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estradato in Germania dall’Italia, schiva l’ergastolo grazie al reo confesso che arriva all’ultimo- Corriere.it

estradato in Germania dallItalia schiva lergastolo grazie al reo confesso


Sembra la trama di un pazzesco legal thriller ambientato tra Italia e Germania. E invece tutto vero. Con un ergastolo incredibilmente evitato all’ultimo minuto, quando la sentenza stata rivista pochi istanti prima di essere emessa grazie all’arrivo imprevisto del vero colpevole di un omicidio che ha evitato il carcere a vita a un innocente, l’operaio moldavo Seghei Nilov, 61 anni e gli occhi candidi e tristi di un uomo sempre preso a pugni dal destino. A conti fatti, Serghei stato ingiustamente detenuto in gattabuia per 320 giorni. Una sessantina a Vicenza e il resto a Berlino. Il colpo di scena che lo ha scagionato arrivato mercoled mattina in aula giudiziaria, quando Nilov, estradato dall’Italia la scorsa estate e detenuto in Germania in attesa di giudizio, gi pensava che fosse inevitabile il fine pena mai per l’uccisione dell’imprenditore edile Frank Eberl, il 3 marzo 1998, nella capitale tedesca.

Sono venuto sin qui con un biglietto di sola andata

Davanti a Serghei, sul banco dei testimoni sedeva il connazionale Vaeceslav Andrienco, l’uomo che nel 2017 lo aveva inguaiato con la polizia tedesca accusandolo — chiss poi perch tanti anni dopo —, di quel cold case rimasto irrisolto. Le parole di Andrienco, giunto inaspettatamente dalla Gran Bretagna per deporre, hanno spiazzato tutti, giudice, giuria, investigatori, lo stesso Nilov. Sono venuto sin qui con un biglietto di sola andata, sono io l’assassino di Eberl. Una scena impensabile, l’orrore di un ingiusto carcere a vita ribaltato in happy end con l’imputato, sbalordito e incredulo, scarcerato letteralmente all’istante. Venerd c’ stata la sentenza definitiva: Serghei stato assolto con le scuse ufficiali della Corte e della pm che andato addirittura ad abbracciarlo.

Un labirinto processuale da incubo

Con un volo pagato dalle autorit giudiziarie tedesche (che adesso dovranno risarcirlo e indennizzarlo) l’ex imputato sabato mattina tornato nella sua Schio, nel Vicentino, dove questo operaio nato a Petrozavodasc (ex Urss, oggi Moldavia) nel 1961 si rifatto una vita dopo esserci arrivato all’inizio del 2000. Ma la vita strana: e un giorno, di punto in bianco, Serghei, per via del pressing giudiziario tedesco di cui lui era del tutto ignaro, si trovato dentro un labirinto processuale da incubo e se ha schivato l’ingiusta condanna per omicidio solo per un capriccio del destino che, chiss perch, stavolta ha voluto aiutarlo.

Il mandato dell’Interpol e i carabinieri perplessi: ma la legge legge

Ma vediamo come nato il calvario giudiziario di Serghei finito dentro per un primo assaggio di galera durato quaranta giorni esatti. Siamo al 15 aprile 2019 e Nilov in quella data venne liberato dalla Corte d’Appello di Venezia che si accorse di un errore palese nel mandato di arresto— sprovvisto della necessaria domanda di estradizione — giunto dalla Germania il 1 marzo. Dieci striminzite righe in tutto in cui l’Interpol dichiarava che Nilov era da considerarsi un assassino e per questo doveva essere messo al fresco. I carabinieri sono perplessi ma la legge legge. Ed eseguono. La prima carcerazione del moldavo dura per poco, neanche sei settimane, grazie alla magistratura italiana che si accorge della svista tedesca. Ma siamo solo all’inizio. E i guai veri incombono.

L’omicidio Eberl: freddato con tre colpi di pistola

Tornato al lavoro, il moldavo fu accolto a braccia aperte dal titolare e dai suoi colleghi della piccola azienda artigianale in cui era impiegato da molti anni. Nessuno di loro credeva che quest’uomo dal volto segnato dalla vita potesse aver ammazzato Eberl. Questi venne freddato (erano le 16 e 30 del 3 marzo 1998) con tre colpi di pistola. Due alla schiena e uno alla testa. Il costruttore, pap di una bimba che all’epoca aveva cinque anni, era in difficolt finanziarie e per questo avrebbe deciso di cedere la quota della sua impresa a un socio, un inglese, lasciando per alle spalle alcuni debiti che non sarebbe stato in grado di onorare. Quel pomeriggio Eberl avrebbe deciso di chiamare degli operai per tinteggiare l’ufficio che voleva rimettere in ordine prima di andarsene. Ma qualcuno lo fece fuori. Fine della prima parte di questa storia.

