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Difesa Juve, la peggiore da 10 anni: i numeri, gli errori, le assenze

Difesa Juve la peggiore da 10 anni i numeri gli


Da sei gare i bianconeri prendono gol, ripresi dall’Inter come squadra meno battuta del campionato: “superato” Sarri, la Signora non ne subiva tanti da dieci anni.

In 30 partite 71 gol, che di media fanno 2,4 a partita. L’attacco più forte del campionato, l’Atalanta, è la prova più severa per la difesa della Juve che, unica certezza a cui si è sempre aggrappata la stagione di Pirlo, di recente qualche scricchiolio l’ha mostrato. Subisce gol da sei partite di fila: fatale col Benevento, quasi col Torino, questa falla ha messo a rischio il risultato col Napoli e creato suspense perfino col Genoa. Così nel frattempo l’Inter l’ha ripresa come difesa meno battuta della Serie A e con le ultime partite c’è stato il sorpasso: Pirlo ha preso più gol (27) di quelli subiti con Sarri allo stesso punto dello scorso campionato (26). Diventando ovviamente il dato peggiore da dieci anni.

Senza Cristiano

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La tenuta difensiva è cruciale per una squadra che non sa vincere partite tirate (solo 2 vittorie su 18 sono arrivate con un gol di scarto). Lo diventa ancora di più nel giorno in cui, davanti, le mancherà il gol di media che segna ogni partita Cristiano Ronaldo: quarto attacco del campionato per gol segnati (61), senza il capocannoniere (che di questi gol ne ha segnati 25, il 41%) la Juventus davanti rischia di ritrovarsi spuntata, ed è alle certezze dietro che ha bisogno di aggrapparsi.

Al completo

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Aiuta, in questo senso, lo svuotamento dell’infermeria: ancora non al top dopo il Covid in Nazionale, il rientro tra i convocati di Leonardo Bonucci e Merih Demiral, a prescindere dal loro impiego, restituisce intanto ad Andrea Pirlo il reparto difensivo al completo con tutti i centrali disponibili insieme, come non succedeva da due mesi (Napoli-Juventus) e come in stagione è successo solo sei volte in 30 giornate di campionato, praticamente solo una partita ogni cinque.

Titolari e gerarchie

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Avere quattro titolari praticamente alla pari per due ruoli è una fortuna per pochi. Ma il bicchiere più che mezzo pieno della profondità diventa un po’ vuoto quando diventa mancanza di certezze. A minarle, anche nelle gerarchie, sono state infortuni, Covid (che hanno impedito soprattutto a Bonucci e De Ligt di giocare ancora di più) e un ricambio generazionale ancora a metà del guado (Chiellini non ha ancora passato il testimone a Demiral). Quello che ha giocato più partite, Bonucci con 29, ne ha giocate solo due terzi, 12° giocatore più impiegato. Quello che ne ha giocate di meno, Chiellini con 19, ne ha giocate quasi metà (44%). Darsi una connotazione definita, e definitiva, è stato impossibile.

Gli errori (degli altri)

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Nei numeri di una difesa ai vertici della Serie A ma non all’altezza del decennio di successi hanno pesato le ingenuità individuali. A partire dai falli da rigore sono costati il pareggio con la Roma a inizio stagione, soprattutto quello con il Crotone, quello che è costato la sconfitta col Napoli e il gol che ha messo in salita il ritorno col Porto. E poi le leggerezze di altri reparti su cui la difesa poco ha potuto: la costruzione dal basso con le papere di Bentancur col Porto e Arthur col Benevento, che già all’andata aveva regalato la palla del pari; i retropassaggi di Kulusevski con la Lazio e il Torino, la persa di Dybala al 5’ di recupero costata il pari con la Lazio. E il buco di Frabotta su Barella con l’Inter. Troppo per la Juve. Eppure in Italia nessuno ha fatto meglio: nonostante tutto, un reparto a cui aggrapparsi.



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