Milan nei secondi tempi 12 gol presi nei primi 15

Milan, nei secondi tempi 12 gol presi nei primi 15 minuti

Secondi tempi dai due volti: nei primi 15’ incassati 12 gol su 34, ma dal 75’ in poi i rossoneri si scatenano. E nell’extra time…

Jekyll e Hyde convivono nello stesso Diavolo. Di più: all’interno dello stesso tempo. Il secondo. Perché fra l’inizio e la fine dei secondi tempi evidentemente si presenta in campo una squadra diversa. Altrimenti non si spiegherebbe un dato particolarmente bizzarro, dove il bene e il male fanno a pugni a suon di gol, ma dove non c’è un vero vincitore. Di che cosa stiamo parlando? Dei gol fatti e subiti.

Un terzo

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Anzi, di quelli subiti e di quelli fatti, per essere precisi. Sì perché il primo quarto d’ora della ripresa e l’ultimo – recupero compreso – sembrano giocati da due squadre diverse. La statistica emerge dividendo i 90 minuti in spicchi da 15. Ebbene, tra il 46’ e il 60’ i rossoneri in campionato hanno incassato ben 12 gol (peggio solo Spezia con 15 e Crotone con 13) su 34. Praticamente un terzo del totale, concentrato in un solo quarto d’ora (per capire: negli altri spicchi da 15’ non si va mai oltre i 6). L’ultima partita con la Samp non ha fatto eccezione. Il pallonetto di Quagliarella è arrivato al minuto numero 57 e anche nella partita a Firenze del turno precedente non era andata diversamente: sul gol di Ribery il cronometro diceva 51’. Al Franchi, tra l’altro, il Milan si era presentato in campo a intervallo ancora in corso per una sessione accurata di mantenimento muscolare, trovata che quindi non aveva sortito effetti. “Purtroppo i numeri ci dicono che stiamo prendendo troppi gol a inizio secondo tempo – aveva poi raccontato il tecnic o a fine gara –. C’erano freddo e vento, volevamo farci trovare subito pronti. Non è servito a molto perché abbiamo preso gol a inizio ripresa, stiamo lavorando per cercare di limare questi piccoli difetti”.

Punto di forza

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Che poi tanto piccoli non sono, se pensiamo appunto a 12 reti su 34. Come se la squadra nel quarto d’ora di riposo staccasse la spina. Roba da mental coach, a cui però fa da contraltare una medaglia che luccica e fa del Milan la squadra più temibile nei minuti di recupero dopo il novantesimo. In campionato siamo a quota 5 (come il Sassuolo), nessuno ha saputo far meglio. Il punto di forza non è roba da poco, e per capirlo basta rispondere a questa domanda: quante partite sarebbero state perse (o comunque non vinte) senza questa caratteristica che ha oggettivamente portato in dote il lavoro sulla testa di Pioli? Diverse. Il Milan dei record del 2020, ma anche questo del 2021 sebbene i risultati siano peggiorati, resta il Milan che non molla mai. Basta ripensare al palo di Kessie al 92’ con la Samp: in termini di meriti sportivi sarebbe stata una rapina a mano armata, ma in termini di classifica avrebbe significato tre punti d’oro in chiave Champions. L’extra time ha visto i rossoneri a segno col Verona (rigore di Ibra che ha dato il 2-2), col Napoli (Hauge, ininfluente), Parma (Hernandez, anche in questo caso gol del 2-2), Lazio (di nuovo Hernandez, gol vittoria del 3-2) e Udinese (Kessie, rigore dell’1-1).

In partita

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Ma anche estendendo le marcature allo spicchio che va dal 75’ al fischio finale, la media resta piuttosto alta. Compresi i 5 centri nel recupero di cui abbiamo appena parlato, i rossoneri hanno trovato la via del gol in questo parziale 12 volte (comanda la Juve con 16). Significa una squadra che oltre a restare (quasi) sempre in partita fino alla fine, ha le gambe per farlo. Anche se a volte dall’alto appare stanca e scarica. Anche se ha iniziato la stagione prima di tutte le altre. Un pregio che, a patto di eliminare i blackout al rientro dagli spogliatoi, potrebbe essere decisivo per la volata Champions.


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