in

Strage di Rivarolo, Liliana la maestra del paese. «Lei e il marito Osvaldo sempre con la loro nipotina»- Corriere.it

Strage di Rivarolo Liliana la maestra del paese Lei e


Osvaldo e Liliana. Maria Grazia e Wilson. Sono le quattro vittime della furia omicida di Renzo Taraballa, l’83enne che, dopo averli uccisi, ha tentato di togliersi la vita nella sua casa di Rivarolo Canavese, nel Torinese. Due famiglie opposte legate dallo stesso triste destino. La prima, quella dei padroni di casa, con una vita quasi perfetta fatta di amori, legami e gioia. La seconda invece con un passato complicato alle spalle e un presente difficile con cui dover convivere. Due nuclei familiari divisi da una sola rampa di scale. Osvaldo Dighera e Liliana Heidempergher erano i proprietari degli appartamenti della palazzina di corso Italia dove sabato sera hanno trovato la morte. Abitavano al sesto piano della casa che, fino al 2004 apparteneva ai genitori di lei.

L’insegnamento

Si erano conosciuti quando il papà di Liliana Heidempergher, carabiniere originario del Trentino, era stato trasferito in Canavese dalla caserma di Chiomonte, in Valsusa e non si erano più lasciati. Liliana, da qualche anno era in pensione dopo aver trascorso la vita ad insegnare nelle aule della scuola elementare dell’Istituto Immacolata Concezione di Rivarolo. Generazioni di studenti avevano assistito alle sue lezioni che riguardavano tutte le materie, perché ai tempi non si poteva fare altrimenti. Lo aveva fatto sempre con i suoi modi gentili, delicati. Una passione, quella per l’insegnamento, che aveva trasmesso anche alla figlia Francesca. Osvaldo Dighera invece lavorava alla Salp, azienda conciaria del paese, ormai chiusa. Non avevano grandi hobby ma amavano viaggiare. Vacanze che trascorrevano nella casa in montagna, in Valle d’Aosta, o all’estero e a cui partecipava anche la figlia Francesca. E proprio lei, due anni e mezzo fa, gli aveva fatto il dono più grande: la nipotina Caterina. Per seguire la bimba avevano deciso di diventare nonni a tempo pieno. La portavano a passeggio, se ne prendevano cura. Avevano persino deciso, visto le origini del papà della piccola, di trascorrere tutti insieme qualche settimana di vacanza in Sicilia a giugno.


Liti e incomprensioni

Al quinto piano, dove il campanello mostrava i nomi di Maria Grazia Valovatto, Renzo e Wilson Tarabella, non era strano udire la vitalità che si viveva appunto al piano di sopra, in casa Dighera. Quella gioia che forse per la famiglia Tarabella era sempre stata difficile da conquistare. A preoccupare Renzo, 83 anni, e la moglie Maria Grazia, 79 anni, era stato soprattutto il figlio Wilson 51 anni, affetto da un ritardo mentale e da problemi di deambulazione. Nella casa di corso Italia, dove la felicità spesso lasciava spazio alle liti e alle incomprensioni, la famiglia Tarabella si era trasferita nel 2004. Renzo, uomo autoritario e deciso, e Maria Grazia avevano anche un’altra figlia Graziella con cui i rapporti si erano incrinati da molto tempo. L’unica passione dell’uomo erano rimaste allora le armi. Da più di 50 anni ne aveva il porto e, per questo, teneva in bella mostra sul mobile del salotto la sua pistola. L’avevano notata anche i volontari che si occupavano di Wilson visto che il giovane aveva smesso di farsi seguire dagli assistenti sociali e frequentare la struttura dell’Anffas. Ogni tanto ad accompagnarlo alle attività ci pensava anche Osvaldo, il vicino di casa. Almeno fino a quando non era diventato nonno e aveva scelto di dedicarsi unicamente a Caterina. Una decisione che aveva forse innescato un forte rancore nel cuore di Renzo che, con un tranello, ha deciso di mettere un punto alla fine di tutti. Fallendo però con sé stesso.

11 aprile 2021 (modifica il 11 aprile 2021 | 22:52)

© RIPRODUZIONE RISERVATA





Source link

Leave a Reply

Your email address will not be published.

GIPHY App Key not set. Please check settings

tre record nella Manica da provare a battere in un

tre record nella Manica da provare a battere in un mese- Corriere.it

Pele ospite a Che tempo fa Volevo solo diventare forte

Pelé ospite a ‘Che tempo fa’: ‘Volevo solo diventare forte come mio papà’