Un giorno per la terra la sfida della crescita verde

Un giorno per la terra: la sfida della crescita verde


Quali sono gli interventi sostenibili? Il centro ricerche Ref di Milano ha appena chiuso una ricerca (il position paper numero 178) sulla decarbonizzazione totale delineata dall’Agenzia internazionale dell’energia.
Secondo gli analisti del Ref, se si studiano le previsioni dell’agenzia parigina si può capire che il 27% della decarbonizzazione verrà dalla produzione di elettricità da fonti rinnovabili, il 20% dall’efficienza energetica, un altro 20% dall’elettrificazione degli usi finali (per esempio, riscaldare e cuocere con l’elettricità invece che con il gas), il 15% dalla cattura delle emissioni di CO2, il 6% dall’idrogeno verde e blu, il 12% dalle bioenergie sostenibili.

L’Environmental Defense Fund, un’organizzazione internazionale non governativa che sta studiando con attenzione la transizione energetica, ha deciso di analizzare il fenomeno delle dispersioni fuggitive di metano, il quale ha una capacità di riscaldamento del clima decine di volte superiore all’anidride carbonica.
Attraverso la sua controllata MethaneSat, l’Edf ha firmato un accordo con l’azienda aerospaziale statunitense SpaceX del vulcanico Elon Musk per lanciare in orbita fra un anno e mezzo un satellite capace di scoprire i punti in cui il metano sfugge da gasdotti, flange, guarnizioni industriali, giacimenti mal gestiti, stoccaggi, valvole. Un altro tema, presentato da Edf in occasione di un webinar organizzato dagli Amici della Terra (associazione ecologista attenta al tema delle emissioni fuggitive di metano), è quello degli strumenti di mercato capaci di ridurre le emissioni di metano dalla filiera del gas e Julius Ecke ha presentato uno studio di Enervis sui potenziali effetti e vantaggi nell’imporre un prezzo per le emissioni di metano upstream, sia prodotte internamente che importate dai paesi fornitori. Secondo il rapporto, far pagare un prezzo per le emissioni di metano upstream associate al gas naturale che entra nell’Ue potrebbe ridurre tali emissioni fino all’80%.

Una tassonomia contro i millantatori

Gli studi di Cerved, Ref, Edf, Amici della Terra dicono che bisogna saper leggere bene quali investimenti aiutano l’ambiente e quali no. Catturare la CO2, l’energia nucleare che non emette anidride carbonica, sostituire l’inefficiente e inquinante carbone con il più efficiente e meno inquinante metano apportano un miglioramento dell’ambiente o un beneficio economico e sociale alla collettività? Sicuramente. Ma dipende dalle condizioni in cui ciò avviene; dipende dalla qualità delle condutture che portano il metano senza disperderlo nell’aria, dal modo in cui si usano le biomasse, dalla tecnologia nucleare adottata, dalla gestione delle fonti rinnovabili e così via.
Un esempio per tutti: da tempo vengono denunciati i casi di abbattimenti di aree boschive per istallare distese di pannelli fotovoltaici, casi in cui il beneficio ambientale è difficile da dimostrare.

Per questo motivo l’Europa sta lavorando sulla “tassonomia”, cioè i criteri per poter distinguere quali investimenti rientrano nei progetti europei di uscita dalla crisi sanitaria ed economica.

Poiché i mercati e i grandi flussi finanziari esigono una certificazione di sostenibilità degli investimenti cui si rivolgono, ogni progetto vanta grandissime virtù ambientali. Ma sono vere virtù o sono millanterie? Quando il metano, il nucleare, le rinnovabili, le bioenergie, l’idrogeno apportano un beneficio ambientale, quando invece non portano benefici sostenibili ma almeno non arrecanno danni, e quando invece sono un danno all’ambiente o un danno alla società umana? Sono le domande del dibattito verde dei prossimi anni.


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