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Yuan digitale, Pechino centralizza il controllo. Ant Group dovrà separare le attività Alipay



Sfida ad Alibaba e Tencent

Ma le cose cambiano in fretta, e non solo perchè le Bahamas con il loro Sand dollar hanno bruciato lo yuan sul filo di lana arrivando prime alla meta. In questo momento per i vertici di Pechino la moneta digitale si sta rivelando un’arma micidiale per conquistare il regno di Alibaba e Tencent che, da soli, attraverso le piattaforme Alipay e WeChat Pay, hanno il monopolio dei pagamenti digitali.

Oltre alle supermulte dell’Antitrust ci sono le direttive degli enti di controllo, come la Banca centrale che ieri ha imposto ad Ant Group, la fintech che fa capo ad Alibaba di Jack Ma, di rescindere «i legami impropri» con la piattaforma di pagamenti online Alipay. Insomma, il “divorzio” delle piattaforme dal sistema bancario tradizionale perché è in arrivo, per loro, la gestione centralizzata della moneta digitale. Ciononostante ieri in Borsa Alibaba guadagnava circa il 10 per cento. Vale a dire la mossa per dare scacco matto ai giganti dell’e-commerce troppo indipendenti ai quali è imputabile un terzo del Pil cinese. Alibaba & co, infatti, sono stati costretti ad aderire al DCEP attraverso i test pilota insieme ai produttori di telefonini, tra cui Xiaomi, ai POS, agli ATM.

Test in 4 città

Sono partiti test localizzati in almeno quattro città, tra cui Shenzhen e Suzhou, ora però in un contesto geopolitico sempre più complicato – specie sul fronte europeo – i test cinesi si spostano decisamente sui pagamenti cross-border.Un tabù è caduto. La Banca centrale cinese sta testando lo yuan virtuale anche oltre i suoi confini. Ai residenti di Hong Kong è stato permesso di utilizzare durante un’intera giornata la moneta virtuale per effettuare pagamenti nella vicina Shenzhen, facendo leva sulle caratteristiche tipiche delle Free trade zone.

Del resto è comprensibile, l’internazionalizzazione del renmimbi in forma classica segna il passo, ma Pechino non si rassegna e vuol continuare a farne lo strumento principale per sostenere gli scambi commerciali.

Ruolo chiave del renminbi

Ha ricominciato, in piena pandemìa, a tessere la tela, specie in Asia, assicurandosi, ad esempio, che il renminbi possa giocare un ruolo chiave in quel safety net, la rete di sicurezza finanziaria regionale da 240 miliardi di dollari appena entrata in funzione, segnando un passo fondamentale verso l’autosufficienza finanziaria dei Paesi partecipanti che utilizzano valute locali allentando la dipendenza dal dollaro Usa. Cina, Giappone, Corea del Sud e i dieci Paesi Asean, l’anno scorso hanno aggiornato l’accordo CMIM (Chiang Mai Initiative Multilateralization): d’ora in poi le valute locali si affiancano al dollaro in caso di finanziamenti urgenti e, per giunta, con un tetto più alto. Ben 192 miliardi sono addebitabili a Cina, Giappone, Corea del Sud; 48 ai Paesi Asean.



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