Grazie a voi sono nata due volte Corriereit

«Grazie a voi sono nata due volte»- Corriere.it

In Italia quando si parla di pozzo artesiano inevitabile pensare alla tragedia di Vermicino, quella in cui, il 10 giugno 1981, fu inghiottito il piccolo Alfredino Rampi. Quel che successo a Casaluce, nel Casertano, la domenica di Pasqua, passate da poco le 13, avrebbe potuto avere lo stesso epilogo. Ma a me andata bene, e dall’incubo terribile venuto fuori un lieto fine (guarda il video, ndr). Proprio cos: a Francesco, il vigile del fuoco che sceso nel pozzo per salvarmi, imbracandomi e tirandomi su, ho detto proprio questo: “Mi hai fatto nascere due volte”. Lo racconta a Corriere.it Carla Cappaverde, ventenne studentessa di chimica, nuotatrice provetta, all’inferno e ritorno, dopo essere precipitata d’improvviso per una ventina di metri, in 59 minuti esatti. Alle 13 e 11 abbiamo dato l’allarme alle forze dell’ordine quando ci siamo accorti che Carla gridava dal pozzo. E alle 14 e 10 abbiamo visto il pompiere riportarla alla luce il conteggio esatto che fa pap Cesare, impiegato scolastico di 55 anni che parla ancora visibilmente emozionato, come se sua figlia fosse riapparsa adesso.

Il pozzo a un chilometro da casa

Il pozzo artesiano sta nel cortile dell’abitazione degli anziani nonni materni — Carlo ed Emilia — a un chilometro dall’abitazione dei Cappaverde. l da oltre settant’anni, quasi provenisse da un’altra epoca e da un altro mondo, quelli in cui in certi posti privi di condotte idriche l’acqua si raccoglieva da queste infossature dalle quali zampillava risalendo naturalmente per via della pressione, senza bisogno di pompe.
Un pozzo inutilizzato, forse dimenticato, coperto da una grata, su cui era apposto un tappetino, in un posto non di transito frequente. Carla vi passata per per far prima, senza affacciarsi all’ingresso di casa, per raggiungere i nonni e e gli zii gi radunati per il pranzo pasquale. La griglia di ferro ha ceduto di schianto. Sono precipitata all’istante. Cosa ho pensato? Mi saettata un’ immagine, vista in un film che mi pare fosse “Alice nel paese delle meraviglie”.


Sette anni di nuoto agonistico che forse l’hanno salvata

La studentessa racconta quel che le accaduto parlando al telefono dalla sua cameretta nell’intervallo accademico della lezione di termodinamica. Spiega che il primo miracolo di Pasqua stata la presenza dell’acqua: c’era ancora sul fondo, come una piscina. Ne sono stata inghiottita completamente credo per un paio di metri, poi sono risalita per effetto del risucchio. Ero terrorizzata, certo, ma non ho perso la testa, merito forse dei sette anni di nuoto agonistico che ho fatto da bambina. L’acqua un po’ il mio elemento naturale. Una volta tornata a galla, e tornata a respirare, ho preso il telefonino. Lo avevo nella tasca del giubbino, rimasto l chiss come. Ho provato a chiamare ma il campo non c’era. E allora? Allora ho cominciato a gridare aiuto come un’ossessa prosegue ridendo e poi mi sono aggrappata a una specie di scalino nel pozzo. Che piccolo, piccolissimo in alto, ma poi nello scendere si apre molto, pi di un metro di diametro credo.

Il padre ha lanciato una corda alla figlia

A questo punto Cesare a parlare. Le grida di mia figlia sono state sentite dai nonni, zii, cugini… Mi ha chiamato mio cognato e sono volato da loro. Figurarsi un padre che s’imbatte in quella scena pazzesca, da immaginare solo in un film horror: Lo stomaco mi si rigirato ma anche Cesare rimasto freddo: Per prima cosa le ho lanciato una corda per tenerla a galla. Poi ho chiamato il centralino d’emergenza. Sei minuti dopo i vigili erano sul posto, sono arrivati anche gli specialisti del nucleo SAF speleo-alpino- fluviale del comando di Caserta, distaccamento di Aversa. Sono i sommozzatori e gli speleologi che salvano chi resta intrappolato nelle grotte e chi sta per affogare. Il mio caso racchiude entrambe queste eventualit riflette Carla che sente ancora addosso il freddo gelido dell’acqua. Ma da sopra a rincuorarmi sentivo le grida di pap e di mia sorella Susanna, un altro pilastro della mia vita assieme ai genitori, che mi rassicuravano gridando resisti! Stanno arrivando i vigili del fuoco!”….

Mamma, adesso non piangere…

Ed eccoli i nostri: sappiamo solo che il pompiere che si calato si chiama Francesco, un ragazzo giovane, entusiasta, vigoroso. Senza alcuna esitazione sceso imbracato, infilandosi nello stretto pertugio e quando riuscito ad abbracciare Carla lei gli detto queste parole testuali, con la testa che sporgeva di poco fuori dall’acqua: Grazie a te sono nata due volte. Il resto sono istantanee che si vedono anche nel video girato dal 115: Francesco che riappare tutto insanguinato per i tagli e le escoriazioni provocati dalle rocce strette tra le quali sceso, voci e immagini concitate, grida, entusiasmo. Appena tirata su dal pozzo la studentessa stata abbracciata dalla madre, Mena. Che piangeva e Carla riuscita addirittura a consolarla e calmarla: Mamma non piangere senn piango pure io. Ma se stai bene tu sto bene anche io.

7 aprile 2021 (modifica il 7 aprile 2021 | 23:58)

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