Qualcuno allungava le mani ma mi sapevo difendere Corriereit

«Qualcuno allungava le mani, ma mi sapevo difendere»- Corriere.it

«Il mondo dei motori è fatto di uomini. L’ombrellina gira per i paddock in minigonna, è normale che ti guardino. In quattro anni mi è capitato di incontrare due volte dei viscidi che, mentre scattavano la foto, mi toccavano il sedere. Mai io mi sono sempre saputa difendere». Oggi modella e influencer, Francesca Sofia Novello, 26 anni, intervistata da un noto settimanale ha ricordato i tempi in cui seguiva il motomondiale come ragazza immagine. Ed ora torna con Corriere.it sull’argomento per chiarire alcuni aspetti di un’esperienza che le ha consentito di conoscere Valentino Rossi, «l’amore della mia vita», ma che le ha anche garantito un dignitoso stipendio per 4 anni.

Influencer

Oggi lavora come indossatrice e modella per griffe e aziende di prodotti cosmetici: «Un lavoro che si fa principalmente sui social, a me piace molto». Il suo profilo Instagram conta tra l’altro 365 mila follower. Ha fatto scalpore la sua apparizione al Festival di Sanremo, anche perché è stata preceduta dalla polemica per la frase di Amadeus che la definì «una donna capace di stare sempre un passo dietro un grande uomo come Valentino». Ora il piccolo schermo non le interessa più di tanto: «In realtà non è il mio mondo, le telecamere non mi piacciono». Il lavoro da ombrellina è invece parte del suo passato, e non lo rinnega affatto: «E perché dovrei? È un lavoro come un altro — aggiunge —. Certo, viene utilizzata una figura femminile perché nell’immaginario maschile intriga affiancarla ai motori. Ma nella mia esperienza, a parte qualche cretino, non ho mai avuto la percezione che ci fosse una mancanza di rispetto».

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Titilla III


L’intervista a «Vanity fair»

In un’intervista a «Vanity Fair», in cui affronta anche molti altri temi, ha parlato brevemente degli esordi della sua carriera da «umbrella girl», accennando agli episodi sgradevoli che pure le sono capitati: «A 19 anni non è facile lavorare con persone che ti guardano il sedere quando passi e ti toccano una chiappa quando fai una foto. Quello dei motori è un ambiente maschilista. Ti devi svegliare, non puoi essere un’oca sorridente». Ha spiegato al periodico della Condé Nast, con parole che sono state riprese da alcuni siti spagnoli di informazione sportiva in un modo che lei non ha gradito: «Hanno scritto che ho denunciato un abuso nel paddock. Ma stiamo scherzando? Io ho solo detto, e lo confermo, che quando facevamo le foto col pubblico capitava, e a me è capitato due volte, che qualcuno allungava le mani». In quelle circostanze lei ha reagito in modo molto fermo: «Ho risposto con un sonoro ceffone, così bisogna fare, bisogna difendersi». E in ogni caso le molestie sono venute sempre da qualcuno confuso tra gli spettatori della gara, mai da personale del paddock: «Assolutamente no, nella mia esperienza ho conosciuto solo gente fantastica».

Ombrelline sì o no

Il ruolo di ombrellina è scomparso dalla Formula 1 nel 2018, sull’onda del «metoo». Nella MotoGp sopravvive: «E perché no? — chiede Novello — È stata un’esperienza che non rinnego affatto, anzi. Per quattro anni mi ha dato la possibilità di arrivare a fine mese con uno stipendio dignitoso e di girare il mondo». In media la retribuzione può arrivare a 200 euro a giornata, nei mesi in cui capitano tre Gran Premi (Covid permettendo) si arrivano a sfiorare i duemila euro. «Per una ragazza giovane è un lavoro come un altro, anche molto divertente. Purtroppo i rischi, le offese, le provocazioni, insomma il catcalling di cui parla anche Aurora Ramazzotti, ci sono sempre, anche al di fuori di un circuito motociclistico». Quali possono essere le contromisure da adottare? «Bisogna cambiare la mentalità di certi maschi. Educare i ragazzi a rispettare le donne. Vietando le minigonne, o licenziando le ombrelline, secondo me non si fa un favore alle donne. Anzi, forse il contrario».

8 aprile 2021 (modifica il 8 aprile 2021 | 17:28)

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