Parrucchieri ed estetisti aperti entro aprile tra un mese il

«Parrucchieri ed estetisti aperti entro aprile, tra un mese il resto»- Corriere.it

ROMA «Dobbiamo riaprire, ma in sicurezza». È il compromesso con cui Mariastella Gelmini, ministra degli Affari regionali, vuole tenere assieme le pressioni di chi chiede di alzare le saracinesche, con il rigore di chi guarda ai numeri dei contagiati e dei morti.

Salvini vuole riaprire sei regioni ad aprile. È un azzardo o si può fare?
«Auspichiamo che si possa fare già da questo mese, se i contagi scenderanno e la copertura vaccinale degli anziani e fragili salirà. Io sono fiduciosa che queste siano le ultime settimane di restrizioni e sofferenza».

Lei ha parlato del 20 aprile. Cosa può ripartire in sicurezza, con 17.221 nuovi casi e 487 morti?
«Credo che qualche segnale di apertura lo si possa dare già da aprile. Parrucchieri ed estetisti penso sia meglio che lavorino in negozio, piuttosto che nelle case private. Non dobbiamo abbandonare la linea della prudenza, ma grazie ai vaccini possiamo finalmente abbracciare quella della speranza. Gli esempi che ci arrivano dai Paesi che sono riusciti a vaccinare ci dicono che è possibile programmare di riprenderci il futuro».

Draghi evoca il futuro ma non indica date. Quando potrete offrire qualche certezza ai cittadini?
«I singoli ministeri sono già al lavoro sui protocolli per riaprire, ma l’agenda la detta il virus. Ad aprile abbiamo dato un segnale con la riapertura della scuola e con i concorsi, speriamo di poterne dare altri. E maggio sarà il mese delle attività economiche».

In base a quali dati una regione potrà riaprire i ristoranti o le palestre? E come sarà declinato il parametro relativo al numero di anziani vaccinati?
«Draghi ha lanciato un appello ad accelerare la vaccinazione delle persone fragili e over 80. Il premier, Figliuolo e Locatelli hanno dato atto alle regioni che c’è una accelerazione. Io ho dati molto buoni, non ci sono dosi che rimangono in frigorifero. E il Cts sta lavorando alla revisione dei parametri includendo anche la percentuale di anziani e fragili vaccinati».

Non le risulta che in tante regioni, dalla Lombardia alla Puglia, migliaia di persone rinunciano a vaccinarsi con Astrazeneca?
«Del tormentone di Astrazeneca avremmo fatto volentieri a meno, ma è evidente che non dipende da noi. Siamo certi che, grazie all’ormai collaudato rapporto tra il commissario Figliuolo, le regioni e il governo, saremo in grado di riprogrammare in pochissimo tempo la campagna vaccinale senza interruzioni né ritardi».

Tanta gente ha paura, in Sicilia ci sono disdette fino al 70%. Come pensate di riconciliare gli italiani con Astrazeneca?
«Il dato delle disdette non è uniforme a livello nazionale e comunque stiamo affrontando insieme anche questo con una campagna di corretta comunicazione che prevede trasparenza e fiducia nella scienza. I vaccini sono sicuri, il vero pericolo è non vaccinarsi. Bisogna correre, perché l’immunizzazione della popolazione è la migliore forma di aiuto all’economia e i veri ristori sono le riaperture».

Il dibattito su AstraZeneca

Come possono correre le regioni in cui mancano le dosi?
«Il Lazio è il solo caso e il problema è stato chiarito. Figliuolo ha fatto i complimenti ai presidenti, dando loro atto che adesso stanno correndo sugli over 80».

Non dovrebbero già correre sugli over 70?
«Il precedente governo non aveva definito con chiarezza quali fossero le categorie essenziali. Ci sono state delle difficoltà ma oggi il piano sta andando avanti con la collaborazione totale tra regioni, commissario straordinario, Salute e il capo della Protezione civile Curcio».

Visti i toni al vertice con Draghi, tutta questa unità tra governo e regioni è di sostanza, o si tratta di una nuova linea comunicativa?
«No, è un elemento positivo per il Paese aver demolito la narrazione che voleva il centro contro la periferia e viceversa. Quella sul Recovery è stata una riunione pacata, non ho visto nessuno straccio volare. Anche chi come Toti in passato era stato critico, ha fatto un intervento molto costruttivo. C’è un clima di grande collaborazione sui due grandi obiettivi, piano vaccinale e utilizzo dei fondi del Next Generation Eu».

Le regioni temono di non essere coinvolte su PNRR?
«Per le ingenti somme stanziate il Recovery è una grande opportunità, ci giochiamo un pezzo di futuro e dai governatori è partita una legittima richiesta di coinvolgimento. La riunione con Draghi è andata molto bene e ce ne saranno altre. Il cambio di passo è evidente, prima governo e regioni litigavano, adesso cooperano per un comune obiettivo. Nel rispetto delle materie concorrenti le regioni potranno dire la loro, a cominciare dalla sanità».

I 50 miliardi che Salvini chiede per i ristori sono una cifra possibile?
«Lo scostamento di bilancio, indispensabile per sostenere lavoratori autonomi, ristoranti, bar, partite Iva, palestre, attività turistiche e tutte quelle realtà che hanno visto i fatturati falcidiati dalla pandemia, è una certezza. Il presidente Draghi ha già detto che il nuovo decreto sarà più sostanzioso del precedente».

9 aprile 2021 (modifica il 9 aprile 2021 | 07:46)

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