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Sportweek: la famiglia immaginaria e quei 125 anni di emozioni

Sportweek la famiglia immaginaria e quei 125 anni di emozioni
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Padre, madre e due ragazzi in DAD si mettono a leggere la collezione del quotidiano: così proviamo a ripercorrere le prime pagine di un giornale storico. Partendo dal 10 luglio 2006 quando il rigore di Fabio Grosso…

Valerio Piccioni

A casa sua, mamma e papà hanno cominciato negli ultimi giorni a parlare di un numero: 125. Lui non ha capito bene di cosa si tratti, ma deve avere qualcosa a che fare con quella specie di luogo delle favole per i suoi genitori che c’è al piano di sotto: la collezione della Gazzetta dello Sport. Per lui tutta quella carta ha poco senso, molto meglio avere il mondo dentro una tasca: nel suo smartphone c’è tutto, Gazzetta compresa.

Ma è un pomeriggio strano, tutti questi giorni senza uscire, tutta questa Dad che non se ne può più. L’idea gli viene all’ingresso dove ci sono quattro poster di altrettante prime pagine, tutte rigorosamente rosa. La sua è del 10 luglio 2006, il giorno dopo quello in cui è nato e in cui Fabio Grosso ha segnato alla Francia il rigore che ci ha fatto campioni del mondo. Vicino c’è la Gazzetta del 14 agosto 2008, la data di nascita della sorella il giorno dopo l’oro della Pellegrini: “Per fortuna che abbiamo FEDE”. La “testona della storia” come diceva l’idolo di famiglia nel commento di quel giorno, poi però la sorella è finita sotto rete e oggi ha pure l’esenzione per giocare il suo campionato di pallavolo mentre lui, judoka, è fermo ai box.

panatta e il cile

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Mica è finita, però, più sotto c’è la storia di mamma, che nella carta di identità ha il 6 agosto 1978: “Simeoni, il mondo applaude. L’abbraccio di mamma e papà dopo il 2,01”. Il record di Sara, l’atleta del secolo. Manca solo il papà. A lui è toccata la vittoria di coppa Davis, 1976, Cile battuto. Su quella prima pagina bisogna interrogare il nonno che quella storia l’ha raccontata un centinaio di volte. “La Gazzetta era contraria, non voleva che andassimo a giocare per protesta contro la dittatura di Pinochet. Poi, proprio pochi giorni prima, cambiò il direttore, arrivò Gino Palumbo e lui disse: rispetto la redazione, però io non sono d’accordo, lo Stato non può dire allo sport intanto vai tu che ti raggiungo”. Fatto sta che Panatta, Bertolucci, Barazzutti e Zugarelli andarono e vinsero.

dio di maratona

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Fatto sta che al ragazzo viene voglia di scendere giù e fa una cosa che non gli era mai capitata: sfogliare la Gazzetta, la Gazzetta di carta. Incredibile: al tatto gli piace, e allora prende a vedere titoli di qua e di là. Vede la collezione del 1896 e fa una scoperta: il giornale è verde, diventerà rosa solo all’inizio del 1899. Poi a forza di sfogliare finisce a un signore che dice “G’hoo vist più”. Un certo Carlo Airoldi che s’imbestialisce perché non gli hanno fatto correre la maratona dell’Olimpiade di Atene, cominciata appena tre giorni dopo la nascita della Gazzetta. Ha guadagnato dei soldi, è un professionista. Trova due foglietti spiegazzati con alcune date scritte. Sembra una caccia al tesoro. Che lo porta da Dorando Pietri e il suo arrivo barcollante, ma quello sì che lo conosce, legge la cronaca e scopre che la Gazzetta protesta per “l’assenza totale di organamento e di preparazione specifica”. Dal 1908 fa quasi un secolo e la traccia lo fa tornare ad Atene, scopre un’altra Gazzetta storica, quella del trionfo olimpico di Stefano Baldini nel 2004: “Dio di Maratona”.

sensazionale

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Poi torna indietro, scopre che di calcio non si parla quasi mai, legge tutto di un fiato della nascita del Giro d’Italia, che la Gazzetta lancia in fretta e furia per evitare che il Corriere della Sera porti via l’idea: “Ora è arrivato il momento di agire”. E cominciò una lunga storia. Intanto sono tornati a casa la mamma e la sorella. Lo trovano lì e si stupiscono: “Che ci fai qui?”. “Mamma, raccontagli quando hai fatto lezione su quel canadese?”. Lei è professoressa di educazione fisica, nell’era della Dad, ha sostituito la palestra con la storia dello sport. Un attimo e tira fuori un’altra prima pagina della Gazzetta: 1981, stadio dei Marmi di Roma, una gara paralimpica quando ancora questa parola non la conosceva nessuno, il tipo si chiama Arnold Boldt: “Sensazionale. Ha una sola gamba e salta 2.04”. Un giorno rivoluzionario, un’impresa che vale un titolo del Tg1, che cambia lo sport.

