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mai come oggi la vita trionfa sulla morte- Corriere.it

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Siamo qui, per il secondo anno di fila, a celebrare Pasqua confinati in casa. Ricordiamo ormai come appartenenti a un’epoca lontana le occasioni di festa con gli amici e i parenti; non ci era mai capitato, come in questi giorni, rimpiangere le grandi tavolate o le gite fuoriporta. L’angoscia di questi mesi cos difficili ha dilatato a dismisura la nostra percezione del tempo. Il trauma vissuto in questo anno di pandemia ha spezzato per sempre la nostra vita in un prima e un dopo. Una brusca discontinuit ci ha cambiati, di colpo; qualcosa si rotto irrimediabilmente e il tempo sembra scorrere in maniera disordinata e caotica.

Guardiamo alle nostre vite di pochi mesi fa e ci sembra che siano passati anni. Ci interroghiamo sul futuro con ansia e gi misuriamo le tante cose che sono cambiate e, forse, non torneranno mai pi uguali a prima. Abbiamo vissuto un anno di tempo uscito dai cardini, qualcosa di pericoloso ha sconvolto lo scorrere armonico e regolare delle nostre esistenze e anche le cose pi semplici sono diventate estremamente complicate. Questa Pasqua confinata ci lascia pi tempo per la riflessione. Possiamo usarlo per riscoprire quell’intreccio di antiche tradizioni che ha attraversato i secoli per giungere fino a noi.

Nei riti pasquali ritroviamo le feste della primavera, le cerimonie ancestrali che celebravano la rinascita del mondo, il Sole che riprendeva a salire nel cielo, la natura che si rigenerava. In esse si cuocevano le prime focacce non lievitate, preparate con le spighe d’orzo appena raccolte e si scambiavano uova tinte di rosso, simbolo del misterioso potere di generazione della Grande Madre. Tutto il Mediterraneo ha venerato divinit femminili che garantivano il ritorno del Sole. In alcuni dei loro nomi risuona ancora il richiamo all’oriente, all’est, al posto da cui il Sole riprendeva il suo cammino. Ashtart, adorata dai fenici che diventer l’Ashtoret della Bibbia, o la greca Estia e la romana Vesta. Qualcosa di questo richiamo al luogo da dove rinasce la luce rimasto nelle lingue germaniche che designano la Pasqua come Ostern in tedesco o Easter in inglese. Noi latini abbiamo ereditato la parola dalla tradizione ebraica, dal Pesach, il passaggio dell’angelo sterminatore, che alla vista del sangue dell’agnello cosparso all’ingresso della casa, pass oltre, per colpire i primogeniti delle famiglie degli Egizi. Intrecciandosi con la tradizione cristiana la nostra diventata assieme festa della primavera e celebrazione della resurrezione di Ges Cristo. Ancora una volta si ripropone il tema del risveglio, si celebra la vita che vince la morte, il mondo che si rigenera dopo il periodo buio del freddo e della paura.

Quest’anno possiamo celebrare la Pasqua con la speranza di poterci lasciare presto alle spalle l’immane tragedia che abbiamo vissuto. Ognuno in Italia ha pianto un morto per Covid fra i suoi cari o i suoi pi stretti conoscenti. Non c’ quasi famiglia che sia stata risparmiata, e alcune hanno pagato un tributo davvero terribile. Una comunit intera stata ferita, non ha potuto stare vicino ai propri cari nel momento del trapasso e neanche accompagnarli in un ultimo saluto.

Ma forse possiamo guardare a tutto questo come a qualcosa che stiamo, lentamente, dolorosamente, lasciandoci alle spalle. Assieme a tutte le tragedie di questi mesi l’umanit ha vissuto un’esperienza inedita, che non ha precedenti nella storia. Duramente colpita da un agente patogeno sconosciuto fino a poco tempo prima riuscita in pochi mesi a trovare un rimedio. In un tempo irrisorio, se si considera la complessit dell’impresa, si sono messi a punto una decina di vaccini che vengono attualmente prodotti in miliardi di dosi e distribuiti in tutto il mondo. Ci sono ritardi, complicazioni, difficolt di ogni genere e sono stati commessi anche molti errori ma, grazie alla scienza e alla ricerca, possiamo guardare al futuro con un certo ottimismo. In questo giorno di Pasqua sappiamo che ci potremo riabbracciare tutti, presto.

3 aprile 2021 (modifica il 3 aprile 2021 | 21:31)

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