posti di lavoro, disoccupazione scende al 6%

Usa a marzo creati 916000 posti di lavoro disoccupazione scende
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New York – Quasi un milione di posti di lavoro creati negli Stati Uniti in un mese, per l’esattezza 916.000. Mai così tanti dallo scorso agosto, durante la prima ripresa dalla pandemia poi arenatasi davanti a nuovi colpi del coronavirus. In marzo la crescente campagna di vaccinazione e un’accelerazione nella riapertura delle attività economiche su scala nazionale, anche quelle più colpite, ha restituito quella che viene considerata come una convinta spinta all’occupazione. Il tasso di senza lavoro è sceso al 6% dal 6,2% di febbraio, quando erano stati creati 468.000 impieghi, dato rivisto a sua volta al rialzo dai 379.000 stimati inizialmente. Un maggior numero di americani il mese scorso ha anche ripreso a cercare attivamente lavoro.

Assunzioni nei servizi

La riscossa occupazionale – migliore delle attese di circa 600.000 nuovi posti – ha interessato quasi tutti i settori. Ospitalità e ristorazione, in particolare hanno ritrovato 280.000 buste paga. Le costruzioni (+110.000 posti) e il manifatturiero (+53.000 impieghi), con l’eccezione dell’auto, hanno assunto. L’istruzione, pubblica e privata, ha ripreso quasi 200.000 posti di lavoro. I guadagni sono stati “ampi in marzo” e trainati da settori quali “tempo libero e ospitalità, istruzione, costruzioni”, ha confermato il Dipartimento del Lavoro.

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Continua ripresa

Il dato potrebbe essere un segnale di continua ripresa, con i sondaggi tra gli analisti che, se non ci saranno passi falsi, prevedono un incremento mensile medio superiore al mezzo milione di impieghi nell’arco del prossimo anno, vale a dire sei milioni di posti creati. Un record da decenni. Nel secondo e terzo trimestre del 2021 la creazione di buste paga potrebbe anche superare le 700.000 al mese. E il Pil americano potrebbe crescere quest’anno al passo del 7 per cento. L’ottimismo è però temperato dalla realtà che neppure questo sanerà del tutto le ferite lasciate dalla crisi, che ha visto tuttora la scomparsa di circa 8,4 milioni di impieghi dal febbraio dell’anno scorso. Un recupero completo potrebbe dover aspettare almeno la seconda metà del 2022.

Gli aiuti in arrivo

L’arrivo di nuovi stimoli e aiuti economici, a cominciare dal pacchetto da 1.900 miliardi di dollari da poco varato da Casa Bianca e Congresso, dà fiato al recupero. I consumi, oltre due terzi dell’economia Usa, dovrebbero trarne vantaggio. Un eventuale decollo di grandi investimenti infrastrutturali da oltre duemila miliardi nei prossimi mesi, proposti dal Presidente Joe Biden, potrebbe avere a sua volta un impatto significativo sulla creazione di impieghi nel più lungo periodo.

La Fed resta accomodante

Per continuare a sostenere la ripresa, anche la Fed appare determinata a mantenere per il prevedibile futuro una politica monetaria accomodante, con tassi di interesse a zero e acquisti di asset. Nel suo ultimo vertice ha indicato di non aver fretta di far scattare strette, fino a quando avrà ottenuto massima occupazione e inflazione stabilmente al o sopra il target del 2 per cento.



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