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Milan-Sampdoria è Ibrahimovic contro Quagliarella: gol senza età

Milan Sampdoria e Ibrahimovic contro Quagliarella gol senza eta
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Milan-Samp sarà anche il duello tra due degli attaccanti più longevi del nostro calcio, che non hanno alcuna intenzione di smettere

La sosta per Rodrigo Palacio durerà ancora un po’: è squalificato e non potrà fare scherzi dell’ex in Bologna-Inter. Senza “El Trenza”, saranno allora Zlatan Ibrahimovic e Fabio Quagliarella i due attaccanti più “datati” a scendere in campo nel 29° turno di Serie A. Uno contro l’altro, in un Milan-Samp che apre la giornata (sabato ore 12.30) e che non sarà proprio all’insegna del nuovo che avanza, almeno per quanto riguarda i bomber. Ibra sarebbe stato il meno giovane in assoluto – “vecchio” non si può dire o ci viene a cercare – in ogni caso, perché è nato qualche mese prima di Palacio. Pioli l’ha trovato “in ottime condizioni”, stando a quanto dichiarato in conferenza stampa alla vigilia. Ma sta bene anche “Quaglia”, dunque sarà duello di grande livello, per palati fini: 77 anni abbondanti in coppia, ma anche 320 gol in Serie A (173 a 147 per il sampdoriano). E i portieri non potranno distrarsi neanche un attimo, nemmeno col pallone a centrocampo: con due così, la giocata capolavoro è sempre dietro l’angolo.

Leader

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Zlatan in questo campionato spacca il minuto: 15 partite e 15 gol, puntuale al timbro del cartellino ogni volta che s’allaccia le scarpe. Quagliarella è a una sola rete dalla doppia cifra: la raggiungerebbe per la quinta Serie A di fila, compiendo un altro passo nella storia della Sampdoria, il club che ha scelto per vivere un finale di carriera al top. A parte il gioiellino Damsgaard, che di certo gli ruberà i segreti in allenamento, l’undici titolare dei blucerchiati è abbastanza esperto e navigato; non così per il Milan, squadra mediamente molto giovane, in cui Ibrahimovic deve fare da totem, da chioccia e da “fratellone”. È una parte in cui il fuoriclasse di Malmoe s’è calato perfettamente, tanto da recitarla anche nella ritrovata nazionale svedese. Un ruolo inedito, per un solista come lui. Ma credibile, a giudicare dai fatti e dai pareri dei compagni.

Futuro

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Sembrano eterni, Ibra e Quaglia. E in un certo modo lo sono. Anche perché, quando si parla di ritiro, rinviano lungo come farebbero gli stopper degli anni Settanta. “Ascolterò il mio fisico e capirò se posso andare avanti un’altra stagione”, è il ritornello che ripetono ogni primavera. In realtà ci hanno pensato entrambi, a mollare tutto. L’hanno ammesso pubblicamente. Ibrahimovic al momento dell’infortunio al crociato col Manchester Utd, durante la lunga e noiosa riabilitazione. Quagliarella più di recente, senza traumi fisici così gravi ma con qualche panchina mal digerita. Poi hanno scelto di proseguire. Rinnovi annuali, con qualche differenza: Zlatan lascia il braccio di ferro col Milan all’agente Raiola, Fabio risponde alla solita domanda del presidente Ferrero (“Te la senti di aiutare la squadra un anno ancora?”). Stili diversi, mondi diversi. Ma stessa classe, senza tempo.



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