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Bologna-Inter, Lukaku sempre decisivo dopo la sosta

Bologna Inter Lukaku sempre decisivo dopo la sosta
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L’attaccante belga è implacabile dopo le pause: punta quota 20 gol. I nerazzurri cercano la nona vittoria consecutiva (che manca dal 2007)

Romelu è il simbolo del potere. E come il potere, logora chi non ce l’ha. Pensateci bene: Lukaku ha logorato la Juve, perché chissà come sarebbe cambiata la storia bianconera (e quella dell’Inter, poi) con un 9 così là davanti. Ha logorato il Milan di Ibrahimovic, perché da quella famosa rissa del derby di Coppa Conte ha guadagnato otto (o forse 11) punti su Pioli. Ha logorato chi lo avrebbe voluto a Sanremo, chi lo ha ceduto e ora si mangia le mani perché così forte non l’ha mai visto, i difensori che non riescono a marcarlo, gli allenatori che cambiano l’atteggiamento della propria squadra, pur di trovare il modo di controbatterlo. Logora pure il pensiero di Mihajlovic, che sì, avrà detto una cosa banale, ma proprio Lukaku (con Lautaro) vorrebbe cancellare dalla lista degli invitati stasera a Bologna. E vorrei vedere: è al belga che si appoggiano i compagni per riprendere la marcia scudetto.

Zitti e mosca

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Lukaku è il simbolo perfetto del Conte pensiero, di quell’allenatore che ieri ha ammonito: “Cosa non dobbiamo fare? Parlare, ecco, non dobbiamo parlare, bisogna stare zitti e fare i fatti”. Nel perfetto stile dell’allenatore, Lukaku fa, non spiega. Come ha raccontato alla Gazzetta Jurgen Klinsmann, Romelu “dà ai compagni più di quello che riceve”. C’è il visibile e l’invisibile. Nella prima categoria ci sono i gol. E gol che pesano. Per Lukaku non c’è stanchezza e non c’è sosta che interrompa il ritmo. Ecco qui, la prova: da quando è all’Inter, dopo le sette pause di campionato attraversate in nerazzurro, Romelu è sempre partito titolare e in sei match ha segnato almeno una rete (nove complessive). C’è forse un motivo per farlo riposare stasera? Mai nella vita. Perché Lukaku è importante anche in quel che meno si vede, peso strategico e persino psicologico dentro tutta l’Inter.

Col Toro

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E infatti Romelu c’è, in campo. Perché già stasera può toccare, per la seconda stagione consecutiva, la vetta delle 20 reti: solo altri sei giocatori dell’Inter ci sono riusciti in passato. gente come Meazza, Amadei, Nyers, Boninsegna, Icardi e Vieri. È il Lukaku più forte di sempre. Che attacca il record personale di ieri in un campionato – 25, con l’Everton – e che punta pure Cristiano nella classifica cannonieri. Lo juventino è quattro passi più su, l’obiettivo nell’obiettivo di Lukaku nella stagione che può rivelarsi quella della vita, se nel mazzo infiliamo anche l’Europeo tra giugno e luglio. Lukaku le mette insieme tutte. E lo fa con Lautaro, il miglior “secondo” attaccante d’Europa. Nessun secondo marcatore ha segnato più del Toro nei cinque maggiori tornei continentali. Siamo a quota 33 in coppia. E attenzione: Lewandowski-Muller sono 12 gradini più su, teoricamente irraggiungibili. Ma l’infortuno del polacco apre la via dell’inseguimento ai due interisti. E Lautaro ha pure il vantaggio di una sosta trascorsa ad Appiano ad allenarsi, cosa che mai gli era capitata da quando è all’Inter.

Caccia alla nona

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Serve una notte di Lu-La piena all’Inter. Serve fare un altro scatto, forse quello decisivo per lo scudetto. In fondo è la filosofia che ben si sposa con quella di Conte: più obiettivi aggiungi lungo il percorso, più su sposti l’asticella, maggiori sono le probabilità di mantenere alta l’attenzione. L’Inter cerca la nona vittoria consecutiva: ai nerazzurri non riesce dal 2007, quando Mancini fissò il record italiano a quota 17. Quella di Bologna servirebbe per scoraggiare le velleità di rimonte dei rivali. E Conte sa cosa vuol dire: con la Juve e con il Chelsea ha sempre comandato e gestito il primo posto nel migliore dei modi. “Dopo la sosta riannodare i fili non è semplice, ma dobbiamo farlo in fretta per ricominciare da dove abbiamo interrotto”, ha ordinato l’allenatore. E sì che la pressione aumenta, ma in fondo vale pure per chi insegue, costretto a non sbagliare: “La pressione è normale, deve esserlo per un club come l’Inter – ancora il tecnico -. Abbiamo una sola strada: pensare a noi stessi, è stato sempre così e così continueremo a fare”. Magari anche facendo ricorso al turnover: “Io alleno tutti nella stessa maniera. Ho delle risorse in mano e cerco di sfruttarle al meglio con le giuste scelte e l’equilibrio: a volte mi danno ragione, altre meno. Ma tutti sono pronto per scendere in campo in caso di necessità”. È una specie di chiamata alle armi. Anche nel girone d’andata Conte arrivò a otto vittorie consecutive, fermandosi con la sconfitta di Genova. Bologna è una specie di cartina tornasole. Per l’Inter, per lo scudetto. E per Lukaku, che non vince un campionato da quando era minorenne: è l’ora, altrimenti l’attesa rischia di logorare anche lui.



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