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passioni, tic, segreti e amori del campione del futuro- Corriere.it

passioni tic segreti e amori del campione del futuro Corriereit
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La maturit impressionante. Il cappellino con i ciuffi rossi che spuntano ai lati (i capelli saranno da tagliare quando le alette, come le chiama lui, spareranno troppo). L’ennesimo record di precocit battuto. Ora che, grazie alla vittoria bis sul numero 12 del mondo Bautista Agut, Jannik Sinner da San Candido entrato alla strabiliante velocit di 19 anni, 7 mesi e 17 giorni nella prima finale di un torneo Master 1000 della carriera, domenica a Miami contro il polacco Hurkacz (ore 19, diretta su Sky Sport), l’agiografia del barone rosso si arricchisce di una nuova pagina.

Tutto partito sotto le Dolomiti, in Alto Adige, con un giochino da ripetere allo sfinimento nella cameretta. On. Off. On. Off. No, l’impianto elettrico di casa Sinner a Sesto Pusteria nell’autunno del 2008 non presentava nessun problema di voltaggio. Era Jannik che, a 7 anni, aveva una voglia incredibile di giocare a tennis e una fretta indiavolata di imparare — racconta da Brunico il maestro Heribert Mayr —. Non stava mai fermo, n accettava di sbagliare bench fosse agli inizi. Finita la lezione, riprendeva subito in mano la racchetta: palleggiava contro la parete della camera, cercando di centrare l’interruttore.
E i tuoi genitori, Jannik? Mi dicevano basta, di smetterla, per in fondo capivano che a me piaceva il tennis, quindi poi mi lasciavano fare.
Ogni fuoriclasse ha le sue manie. Da bambino Bjorn Borg ripeteva ossessivamente contro il muro il gesto asimmetrico con cui nell’hockey su ghiaccio mandava il disco in rete. Andre Agassi odiava la macchina spara-palle con cui il padre Mike lo obbligava ad allenarsi. Roger Federer si decolorava i capelli e spaccava le racchette. Di Jannik Sinner diremo che accendeva e spegneva la luce.

Prima del tennis, ci fu lo sci: Slalom e gigante, di cui ero campione italiano junior. Mi piaceva Bode Miller — spiega —. Quando ho scelto il tennis tutti mi dicevano: come giochi bene! Io sono stato l’ultimo a crederci: solo adesso sono consapevole del mio talento e delle mie capacit. Ma dello slalom tra le porte larghe gli rimasta addosso l’indipendenza di gambe, che unita alla sensibilit di quei polsi snodabili su cui un giorno bisogner scrivere un peana (l’avventura di Jannik nel tennis che conta, d’altronde, appena cominciata), gli ha permesso le magie della Florida in un grande e afoso torneo, va detto, disertato dai big.

Il ragazzo non ama le interviste, ma molto sveglio e, da subito, ha disinnescato qualsiasi scintilla di polemica sulla definizione di altoatesino o sudtirolese: Chiamami come ti pare, per me uguale. Sono nato a un passo dall’Austria, sono italiano e mi alleno in Italia con coach italiani.
Da buon cucciolo di campione in un Paese che aspetta l’erede di Adriano Panatta da nove lustri, ha gi fatto il suo debutto sulla tv nazionale (a Che tempo che fa su Raidue), in cima a una clamorosa stagione di prime volte (la prima vittoria in un torneo challenger, a Bergamo nel febbraio 2019; il primo Slam a New York, il primo successo Atp a Milano sbranando Next Gen, il torneo dei futuri re), e capisce la curiosit che circonda Maria Braccini, l’influencer di un anno pi grande cui nell’inverno scorso, tra la Liguria e Montecarlo (dove Jannik vive), si legato. Tranquilli — ci ha rassicurato con un sorriso —, la mia priorit resta il tennis.

Un italiano che emani il rovescio come se inspirasse e il servizio come se espirasse, senza alcun sforzo evidente cio, uno dotato di un talento lampante tanto da far sobbalzare Novak Djokovic sulla sedia (La prossima stella del tennis mondiale Jannik Sinner) e capace di un’arrampicata verticale a mani nude di 473 posizioni (il 1 gennaio era 551) nel 2019, uno con un potenziale cos devastante da essere scelto da Rafa Nadal per gli allenamenti nella bolla blindata dell’Australia, uno che a 19 anni ha gi vinto due titoli Atp (qui l’intervista esclusiva al Corriere della Sera dopo il trionfo a Sofia del novembre 2020), insomma, su questi schermi non si era mai visto.
E allora si apprende che gli piacciono il Manchester City e De Bruyne alla Playstation (Perch sa fare i gol da fuori area!), che tifa Milan perch il compagno di accademia con cui divise casa all’inizio a Bordighera era rossonero, che adora il Wiener Schnitzel di nonna Maria e le passeggiate sui sentieri della sua Sesto con nonno Josef, che alle 7 di mattina si metteva in auto per portare il nipote gi al Pustertaler Tennis Service di Brunico, dove il maestro Heribert Mayr fu il primo a notare la facilit dei colpi e degli spostamenti e il maestro Andrea Spizzica a rivolgerglisi in italiano (in casa Sinner si parla il tedesco della valle).

Attaccatissimo alle sue montagne (Lass c’ un’aria diversa, a Sesto mi ricarico ma dopo un po’ non so pi cosa fare…), Jannik vive a Bordighera da quando aveva 14 anni: Lasciare la famiglia non stata una scelta facile ma, sci o tennis, ho sempre voluto diventare forte in uno sport. I miei mi hanno lasciato libero, li ringrazio. Pap Hanspeter fa il cuoco in Val Fiscalina, mamma Siglinde cameriera nello stesso rifugio (Da loro ho imparato il rispetto per il lavoro, che va fatto seriamente ha detto il rosso dopo aver conquistato la finale di Miami), il fratello Mark (tre anni pi grande) nato nel ‘98 a Rostov sul Don, in Russia. stato adottato dai Sinner quando pensavano di non poter avere figli. Poi il 16 agosto 2001 la cicogna ha portato il Barone Rosso. E nel fagotto c’era avvolta una racchetta.
Da luned sar numero 21 del ranking se perder con Hurkacz, numero 14 se vincer. Un’enormit. Ed solo l’inizio.

3 aprile 2021 (modifica il 3 aprile 2021 | 14:44)

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