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Roma, Pastore torna in campo. Ora la Champions, poi sarà addio

Roma Pastore torna in campo Ora la Champions poi sara


L’argentino ha giocato con il Bologna i primi 6′ della sua stagione dopo i tanti problemi fisici che lo hanno tormentato. Vuole un finale da protagonista prima di salutare

La palla che regala nel secondo tempo di Roma-Bologna a Karsdorp è l’emblema del suo talento. In pochi, in Serie A, hanno la classe e il piede di Javier Pastore e questo è un dato di fatto. In pochi però, e anche questo è un dato di fatto, negli anni hanno avuto tutti i suoi problemi fisici. Ieri, davanti al suo scopritore Sabatini, che dodici anni fa lo portò al Palermo, l’argentino è tornato in campo dopo un’agonia che durava dallo scorso 28 giugno. In mezzo tanto dolore fisico nel senso più stretto del termine, con fatiche immani persino nel camminare o nel giocare con i suoi bambini, un’operazione all’anca in Spagna e una lunghissima riabilitazione. Da gennaio Pastore si allena a Trigoria con regolarità, prima da solo e poi con i compagni, ma solo ieri Fonseca gli ha regalato una manciata di minuti. Da finto 9, per potersi muovere con più agilità, senza dover correre troppo visto che la condizione, inevitabilmente, è quella che è. Il piede però pure, ecco perché vedendolo in campo fare due o tre tocchi dei suoi il pensiero è andato a quelle “linee oscure del calcio che solo lui vede”, come disse proprio Sabatini. Dove sarebbe andata la Roma in questi tre anni se Pastore fosse stato anche solo al 60 o 70%?

Tre anni difficili

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Domande che resteranno senza risposte, visto che da 2018 (anno in cui è stato acquistato per 24.7 milioni) il Flaco in giallorosso ha giocato appena 33 partite (con 4 gol e 3 assist) “Questo giorno è arrivato, grazie a tutti”, ha scritto sui social ieri dopo essere di nuovo tornato in campo. Qualche grazie, però, è un po’ più sentito degli altri: alla moglie e ai figli, che sono stati la sua roccia, ai medici e ai fisioterapisti che lo hanno aiutato, e ai compagni di squadra, quelli per cui Pastore è sempre stato un riferimento pur senza giocare (per informazioni chiedere a Borja Mayoral).

Verso l’addio

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Adesso il numero 27 della Roma – che può giocare solo in campionato perché non è in lista Uefa – spera di avere altre occasioni per riuscire a capire cosa ne sarà del suo futuro: l’avventura a Roma appare ai titoli di coda perché la società vorrebbe rescindere il contratto fino al 2023, a 4.5 milioni di stipendio, e lui non avrebbe problemi a farlo, purché prima riesca a trovare una squadra. Cosa non semplice senza giocare e quindi dimostrare di stare bene fisicamente. Potrebbe tornare in Argentina, al Talleres, oppure andare a giocare un paio d’anni negli States. Ipotesi concrete, che valuterà a fine stagione. Nel frattempo spera di riuscire a dare il suo contributo ad una rincorsa Champions davvero molto complicata, per poi salutare tutti con il rimpianto per quello che poteva essere e non è stato.



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