ecco perche la svolta ecologica inizia a tavola Corriereit

ecco perché la svolta ecologica inizia a tavola- Corriere.it

Forse stentiamo a crederlo: ma la rivoluzione pu essere semplice, e gentile. Affondare le radici nella saggezza dei nostri avi, protendersi verso un futuro innovativo: e avere, nel presente, il profumo buono di un cibo gustoso e sano. E mettere insieme dunque, in un punto d’incontro sorprendente, la cura e l’amore per noi stessi, per il pianeta che ci ospita e per coloro che lo erediteranno. A spiegarlo — in un saggio per La Nave di Teseo — la giornalista scientifica Eliana Liotta, che riesce con Il cibo che ci salver a fondere saperi e prospettive usualmente contrapposti o considerati lontani — come la nutrizione e l’ecologia —, trovando un punto di sintesi straordinariamente prossimo: la nostra tavola.

Il ruolo delle forchette

Eliana Liotta (foto Cendamo)

Il punto di partenza, dolente, da cui prendere le mosse quello dell’urgenza di una svolta climatica: un’esigenza la cui improcrastinabilit sempre pi evidente. Attenzione, per: per fermare questa deriva non baster usare solo auto elettriche, girare pi spesso in bicicletta o limitare la temperatura in casa. Per farlo — come ha dichiarato la Commissione intergovernativa sul cambiamento climatico dell’Onu — occorre ripensare anche a quel che mangiamo, e a come lo produciamo. Dal sistema di allevamento, agricoltura, lavorazione, imballaggio e spedizione dei prodotti dipende — secondo un’analisi appena pubblicata su Nature Food — un terzo delle emissioni di gas serra prodotte dall’uomo. Possibile? Possibile: secondo stime della Fao, le emissioni di tutti i camion, le auto, i velivoli e le navi del mondo sono pari a quelle che derivano dal bestiame nel suo insieme. Un problema il metano, gas prodotto da bovini e ovini durante la digestione, un altro la distruzione di immense aree di foreste per far spazio agli allevamenti intensivi. E tutti gli allevamenti — se i liquami non vengono interrati — contribuiscono anche alla formazione di polveri sottili. Senza una rivoluzione delle forchette, spiega Liotta, non potremo ridurre davvero l’inquinamento.

Le cinque diete

Ma in che cosa consiste la food revolution? questo il punto decisivo: perch la prospettiva personale e quella collettiva, la voglia di mangiare con gusto e l’esigenza di non danneggiare il pianeta possono incontrarsi. E lo fanno, in concreto, lungo cinque possibili diete, intese non come regole ferree e immutabili (fare del pranzo e della cena rituali normativi una follia, scrive Liotta) ma come guide per un’alimentazione che sia sana e sostenibile. La sorpresa vedere che due dei modelli alimentari in grado di mitigare le emissioni di gas serra non comportano la rinuncia alla carne: sono infatti la dieta mediterranea e la dieta carnivora climatica (che riduce la carne dei ruminanti e i latticini). Un’altra, la dieta pescetariana, prevede il consumo di pesce ma non di carne. Le altre due — la vegetariana e la vegana — rinunciano rispettivamente a carne e pesce e a tutti i cibi di origine animale, e hanno il maggiore impatto di riduzione dell’impronta sul pianeta.

Il limite e la soglia

Mentre mette in discussione alcuni punti divenuti, forse troppo facilmente, dei mantra (dal chilometro zero alla funzionalit di alcuni regimi dimagranti, dalle virt dell’avocado alla necessit di mangiare tante proteine), il libro prova a ridefinire un concetto cardine come quello di limite, vissuto con fastidio dai cultori del qui e dell’ora: Il limite da un lato limes, confine, ma dall’altro limen, soglia, porta che spalanca. Limitare dunque la carne rossa (per motivi di salute, ma anche perch fornisce solo l’1% delle calorie alla popolazione della Terra, rappresentando il 25% di tutte le emissioni che derivano da agricoltura e allevamento), o gli alimenti ultraprocessati, non una rinuncia al piacere, ma un invito alla scoperta di un cibo legato alle radici e aperto al futuro: una strada per ritrovare un modo di vivere diverso, con noi stessi e con il pianeta. Sapendo che i cibi con l’impatto climatico pi alto coincidono con quelli che non sono il massimo per la salute.

Porzioni e poesia

Quella strada si muove, lungo le pagine, tra dati scientifici (con curiosit nascoste in ogni passaggio) e consigli pratici (gli 11 passi per una spesa sostenibile), poesia e aneddoti storici, biologia e economia. Invita alla riscoperta di una saggezza antica (dai legumi, nuova carne dei furbi, al potere benefico di una tazza di latte e pane; dai cereali integrali al pesce del Mediterraneo) e spinge alla curiosit verso l’innovazione (dall’agricoltura sostenibile alla carne sintetica). Spiega la composizione del piatto sano (50% di verdura e frutta, 25 per cento di cereali, meglio se integrali o semi integrali; un quarto da proteine sostenibili, con una predilezione per i legumi, la frutta a guscio e le proteine da fonti animali sostenibili) e i legami tra quello che portiamo alla bocca, la nostra salute (e s, anche il nostro umore).

Uno degli insegnamenti lasciati da Ippocrate di Kos, padre del famoso giuramento, era: Lasciate che il cibo sia la vostra medicina. Quelle parole, ora, hanno assunto un nuovo significato. Ci che gentile con il nostro corpo sa esserlo anche con il Pianeta: e con quella gentilezza pu curare noi e cambiare il mondo.

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La copertina del saggio di Eliana Liotta, in libreria dall’8 aprile (pp 258, 18 euro). Il libro
La copertina del saggio di Eliana Liotta, in libreria dall’8 aprile (pp 258, 18 euro). Il libro stato scritto con una doppia partnership scientifica: dello European Institute on economics and the environment (EIEE) diretto dal professor Massimo Tavoni e del Progetto EAT-alimentazione sostenibile della Fondazione Gruppo San Donato presieduta da Gilda Gastaldi

7 aprile 2021 (modifica il 7 aprile 2021 | 07:29)

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