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La politica italiana farebbe meglio ad andare a scuola dai “Ferragnez”

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Diciamoci la verità: Chiara Ferragni ha espresso quello che molti italiani pensano della Lombardia, ma con più forza e determinazione di quanto sappiano fare diversi politici di professione. E se il tono della voce di chi invoca una svolta nella (ex?) locomotiva d’Italia era già molliccio prima, dopo la visita in loco di Figliuolo e Curcio – coi loro toni paludati – si è afflosciato anche il morale.

L’entrata a gamba tesa della più famosa influencer italiana segue di poche ore quella del marito Fedez sul DDL Zan: dopo quello dell’attacco di panico, il rapper ha infranto un altro tabù machista, parlando apertamente del figlio che gioca con le bambole e del fatto che a lui non creerebbe alcun problema se in futuro volesse anche indossare capi tipicamente femminili.

Nella battaglia per i diritti LGBTQ+ sono scesi in campo anche Mahmood (“Fondamentale approvare la legge Zan”), una durissima Elodie (che ha dato degli “indegni” a chi la avversa) e una ancora più sarcastica Levante, che ha suggerito al Sen. Pillon “non è mai tardi per iniziare un percorso di terapia che la aiuti a comprendere l’importanza dell’altro, il diritto dell’altro a essere chi vuole (liberamente) e il dovere di uno Stato a tutelarne la libertà”.

Prese di posizione che subito hanno conquistato i social in maniera virale, per via del loro carattere spontaneo e della credibilità della quale questi giovani artisti godono, a differenza di molti politici.

“Felice è il popolo che non ha bisogno di eroi”, diceva Bertold Brecht, ma quando si fa fatica a trovare dei semplici punti di riferimento nei quali nutrire fiducia, vuol dire che la crisi è profonda.

E forse sarebbe il caso di imparare qualcosa da questi personaggi, spesso snobbati. Viviamo nell’epoca del “brand activism” (definizione di Philip Kotler, guru del marketing mondiale), nella quale i brand prendono posizione su temi anche divisivi, accettandone il rischio. In questo non c’è differenza tra un’azienda, un’artista e un comune cittadino. Solo i partiti sono rimasti fermi al millennio scorso, spesso anche perché malati di eccessivo realismo e incapacità di entusiasmarsi ed entusiasmare.





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