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per diventare grande deve battere un amico- Corriere.it

per diventare grande deve battere un amico Corriereit
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Eravamo quattro amici al bar. Jannik Sinner, reduce dal kappa di febbraio a Montpellier con Bedene, coach Riccardo Piatti e i due attendenti — Andrea Volpini, a Miami con l’azzurro, e Christian Brandi — che viaggiano per tornei con il barone rosso quando il boss rimane all’Academy di Bordighera. Piatti racconta: In Francia, Jannik non mi era piaciuto: ha giocato male. Nulla di preoccupante: ci sono momenti, nella crescita di un giocatore, in cui tra vincere e migliorare si perde di vista il miglioramento. Gli ho ricordato il mantra: vinca o perda, deve sempre comandare il punto, soprattutto nei game di risposta, quando in difesa. A Marsiglia ha perso da Medvedev, che poi ha vinto il torneo; a Dubai da Karatsev, re degli Emirati. Facciamo uno step in pi, ci siamo detti. A Miami non andranno i big? Benissimo, allora proviamo a vincerlo noi, questo Master 1000 snobbato dagli altri.

L’impresa in Florida, la prima finale della carriera in un Master 1000 (la seconda di un italiano dopo Fognini a Montecarlo 2019), nata cos: dalla voglia di spostare i limiti di Jannik un po’ pi in l. Stai sicuro che Sinner non si tira indietro, mai. agonista dentro — spiega Piatti —. A Sesto Pusteria era il bambino che saliva in cima alla montagna e si buttava gi con gli sci. Questo coraggio se l’ portato dietro: non ha paura di niente, all’Elba si tuffa dagli scogli pi alti, va in campo per vincere. E non lascia mai le cose a met. Perch si diverte. Sta realizzando tutti i suoi sogni sportivi. A volte sembra morto: con Khachanov al terzo turno, con Bautista in semifinale. E invece l che combatte: nella lotta, si esalta. E se la gode.

Quante cose stiamo scoprendo in corso d’opera del ragazzo che sfreccia verso la vetta del tennis (top 15 se si annetter Miami, top 25 se invece si arrender a Hurkacz) e verso le Atp Finals di Torino alla straordinaria velocit di 19 anni, 7 mesi e 19 giorni. Il rovescio naturale pilotato dai polsi snodabili, il cross stretto di dritto su cui edificare gli schemi pi proficui, la testa gi da adulto, d’accordo. Ma anche il rifiuto di arretrare di un centimetro, come se i rimpianti per un teenager fossero peccato mortale ( predisposto a restare nel presente: n ieri n domani, per Jannik esiste solo l’oggi dice Piatti), e il grande rispetto del lavoro, suo e del team: stato educato cos. Con i genitori ho un accordo: restituirglielo tale e quale arrivato a 14 anni a Bordighera. Parlava pochissimo italiano, strabordava gi di talento ma senza ordine n logica. Cinque anni dopo un fuoriclasse (Pu sbagliare, a 19 anni un suo diritto. Ha 69 match nelle gambe, deve arrivare a 150. Gli manca l’esperienza ma non deve mai, mai, subire l’avversario) e un uomo in fieri (La fidanzata la sua boccata d’ossigeno: gli permette di distrarsi, uscire dall’ambiente, parlare d’altro, divertirsi, non essere monomaniaco e monotematico).

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Un campione annunciato


Hurkacz, polacco di Wroclaw, classe ‘97, quasi due metri, n.37 del ranking, il compagno di doppio (Jannik non lo vorrebbe fare ma io lo costringo perch gli fa bene per il gioco di rete spiega il coach) e il miglior amico nel circuito cui Sinner stasera (ore 19 su Sky Sport) non far sconti. Lui non guarda in faccia a nessuno. Sar un match fisico, con alti e bassi, nel quale Jannik dovr capire il momento giusto per fargli male. Non sar una partita semplice, ma sono ottimista: non esce mai dall’incontro, sta esprimendo il suo tennis.

Djokovic ha vinto l’Australian Open con uno strappo all’addome. Tu quanta voglia hai di vincere, ha chiesto Piatti a Sinner al tavolino di quel bar. E lui, coach? Mi ha ascoltato in silenzio

3 aprile 2021 (modifica il 3 aprile 2021 | 23:07)

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