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Minneapolis, la polizia uccide un ragazzo di 20 anni afroamericano

Minneapolis la polizia uccide un ragazzo di 20 anni afroamericano


Daunte Wright, 20 anni, afroamericano, è stato ucciso dalla polizia di Minneapolis nel pomeriggio di ieri.

Secondo la ricostruzione della polizia il giovane avrebbe tentato di risalire in auto dopo essere stato fermato per una presunta violazione del codice della strada. La polizia avrebbe messo in atto le pratiche per arrestarlo ma il suo tentativo di rientrare nella propria autovettura gli è stato fatale: un agente ha estratto la pistola e ha sparato, uccidendolo. Una scena vista troppe volte negli ultimi anni negli Stati Uniti. I fatti sono avvenuti in una zona periferica della città di Minneapolis, Brooklyn Center.

La madre del ragazzo ha raccontato ai media americani che lei stessa era al telefono con il figlio che le chiedeva informazioni sull’assicurazione della macchina (pare che fosse tutto in regola) e sentiva gli agenti parlare. Pochi istanti dopo la linea sarebbe caduta e la donna nel tentativo di richiamare è riuscita a parlare solo con la fidanzata del figlio che le ha confermato che Daunte era stato ucciso. Una brutta e non insolita storia, già raccontata decine di volte dai cronisti americani negli ultimi tempi.

Come sempre avviene in questi casi la notizia ha fatto ben presto il giro della città e diverse centinaia di persone si sono radunate in strada a protestare. E sono scoppiati incidenti. Molti manifestanti sono riusciti ad arrivare fino alla sede del locale dipartimento di Polizia dove ad aspettarli c’erano agenti in assetto anti-sommossa che hanno usato lacrimogeni per disperderli. Da ricordare che il clima a Minneapolis è già incandescente a causa del processo in corso contro l’agente Derek Chauvin accusato dell’uccisione di George Floyd lo scorso maggio. L’azione della polizia di ieri non fa altro che scaldare ulteriormente gli animi e generare scontri. E non bisogna dimenticare che nei giorni scorsi è diventato virale un video nel quale si vedeva un giovane militare afrodiscendente fermato dalla polizia che esclamava di aver paura di scendere dall’auto, come richiesto dagli agenti di pattuglia, e gli stessi poliziotti che lo sbeffeggiavano dicendogli di avere tutte le ragioni del caso per averne. Insomma, nonostante i gravissimi fatti che da tempo insanguinano il paese, sembra che non ci sia un modo per fermare la brutalità della polizia statunitense, soprattutto quella nei confronti degli afroamericani.

E sembra svanita nel nulla anche la promessa elettorale del neopresidente Joe Biden che aveva dichiarato di voler istituire nei primi 100 giorni della sua presidenza una Commissione di controllo sulle forze di polizia. Promessa che non manterrà. Come confermato da Susan Rice, consigliere per la sicurezza nazionale, che ha fatto sapere che la Casa Bianca “sta lavorando con il Congresso per attuare rapidamente una significativa riforma della polizia che porti profondi e urgenti cambiamenti” ma allo stesso tempo “sulla base di una stretta e rispettosa consultazione con i partner della comunità dei diritti civili, l’amministrazione ha ritenuto che in questo momento una commissione sulla polizia non sarebbe il modo più efficace per mantenere alta la nostra attenzione sugli agenti”. Quindi se da un lato da Washington ripetono con fermezza che è indispensabile approvare quanto prima il disegno di legge sulla riforma della polizia ribattezzato ‘George Floyd Justice in Policing Act‘, dall’altro gli accordi sottobanco con sindacati di polizia e esponenti della società civile, bloccano la commissione di vigilanza. Non una bella figura per Joe Biden che in campagna elettorale aveva promesso un cambio di passo rapido su vicende di violenza dei poliziotti contro gli afroamericani. Ma c’è da dire che anche i rappresentanti del Black Lives Matter erano scettici sulla creazione dell’ennesima commissione che a loro dire non poteva raggiungere risultati in breve tempo. Dunque, stop alla commissione.

Dal canto suo Joe Biden interpellato dalla stampa ha dichiarato che gli Usa hanno “bisogno che ogni dipartimento di polizia del paese intraprenda una revisione completa delle loro assunzioni, della formazione degli agenti e delle loro pratiche di addestramento. E il governo federale dovrebbe dare alle città e agli stati gli strumenti e le risorse di cui hanno bisogno per attuare le riforme”

Parole di circostanza di un presidente che ha già capito che l’atteggiamento della polizia verso gli afroamericani sarà una delle spine nel fianco della sua presidenza.

 





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