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George Floyd, i fantasmi razzisti del passato respinti dalla sentenza

George Floyd i fantasmi razzisti del passato respinti dalla sentenza
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“Mi mancherà molto, ma so che adesso è storia. È un bel giorno per essere un Floyd “ha detto Terrence Floyd, il fratello di George non appena il giudice Peter Cahill ha letto il verdetto che accusa di tre capi di omicidio l’agente di polizia Derek Chauvin. La gioia è esplosa in una città che aveva preparato tutto ma che nonostante la gioia di una giusta condanna che sarà dai 10 ai 40 anni si fa ancora domande.

“Quanti altri poliziotti non sono stati puniti prima?”, si chiedono in molti. Senza le immagini dell’agonia di George Floyd sotto il ginocchio di Chauvin, il verdetto non sarebbe stato possibile. “Altre volte pur con le immagini della polizia non si è riusciti ad avere giustizia” è l’opinione di tanti cittadini di Minneapolis e non solo.

Nonostante ciò tutti sono convinti, compreso il presidente Joe Biden, che questo processo costituirà un precedente per i futuri casi di brutalità della polizia.

Il processo a Chauvin, ma pure i successivi ai tre agenti accusati in di concorso in omicidio rappresentano un vero riscatto dei conti passati e soprattutto un passo avanti sulla via della piena giustizia razziale. “Se Floyd fosse stato bianco-è l’opinione comune-Chauvin non solo avrebbe rimosso il ginocchio dal collo molto prima, ma molto probabilmente non lo avrebbe nemmeno messo sul collo”.

A seguito del verdetto, la gente ha celebrato, in quella che ora è chiamata George Floyd Plaza, all’incrocio di fronte al negozio Cup Foods dove è morto.

Ma il caso ha riaperto vecchie ferite di un’ America in parte ancora razzista. A Los Angeles, ad esempio, dove è ritornato il fantasma di Rodney King, un afroamericano picchiato senza pietà nel 1991 da quattro agenti di polizia, tre dei quali bianchi, fermato per eccesso di velocità. Poliziotti assolti nel 1992 da una giuria dove non c’era un solo nero. E quello di Rodney non era l’unico fantasma di morti per mano della polizia.

Ma la sentenza di oggi è un buon inizio che fa ben sperare per il futuro. Sono in tanti quelli che sperano che, d’ora in poi, la polizia cominci a trattare le persone di colore che arrestano con rispetto e dignità.

Per evitare le critiche generate dalle mele marce presenti nel corpo e a seguito dell’omicidio di George Floyd a Minneapolis, i dipartimenti di polizia di tutta l’America hanno adottato nuove politiche volte a ridurre l’uso della forza. È stata una trasformazione operativa che ha richiesto collaborazione e dialogo con li eader locali, i rappresentanti religiosi e le associazioni di quartiere e comunità.

Più luci che ombre quindi nella sentenza di ieri. Ombre perchè ancora rimangono molte ingiustizie, di secoli fa.

Ma anche se questa è solo la punta dell’iceberg si comincia a vedere un po’ di luce in fondo al tunnel del razzismo di molta polizia americana. Una richiesta di tante persone di buona volontà di colore e non solo.





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