Ali, Pietro e Valentino

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Ora è arrivato il papà. “Vi ricordate quando abbiamo votato?”. Ma sì, l’elezione del personaggio-prima pagina dei 120 anni della Gazzetta. Il papà aveva fatto votare a tutta la famiglia Pietro Mennea, ma aveva vinto Valentino Rossi. I giornalisti, però, scelsero Muhammad Ali. Ne era passato del tempo da quell’inserto rosa, parecchio scolorito, hanno anche quello, in cui elogiando Jesse Owens e le sue vittorie di Berlino ’36, si diceva: “Se non fosse negro, sarebbe un bellissimo ragazzo”. La follia. Ali batté Maradona. Maradona. “Ti ricordi – fa alla moglie – di quel tipo che ci raccontò di aver trovato miracolosamente la linea per chiamarlo?”. “Avevamo messo un segno sulla collezione dell’81”. Trovata. Il titolo: “Anche un re del calcio – diceva Diego – deve restare servo del pubblico”. Erano i tempi in cui la Gazzetta offriva ai lettori la possibilità di telefonare ai campioni. Al mitico Enzo Ferrari fu chiesto: “Ma perché lei gira in 131 e non in Ferrari? Più comoda?”. “No – rispose il Drake –. Perché per la mia vita è più prudente una macchina meno veloce”.

francescoro

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I ragazzi se ne sono andati di sopra, ma loro continuano a sfogliare. Ricordano quel titolo maledetto, “Pantani se n’è andato”, la morte del Pirata, quando passarono San Valentino in montagna. E poi dei giorni in cui la loro scuola raccolse l’invito della Gazzetta per raccogliere materiale sportivo per la città sotto assedio. “Buon Natale Sarajevo!”. O la tesina che lei fece in facoltà sui pregiudizi contro le donne nello sport e citò la prima giornalista sportiva della Gazzetta, Rosanna Marani, che nel 1973 aveva spiazzato tutti con uno scoop da applausi, un’intervista a Gianni Rivera in un momento in cui non parlava mai. “E ti ricordi quando la nonna era a Selva di Val Gardena e ascoltò l’intervista che l’inviato della Gazzetta fece a Pertini dopo il Mondiale dell’82? Quando lui gli rimproverò tutte le critiche dei giornalisti in Spagna? Io mi dicevo, ma lasciategli finire questi benedetti Mondiali!”. “E chi è che ci raccontò di Cannavò, direttore della Gazzetta, che si spacciò per il papà di Jury Chechi per andare ad abbracciarlo ad Atlanta dopo l’oro agli anelli?”. “Invece ti ricordi quando feci leggere in classe di quella partita di pallavolo in Afghanistan vicino a un ospedale di Emergency?”. Sul tavolo, fuori dagli scaffali, c’è un numero di Sportweek: “FrancescOro”. L’intervista al Papa. E vicino un ritaglio di quegli auguri del Pontefice ad Alex Zanardi dopo l’incidente in quel 2020, disgraziato proprio in tutto. Poi un’altra prima pagina: “Il ragazzo del gol”, con la gioia di Paolo Rossi. Pensano poi a una sera, poco prima del lockdown, quando s’erano messi a litigare di brutto sull’“Addio Kobe” del giorno della morte di Bryant: lei diceva che ci voleva una pagina intera, se ne andava un mito, lui che non vedeva lo scandalo perché bisognava dare comunque alla gente la cronaca della domenica.

ha tanto lavoro

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I ragazzi sono tornati e hanno scoperto anche un poster pubblicato per i 110 anni, nel 2006. La Comaneci, Jabbar, Senna, McEnroe, Schumacher, Jordan, Bubka, la Compagnoni… Il ragazzo, nato la notte del cielo azzurro sopra Berlino, si incuriosisce di fronte a un fioretto e a una maschera. “Valentina Vezzali, sei medaglie d’oro alle Olimpiadi”, suggerisce la mamma. “E ora che fa?”. Il padre riflette un po’ per rispondere e poi con un sospiro pensando anche alla sua palestra chiusa e agli impegni che aspettano la neosottosegretaria, se la cava così : “Ha tanto lavoro”.

N.B.: La famiglia che ci ha aiutato a viaggiare nella storia della Gazzetta, è immaginaria. Ma neanche tanto. Anzi, è probabile che ce ne siano diverse in giro. Famiglie di tutti i tipi e di tutte le Italie. Famiglie che vogliono continuare a vivere, a sognare, a entusiasmarsi per lo sport. È a loro che è dedicato questo racconto.



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