Draghi ha fatto una gaffe sono molto arrabbiata Corriereit

«Draghi ha fatto una gaffe, sono molto arrabbiata»- Corriere.it

Sara Meloni ha 43 anni, lavora come psicologa a Terni, dove vive, ed è stata vaccinata tra febbraio e marzo col Moderna. E da ieri è «molto arrabbiata».

Il presidente del Consiglio ieri ha detto: permettere a uno psicologo di 35 anni di vaccinarsi prima di un ottantenne è stato un errore. Che effetto le hanno fatto le parole di Draghi?
«Mi sono molto arrabbiata, l’ho sentita come una mancanza di rispetto: è stata una gaffe, una brutta caduta di stile, il premier ha dimostrato di non sapere davvero in cosa consiste la nostra professione, non ne ha coscienza, e soprattutto ignora quale ruolo stiamo avendo nella pandemia».


Lei dove lavora?
«Su più fronti. In ospedale, il Santa Maria di Terni, dove lavoro con varie forme contrattuali dal 2009 nel servizio di psicologia: assisto anche malati di Covid, post-Covid, familiari, operatori sanitari che si sono ammalati o che hanno paura di ammalarsi. Poi ho lo studio privato, e lavoro anche per le scuole e per i corsi di formazione».

Perché lei non si sente in colpa ad essere stata vaccinata?
«La mia è una professione sanitaria a tutti gli effetti: lo psicologo non è un individuo qualsiasi, ma si occupa del paziente, prende in carico l’individuo. Lo psicologo spesso lavora con categorie fragili: anziani, bambini, pazienti con disturbi particolari, persone con cui a volte non si possono mantenere le distanze o la mascherina per tutto il tempo. Il vaccino è finalizzato a proteggere l’altro, non noi».

Dovevano fare distinzione tra chi lavora in ospedale come lei e gli altri psicologi?
«Secondo me no, e le spiego: ho fatto terapia online ma mi sono resa conto quanto la presenza, la comunicazione non verbale, il setting dello studio abbiano un’importanza. Anche il contesto in cui si volge il colloquio permette un’alleanza terapeutica col paziente. Privarli di questi aspetti in un momento del genere è impossibile. Prendiamo i ragazzi: stanno vivendo delle deprivazioni sociali incredibili, nella fase di passaggio in cui dovrebbero attraversare le esperienze che li renderanno adulti, sono assaliti da un senso di appiattimento, impotenza, fatica. Prendiamo le persone anziane, che hanno bisogno della relazione di contatto. Anche in uno studio, poi, si può arieggiare e disinfettare quanto si vuole, ma è evidente che c’è una sovraesposizione al rischio, perché i pazienti si succedono ora dopo ora ».

Ha allentato le misure di sicurezza con la vaccinazione?
«Assolutamente no, io mi comporto come se non fossi stata vaccinata, nonostante abbia fatto anche un sierologico per controllare gli anticorpi. Personalmente non mi sento mai sicura, posso contrarre il virus, averlo in forma meno grave, ma trasmetterlo, per cui adotto tutte le solite precauzioni. Però rappresento una garanzia per i pazienti, e mi sento più sicura nel poterli aiutare. Ad esempio, mi avvicino un po’ al paziente steso a letto, o al ragazzo iperattivo che non riesce a stare fermo nel mio studio. Stiamo adottando in questo periodo con grande successo delle tecniche specifiche, le tecniche MDR, adoperate sul disturbo post traumatico da stress, che il Covid sviluppa. È una stimolazione bilaterale oculare che mette in movimento i due emisferi in modo da permettere la rielaborazione del blocco del ricordo: se io ho l’imamgine di me chiuso in casa, o in terapia intensiva, o di me potenziale untore,, vado a togliere quella sensazione di sè di impotenza. È molto efficace, ma ri chiede una vicinanza diversa».

Le richieste sono aumentate in questo periodo?
«Tantissimo. I disagi psicologici che tutto questo comporta non sono immaginabili. L’aspetto di cui ci occupiamo potrà sembrare meno importante di quello economico, ma non è così. Io la vaccinazione la trovavo ovvia, per cui mi sembra assurdo che si possa dire una cosa del genere».

L’Ordine degli psicologi ha parlato di «battuta infelice», lei che ne pensa?
«Condivido pienamente quello che dice l’ordine: si sente spesso parlare di professioni sanitarie ma da sempre noi siamo considerati una sorta di categoria inferiore, forse perché spesso precari, come se non facessimo mai abbastanza. Eppure siamo sempre spinti da passione, e la domanda in enorme crescita ci porta a non tirarci indietro in questo momento storico e sociale. Il vaccino non lo abbiamo chiesto noi, e non vogliamo una medaglia al valore: ma almeno il silenzio».

9 aprile 2021 (modifica il 9 aprile 2021 | 11:33)

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