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L’Ocse all’Italia: riforma della Pa necessaria per sfruttare il Recovery Fund

LOcse allItalia riforma della Pa necessaria per sfruttare il Recovery



Diseguaglianze globali

Il rapporto Ocse sottolinea come la crisi economica e sociale innescata dal Covid-19 sia stata esacerbata da difficoltà che si trascinano da tempo, a cominciare dalla bassa crescita della produttività in molti Paesi. La pandemia ha anche messo in risalto le fragilità strutturali nei sistemi sanitari, impreparati af affrontare l’emergenza dopo anni di risparmi, e i buchi nelle reti di assistenza sociale, che hanno esposto molti al rischio povertà. Queste fragilità hanno aumentato i costi della crisi sia nel breve che nel lungo termine, con il rischio di «cicatrici persistenti su crescita, prospettive di lavoro e sostenibilità».

In un circolo vizioso, per effetto della pandemia, le diseguaglianze si sono ampliate, sia tra le diverse economie, che all’interno dei singoli Paesi, come ha già fatto notare l’Fmi nel suo recente World Economic Outlook. Il massiccio ricorso alla digitalizzazione, come risposta alle restrizioni per arginare i contagi, ha reso più evidenti le carenze di formazione, infrastrutture e accesso ai servizi internet, in parte della popolazione, che rischia di restare sempre più indietro.

Lavoro più fluido, ma con cautela

L’Ocse torna a raccomandare mercati del lavoro «più fluidi», «caratterizzati da maggiori cambi di impiego volontari», in modo da ridurre il rischio di disoccupazione di lungo termine e aiutare soprattutto i giovani a trovare posti di qualità, all’altezza della loro formazione. Maggiore fluidità, secondo l’Ocse, può aumentare il potere contrattuale delle persone e ridurre le diseguaglianze salariali.

E tuttavia, sottolinea il rapporto, ridurre le tutele dei lavoratori può avere effetti recessivi in periodi di crisi economica. L’organizzazione rinnova poi l’invito ad abbassare il cuneo fiscale sui redditi da lavoro.

Ripresa verde

L’Ocse sottolinea la necessità di orientare gli investimenti per la ripresa verso modelli produttivi più sostenibili. Il calo iniziale delle emissioni di anidride carbonica, causato dal blocco delle attività economiche e sociali e dalla recessione, «ha avuto vita breve». A dicembre 2020, le emissioni erano già del 2% più alte rispetto a dicembre 2019.



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