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Cuori d’oro Napoli, da Osimhen a Mertens: quanti gesti di solidarietà

Cuori doro Napoli da Osimhen a Mertens quanti gesti di


La mano tesa dell’attaccante nigeriano è solo l’ultimo di tanti gesti di aiuto e solidarietà. L’ambulanza donata dal tecnico, le pizze ai clochard di Dries, le colombe di Insigne per i bimbi dell’ospedale

Uomini d’amore li definiva De Crescenzo-Bellavista, e nella città per eccellenza dell’amore i gesti di solidarietà si moltiplicano ed è bello scoprire come dietro questa mano tesa a chi è caduto e fatica a rialzarsi da solo, ci siano campioni del Napoli osannati sul campo ma che meritano ancora più applausi per l’aiuto agli ultimi, meglio ancora quando avviene lontano dai riflettori, senza ricerca ossessiva dell’immagine che a volte può guastare.

Victor e gli altri

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Ma il cuore di Osimhen dimostra come i social possano essere un mezzo per far del bene, con la ricerca conclusa in un giorno per trovare la ragazza che vendeva acqua per strada, pur avendo una sola gamba. Victor ha sentito per telefono quella donna, connazionale nigeriana, e ora è giusto che il loro rapporto esca dai social per diventare diretto. Anche Lorenzo Insigne è molto attento al disagio della propria città. E nella scorsa primavera, durante il primo lockdown, ha donato 100 mila euro agli ospedali napoletani. Grande attenzione anche per i bimbi ricoverati al Santobono-Pausilipon. Lorenzo non è potuto andare a consegnare di presenza – visto il Covid- le 250 uova di Pasqua donate. E a quel gesto non avrebbe dato pubblicità se non fossero stati gli stessi dirigenti dell’ospedale a chiedere un messaggio video al capitano, per dare un po’ di gioia a quei bambini e alle loro famiglie, clip pubblicata solo sui canali social del nosocomio.

Dries il nottambulo

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Rapido e sfuggente come in campo, Dries Mertens ama la notte di Napoli, la città di cui si è innamorato a prima vista, quando ancora giocava al Psv: bastò una passeggiata al Lungomare. A Dries piace divertirsi ma non dimentica chi certi divertimenti non può permetterseli. E così, specie nelle fredde notti invernali, con cappellino e occhiali scuri perché non vuol farsi riconoscere, compra pizze da asporto che consegna ai clochard: intorno a piazza Garibaldi, piuttosto che sotto i portici delle Gallerie.

La mano tesa di Kalidou

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Koulibaly è un altro campione silente di solidarietà. Nello scorso gennaio è stato “beccato” – e non è la prima volta – a donare giubbotti a lavavetri africani sul viale di Agnano. Il senegalese si tramuta anche fuori dal campo in difensore, dei più piccoli e indifesi. Attività molteplici che spesso porta avanti con l’amico Faouzi Ghoulam. L’algerino, per esempio, giorni fa era in un altro reparto per giovani fragili, per sostenerli psicologicamente prima che si sottoponessero ai vaccini. Gesti semplici, immediati, senza ricerca di pubblicità.

Fare squadra con Ringhio

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Il tecnico Gattuso è per scelta un “asocial” nel senso che non ha profili ufficiali. E se non fosse stato per il sindaco di Corigliano-Rossano, dove è nato nella frazione di Schiavonea, non avremmo mai saputo che ha contribuito a donare un’ambulanza per il suo paese, indispensabile in tempi di pandemia. Il primo cittadino l’ha ringraziato pubblicamente e la notizia è diventata di dominio pubblico. E all’allenatore e ai suoi ragazzi è bastato poco per capirsi e donare oltre 100 mila euro ai dipendenti del Napoli messi in cassa integrazione durante il primo lockdown. Un gesto che ha unito il gruppo nella solidarietà per chi è in difficoltà. E forse non è un caso che dopo quel “far gruppo” a fin di bene sia arrivata, giugno 2020, sia arrivata la vittoria in Coppa Italia. Pensarlo fa bene all’anima.



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