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Sinner-Djokovic, Atp Montecarlo dove vederla in tv e in streaming- Corriere.it


In Tv: è il secondo match dopo quello delle 11, Caruso-Rublev. ( Sky Sport Uno, anche sull’App Sky Go e Now Tv).

Secondo match dopo Caruso-Rublev sul campo centrale del Country Club, vista mare, prima pietra di una rivalità appesa alla longevità del Djoker, 34 anni (e 18 Slam) il 22 maggio. Jannik, la palla di neve rotolata a valle dalle montagne dell’Alto Adige, viaggia veloce con il vantaggio dell’età (19 anni, 7 mesi, 28 giorni) e con un timing sulle cose straordinario: la generazione degli Immortali si sta esaurendo, Federer è desaparecido, Djokovic e Nadal prima o poi dovranno fare i conti con l’anagrafe. Sinner il predestinato è in agguato. È fresco della finale al Master 1000 di Miami, gioca già in un altro campionato: servizio moda per Gucci, annuncio del logo personale (nota a margine: Federer se lo regalò, come vezzoso business, nel 2008, quando aveva 27 anni e 13 Slam in saccoccia), una manciata di ore per adattarsi al rosso, due rapidi set per sbarazzarsi del primo ostacolo.

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Il record


Cominciare bene contro Djokovic, per la microstoria del torneo di Montecarlo e la macrostoria del tennis, è importante. Jannik e Novak si sono allenati spesso, nel Principato e all’Accademia di Piatti a Bordighera («Non ricordo l’anno della prima volta, ma ero piccolo: infatti dividevo il campo con un altro ragazzo croato, Djokovic palleggiava contro tutti e due» ha detto ieri il barone rosso), lo scorso gennaio ad Adelaide si sono affrontati in esibizione per un set: 6-3 per il Djoker. Che proverà ad applicare all’italiano il trattamento d’urto: quando affronti un giovane emergente, cioé, battilo con il punteggio più severo possibile, se ne ricorderà a lungo (era la vecchia legge di Chris Evert con le avversarie, vale un po’ per tutti i grandi campioni). Ma Sinner non ha paura di nessuno: «Proverò a fare il mio gioco, senza lasciarmi condizionare. Entrerò in campo con una tattica, e la seguirò. L’ho visto giocare spesso alla televisione, ma sarà tutta un’altra cosa. Ho molta voglia di mettermi alla prova con il numero uno del ranking: mi dirà dove sono, cosa funziona e cosa invece devo migliorare».

Visti con gli occhi di Riccardo Piatti, il coach che aiutò il Djoker in gioventù e che oggi siede nell’angolo di Sinner, Novak e Jannik sono gemelli diversi separati alla nascita: «Jannik ha una personalità molto diversa dagli altri. È monotematico: gli piace giocare a tennis, pensa tutto il giorno al tennis. Nei suoi pensieri, il tennis viene prima di tutto. Vive per lo sport che fa, come Djokovic. Il suo modo di ragionare è simile: semplifica tutto, non complica; fa girare la famiglia e l’esistenza intorno a ciò che fa. Jannik l’ho trovato già così: non gli ho imposto niente». Con cinque azzurri al secondo turno ( kappaò un brutto Berrettini fuori forma), Montecarlo è sempre più little Italy. Ma gli occhi sono puntati sul ragazzo prodigio n.22, che oggi va a scuola dal migliore: «Tutta esperienza — sottolinea il coach —. Jannik dovrà imparare tutti i segreti dei giocatori, dei tornei, delle superfici, dei campi, di tutte le palle». La ricreazione è finita.

13 aprile 2021 (modifica il 13 aprile 2021 | 23:36)

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