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Igor il russo, l’irriducibile che non vuole prigioni. Dalla grande fuga all’armatura costruita in cella- Corriere.it

Igor il russo lirriducibile che non vuole prigioni Dalla grande


Ancora lui, Igor il russo. Vabb, non il suo vero nome, d’accordo. Ma anche se si chiama Norbert Feher ed serbo, il mondo lo ricorder per sempre come Igor il russo, l’uomo cinque volte assassino, fra l’Italia e la Spagna, di cui si narra di tutto di pi. Non solo il nome finto ma anche quella specie di leggenda nera che si porta appresso — pezzetti di verit mescolati a fantasie da film d’azione — lo seguir fino all’ultimo dei suoi giorni.

Un violento, questa la sola cosa che di lui si pu dare per certa. Ma anche un irriducibile del ora vi faccio vedere che cosa so fare, che la dice lunga sulla sua personalit. L’altro giorno, per esempio. Era nella sua cella spagnola di Duenas, nella comunit autonoma di Castilia e Len, e aveva deciso che nessuno lo avrebbe trasferito nel carcere di massima sicurezza di Zuera (Saragozza), dove oggi comincia il processo contro di lui per i tre uomini ammazzati a Teruel (nella comunit autonoma di Aragona). Che qualcosa stesse girando male si era capito settimana scorsa quando il suo avvocato, Juan Manuel Martin Calvente, era andato a trovarlo in vista del processo ed era dovuto tornare sui suoi passi. Non lo voglio vedere aveva fatto sapere lui dai pochi metri quadrati da cui vede il mondo.


Aveva da fare, Igor. Stava preparando il suo colpo di teatro. E cio costruire una linea di difesa fra lui e il resto dell’umanit. Con che cosa? Delle piastrelle staccate dal bagno della cella, tanto per cominciare. In mano sua sono diventate una specie di arma abbastanza tagliente. Poi i vestiti. Se n’ infilati a pi non posso e fra l’uno e l’altro ci ha messo riviste e giornali fino a costruirsi addosso un’armatura artigianale per resistere al prevedibile attacco delle guardie. Quindi (ci rende edotti il sito spagnolo Lacomarca.net) rieccolo di nuovo in battaglia, la sua personalissima battaglia per emergere dal nulla in cui finito. Prima un funzionario e poi quattro guardie hanno faticato non poco per ridurlo alla mansuetudine e alla fine sono passati tutti dall’ospedale per medicazioni varie: chi un gomito, chi una mano, chi un dito…

Cos Igor il sommerso tornato sull’onda della notizia, e poco importa se non ne ha ricavato niente per migliorare la sua esistenza. A conti fatti, avr pensato lui, non c’ proprio pi niente da perdere dopo l’ergastolo gi confermato in appello in Italia(per gli omicidi del barista Davide Fabbri e della guardia ecologica Valerio Verri), dopo i 21 anni gi incassati in Spagna per il ferimento di due persone e poi con quest’altro processo che comincia oggi e per l’omicidio di due agenti della guardia civil e di un allevatore.

Il suo giorno di gloria, chiamiamola cos, gi passato e oggi lui dove doveva essere, a Zuera. E chiss, magari far lo spavaldo, come sempre, mostrando la V di vittoria con le dita che ha esibito durante il processo italiano, celebrato in diretta dalla sua cella bunker spagnola. Tutto, pur di alimentare il mito di se stesso, pur di sentirsi un po’ l’Indiana Jones del crimine. Era quello che — vai poi a capire cosa vero e cosa no — quando gli davano la caccia in Italia si nascosto in tane impastate con fango e coperte da legnetti. Uno che, dopo le scorribande con il gruppo di delinquenti a cui si era legato ha vissuto per anni alla macchia tanto da conoscere benissimo ogni anfratto delle campagne sterminate fra Ferrara e Bologna. Piccoli corsi d’acqua, casolari abbandonati, punti in cui creare giacigli, panni stesi rubati per cambiarsi e cibo di fortuna. Uno attentissimo a non lasciare tracce mai, n oggetti, n mozziconi di sigaretta. Uno che riuscito a raggiungere la Spagna — forse in bicicletta o forse su un pullman di pellegrini — mentre in Italia aveva alle calcagna quasi mille uomini. Glorie — e si fa sempre per dire — che appartengono all’altra vita, quella da uomo libero.

12 aprile 2021 (modifica il 12 aprile 2021 | 12:42)

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