Lo strano linguaggio russo-veneto nella piccola azienda

Passano gli anni e Serghei si stabilisce in Veneto, a Schio. Dove si sposa con una donna ucraina e dove trova un impiego alla Brandellero Solai di San Vito di Leguzzano. Il suo datore di lavoro (che ha assunto altri stranieri dell’ex Urss e addirittura uno strano linguaggio — russo frammisto a veneto — la lingua ufficiale in questa azienda specializzata in prefabbricati biosostenibili) assai soddisfatto di lui. Tanto che in passato, quando una delle due figlie di Serghei ebbe un gravissimo problema ai polmoni e dovette farsi operare, l’imprenditore non esit ad anticipare il Tfr al suo dipendente che poi richiam quando la ragazza si ristabil. E nel 2018, quando l’altra figlia mor per un incidente assurdo e drammatico ruzzolando dalle scale, a Serghei diede un permesso straordinario per organizzare i funerali della ragazza in Moldavia.

Luglio 2020: nuovo mandato d’arresto

Ma l’insistenza delle autorit giudiziarie tedesche resta asfissiante nonostante la strenua resistenza degli avvocati Claudio Mondin e Matteo De Meo, i difensori dell’operaio. Ed ecco che nel luglio 2020 arriva un nuovo mandato d’arresto. Serghei non pensa certo a scappare, un uomo perbene, lo sanno tutti. Non si oppone all’ineluttabilit della legge, forse considera tutto questo un’ennesima e incomprensibile avversit che gli presenta la vita a cui non pu sfuggire. Come del resto nulla pot fare contro il destino che gli impose la morte della figlia. Ed eccolo dunque nuovamente in cella a Vicenza. Dove resta sino a fine luglio quando poi da Berlino arriva la mazzata finale dell’estradizione.

Gli avvocati De Meo e Mondin, decisivi

De Meo e Mondin non si arrendono, hanno a cuore la sorte di Serghei. Contattano due valenti colleghi in Germania, Josipa Salm-Francki e Frank Zindler. I quali si leggono tutti i faldoni del cold case cercando di tutelare in ogni modo il moldavo nel processo avviato nello scorso gennaio. Hanno l’intuizione di contattare Andrienco che vive in Gran Bretagna. lui che nel 2017 ha fatto riaprire il caso — ancora non si sa esattamente perch — incolpando del delitto Serghei che effettivamente aveva lavorato con Eberl qualche tempo dopo il crollo del Muro. Faceva il muratore e come tanti suoi connazionali lavoravamo in nero nei cantieri — raccont per bocca di Mondin e De Meo —. Il contratto regolare l’ho trovato poi, in Italia.

Il teste dalla Gran Bretagna arriver?

I due avvocati tedeschi vorrebbero controinterrogare Andrienco con asprezza e fare emergere quel che secondo loro non torna in quell’accusa presa per vera con troppa leggerezza dagli investigatori berlinesi. Ma non credono nemmeno molto all’ipotesi che l’uomo lasci davvero la Gran Bretagna per testimoniare. Invece questi parte. E a sorpresa, prima ancora di essere ascoltato dalle parti, depone e scagiona Serghei: Sono io l’assassino.

Il ritorno verso Schio, verso l’Italia, verso la libert

Ma perch Andrienco avrebbe ammazzato l’imprenditore? A ordinargli l’omicidio sarebbe stato l’altro socio, quello di origine inglese, entrato in conflitto con Eberl per quegli interessi spiccioli. La prima volta avevo detto di no. La seconda volta ho invece accettato ammette in aula. Stavolta le autorit giudiziarie tedesche fanno le cose per bene, con scrupolo. Ad ascoltare la deposizione di Andrienco c’ anche uno psichiatra. Che d subito l’assicurazione: Quell’uomo non matto. Se si incolpato vuol dire che davvero l’assassino. Il resto un happy end da legal thriller epocale: le scuse del giudice, della pubblica accusa, la polizia che scorta il moldavo in aeroporto. E il ritorno verso Schio. Verso l’Italia. Verso la libert. S, almeno stavolta il destino ha voluto bene a Serghei.

18 aprile 2021 (modifica il 18 aprile 2021 | 14:54)

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