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“Volevano mettermi in cattiva luce col Papa”

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Non si fermano i veleni che sta producendo l’inchiesta vaticana sul palazzo di Sloane Avenue a Londra. L’ex gestore delle finanze vaticane Enrico Crasso, a quanto apprende l’Adnkronos, ha denunciato per calunnia il banker Gianluigi Torzi, dopo aver appreso il contenuto delle dichiarazioni fatte da Torzi ai magistrati di Oltretevere grazie a una recente sentenza della giustizia inglese. Si tratta della decisione del giudice Baumgartner, Corte della Corona di Southwark, che ha annullato il sequestro disposto a carico di una delle società attraverso le quali Torzi avrebbe ricevuto 15 milioni di euro dalla Segreteria di Stato della Santa Sede per rimettere le mille azioni con diritto di voto della Gutt Sa che di fatto impedivano al Vaticano di disporre dell’immobile di Londra. Una sentenza nella quale il giudice analizza minuziosamente la documentazione presentata dall’Ufficio del promotore di giustizia vaticano e quella presentata dallo stesso Torzi.


Nell’esposto-denuncia depositato nei giorni scorsi all’Ufficio del promotore di giustizia vaticano, Crasso, gestore per ben 27 anni delle finanze della Santa Sede, respinge al mittente punto per punto le accuse di Torzi e si spinge oltre, ipotizzando che l’obiettivo di Torzi e dei suoi sodali fosse quello di sottrargli l’affidamento delle gestioni e che per questo avessero cercato in più occasioni di metterlo in cattiva luce agli occhi del Papa e del Sostituto, Edgar Pena Parra.

In particolare, nella sentenza pronunciata del Giudice Baumgartner vengono citate affermazioni di Torzi relative a minacce che gli sarebbero state rivolte durante l’ormai famoso incontro al Bulgari Hotel di Londra per costringerlo a vendere la gestione di Gutt al Centurion Fund di Crasso. Minacce che, come risulta sempre dalla sentenza inglese, vennero anche riferite al Papa. Crasso sostiene però che il contenuto del colloquio fosse esattamente l’opposto, cosa a suo dire dimostrabile visto che quel colloquio, all’insaputa di Torzi, venne registrato, e quella registrazione è in mano proprio agli inquirenti vaticani.

Crasso inoltre smentisce recisamente le presunte “commissioni” che, secondo il banker, lo stesso Crasso e l’allora funzionario della Segreteria di Stato Fabrizio Tirabassi gli avrebbero chiesto con insistenza, tanto da “perseguitarlo”, e nega anche di aver mai chiesto a Torzi di presentarlo ai suoi clienti, rilevando come fosse stato invece Torzi a chiedergli di investire in un Fondo Nuovo che stava costituendo per la cartolarizzazione di crediti sanitari, ottenendo da lui, però, solo un rifiuto.





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